AREA SACRA AD AFRODITE
Fermandosi sulla scarpata a cui si accede immediatamente varcato il cancello dell’area archeologica, si possono individuare perfettamente i due bracci monte-mare dell’edificio religioso detto “stoà ad U”, con la sequenza di ambienti delimitati da muretti in ciottoli e blocchetti di calcare, ben conservati nell’ampliamento di metà del VI sec. a.C., più lacunosi in quello originario della fine del VII. Scendendo nell’ampio cortile centrale, mentre non vi è traccia sul terreno delle quasi quattrocento piccole fosse votive individuate, si scorgono due strutture: una fornace in funzione prima che la stoà fosse ampliata sino a quel punto e, più a monte, un piccolo edificio di età romano-tardo imperiale. Proseguendo oltre, l’area risulta attraversata dal vespaio di fondazione delle mura ellenistiche (contraddistinto dalla presenza di rocchi di colonna di reimpiego), superato il quale compare un muretto di tegole con orientamento sensibilmente diverso dagli altri: esso rappresenta il piano di spiccato per un muro in mattone crudo di chiusura a monte della struttura che nella seconda metà del IV sec. sostituisce la "stoà ad U", detta stoà ad avancorpi perché presenta su entrambe le estremità due corti bracci aggettanti verso il mare. Tra questa struttura e le mura sono presenti sia i resti del muro di fondo del portico che chiudeva a monte la stoà, sia una doppia fila di basamenti di pietre legate da malta - quella più a monte sovrapposta alle mura di cinta - pertinenti ad un probabile edificio a destinazione agricola di età romana imperiale o tardo-antica.