Sistema Museale Virtuale della

Magna Graecia

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Vetrine

SALA 4

 

La sala 4 ospita i reperti relativi alla necropoli occidentale. La necropoli di Hipponion, ubicata in un settore immediatamente ad Ovest dello spazio urbano, è stata esplorata a partire dalla fine degli anni ’60 in occasione di interventi di edilizia pubblica e privata, tanto che i vari settori sono convenzionalmente indicati con il nome del cantiere ove sono emersi (I.N.A.M., Barbuto, Muschella, Salesiani…). Sono emerse circo 900 tombe che coprono un ampio arco cronologico, dalla deduzione della colonia alla fine del VII sec. a.C. alla conquista da parte dei Brettii alla fine del IV sec. a.C. sino alla fondazione della colonia romana nel II sec. a.C. Le tombe sono sempre esterne alla cinta muraria, secondo la consuetudine dei Greci di tenere nettamente distinta la città dei vivi da quella dei morti: il settore di necropoli che risulta all’interno delle mura urbiche in realtà non lo fu mai perché tale tratto di mura venne edificato a seguito dell’ampliarsi dello spazio urbano nel corso del IV sec. a.C., e da quel momento si smise di seppellire in quella zona sfruttando la località Piercastello-Lacquari.

Il rito più diffuso era l’inumazione, con il defunto posto supino entro fosse terragne talvolta protette da tegole disposte a formare una "cassa" parallelepipeda o una sorta di tettuccio a doppio spiovente ("alla cappuccina") o ancora rivestite di laterizi concavi a formare una "vasca". Meno diffuso e presente nelle tombe più antiche tra fine VII e VI sec. a.C. e in quelle di IV sec. a.C. è il rito dell’incinerazione, primaria, con il rogo praticato direttamente entro la fossa, o secondaria, con le ossa combuste raccolte entro un vaso cinerario.

Rari sono i casi di materiale sparso all’esterno della tomba, mentre è attestato, ma solo nel 50% delle tombe, la presenza di un corredo accanto al defunto. Sono poco frequenti i corredi di una certa entità, e per lo più non sono connessi a tombe architettonicamente impegnative. Uno dei più consistenti è quello della tomba 181 in proprietà Salesiani, una semplice fossa scavata sulla nuda terra con la defunta accompagnata da ben 13 lekythoi per olio di produzione attica a figure nere, un unguentario in pasta vitrea di produzione fenicia, dei monili d’argento, un peso da telaio ed una lucerna (simbolicamente atta a garantire la luce durante il viaggio verso l’aldilà).

Nella sala 4 accanto ai reperti rinvenuti in occasione di indagini archeologiche, sono presenti interessanti oggetti confluiti nel corso dell’Ottocento nelle collezioni di famiglie di notabili locali, in seguito giunte in Museo come donazioni o in deposito.

Di particolare prestigio è la collezione del conte Vito Capialbi (1790-1853), illustre studioso vibonese: vi si annoverano terrecotte figurate e architettoniche, ceramiche e soprattutto una significativa raccolta numismatica.

 

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