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Magna Graecia

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Cartina della Calabria

LA CITTA' ROMANA

 

L’area archeologica di contrada Petrara.  Al centro della città romana sorge un edificio a pianta rettangolare allungata (36,70 x 110 m), costruito nel I sec. d.C. al di sopra degli isolati greci e dell’arteria greca, la plateia, che scendeva dalle colline al settore costiero di Centocamere. L’acceso avveniva da una grande strada nord-sud ed era garantito da un ingresso monumentale, inquadrato da lesene, dotato di gradinata, in quanto l'area interna, scoperta, risultava sopraelevata di circa 2 m rispetto al terreno circostante.

Sul lato opposto della strada è ubicato un altro piccolo edificio pubblico a pianta quadrata absidata, ancora oggetto di indagine; vi è stata ritrovata la statua-ritratto in marmo del "togato di Petrara" (I sec. d.C.), forse la statua onoraria di un magistrato del municipium locrese, alta circa m 2,30 ma spezzata in tre parti al momento dell'abbandono dell'area nel IV-V sec. d.C.

Un altro nucleo di edifici di età imperiale avanzata (III-IV sec. d.C.) è venuto in luce lungo una piccola strada monte-mare corrispondente ad uno stenopos dell’impianto urbanistico greco: si tratta verso nord di un complesso evolutosi in un impianto termale, verso sud di una grande abitazione privata.

 

L’area archeologica presso il casino Macrì. Il casino Macrì è una residenza padronale edificata alla metà dell’800 dalla famiglia Macrì su ruderi di età romana, riutilizzati per il piano terreno costituito da magazzini, su cui furono elevati ex-novo due piani. Annessi vi erano, disposti attorno ad un’aia centrale, piccole case coloniche, ricoveri per animali e strutture di servizio, costruiti sempre al di sopra di resti antichi. L’edificio padronale fu abbandonato prima del 1940, mentre alcune case coloniche erano ancora abitate fino agli anni ’90.

I lavori connessi al recupero e alla ristrutturazione dell’edificio per trasformarlo in una sede museale hanno permesso la comprensione dei resti antichi, riconducibili ad un grande edificio termale romano a destinazione pubblica di circa 1260 mq, con murature in opera cementizia e paramenti in laterizi. La sua costruzione ebbe inizio nel II sec. d.C. ma non giunse a termine, circostanza che si deduce dalla mancanza di elementi della copertura, di impianti e di finiture. Mai entrato in uso, fu, dunque, abbandonata definitivamente nel V sec. d.C., quando gli si sovrappose un’area cimiteriale connessa ad un piccolo insediamento fiorente sino al  X secolo d.C.

L’edificio termale era prospiciente la plateia greca che dalla collina scendeva alla zona costiera, e orientato conformemente ad essa. Un corridoio forse porticato dava accesso ad ambienti di servizio (tra cui una latrina, visitabile all’interno dell’edificio moderno a sinistra dell’aia), alcuni dei quali in comunicazione con una grande sala centrale (attualmente sotto il cortile della masseria), il frigidarium dotato di vasche per bagni freddi. Da qui, attraverso un grande arco, ancora visibile nella facciata ottocentesca dell’edificio padronale, si accedeva al nucleo di vani del tepidarium e calidarium, con vasche per bagni caldi. All’esterno erano presenti vani seminterrati per i forni finalizzati al riscaldamento degli ambienti.

Alcuni saggi di scavo nell’area hanno permesso l’individuazione di muri di età greca (dal V al I secolo a.C.), pertinenti a case affacciate su due strade rettilinee e parallele, larghe circa 4 metri, nella linea di prosecuzione di due stenopoi dell’impianto urbanistico greco intercettati nell’abitato costiero di Centocamere. 

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