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Esplorazione virtuale
Panoramica dall'alto dell'abitato di Centocamere da sud

L'ABITATO DI CENTOCAMERE

Dopo aver oltrepassato la “stoà ad U” e superato tramite una passerella le mura, si possono costeggiare queste ultime camminando nello spazio vuoto che le separa dalla fronte verso mare dell’abitato. Gli isolati di questo settore sono il risultato di un’occupazione successiva all’originario impianto, determinata forse da una crescita demografica, e risultano irregolari, perché divisi da stenopoi, strette strade monte-mare, non ortogonali alla plateia, la grande strada a monte, non della stessa larghezza e neppure ad una distanza costante.

Nel primo isolato è visibile un interessante ambitus, una stretta intercapedine (circa mezzo m) che segnava il confine fra due proprietà, fungendo da canalizzazione per le acque piovane che grondavano dai tetti delle case. Tale funzione era agevolata dalla presenza di un tubo in terracotta, mentre le tegole disposte verticalmente proteggevano le pareti dell’edificio dall’umidità.

Procedendo oltre, si incontra uno stenopos eccezionalmente largo 6 m invece dei canonici 4, in quanto funzionale al collegamento con la porta monumentale del propileo che gli sta innanzi.

Il settore Ovest di scavo presenta una serie di fornaci, fra le quali una delle più grandi e meglio conservate di Locri, protetta da una tettoia. La struttura circolare, di circa 3,80 m di diametro, rappresenta la camera di cottura, definita da un circolo di mattoni crudi che durante il funzionamento si sono cotti assumendo la caratteristica colorazione rossastra. All’interno compare il piano forato su cui erano poggiati i materiali, mentra al di sopra si deve immaginare una cupola mobile montata e smontata ad ogni ciclo di cottura.

Inoltrandosi nell’ultimo isolato si incontrano altri elementi interessanti: un pozzo, un gruppo di pithoi, contenitori per derrate alimentari, ed un’ara, altare, in pietra.

Ritornando indietro, si può imboccare lo stenopos davanti al propileo e giungere alla plateia, la grande arteria che collegava l’abitato al santuario di Marasà. Larga circa 14 m, si può forse immaginare parzialmente occupata ai lati da tettoie o portichetti delle case che vi si affacciavano, e quindi un poco più stretta.

Il primo isolato che si incontra a monte si caratterizza per il fatto di essere bipartito non dall’intercapedine dell’ambitus, ma da un lungo muro continuo.

Le planimetrie delle singole case non sono facili da cogliere sul terreno, perché si conservano a quote diverse le fondazioni delle molteplici fasi edilizie; tuttavia si possono cogliere ampi spazi, i cortili, attorno cui si disponevano i vari vani di molteplici funzioni.

Sul terreno è ben percettibile la fase di seconda metà del III sec. a.C., ma di una fase precedente di circa cinquantanni, che vede l’area interessata da estesi impianti artigianali per la lavorazione dell’argilla, rimangono i resti delle fornaci, ben visibili anche nell’isolato successivo.

Anche gli isolati a valle presentano interessanti strutture, fra le quali degna di nota è una follonica, un impianto per la tintura dei tessuti incentrata da tre vasche circolari comunicanti.

Per ritornare si può imboccare lo stenopos che prosegue quello di divisione fra i due isolati succitati, notando sulla fronte sinistra dei vani che, per la loro distribuzione planimetrica, sembrano essere pertinenti a botteghe. Allo sbocco della strada, affiorano le spallette, orientate diversamente dalle restanti strutture, di una tomba a fossa impiantata in età tardo antica quando l’area era stata abbandonata.

 

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