LAOS
Laos è ricordata dalle fonti letterarie come fondazione sul Tirreno da parte dei Sibariti esuli dopo la distruzione della loro città da parte di Crotone nel 510 a.C. Sempre le fonti attestano che agli inizi del IV secolo a.C. la città era stata occupata dai Lucani, ai quali va ascritto l’abitato rinvenuto dagli archeologi nella frazione di S. Maria del Cedro di S. Bartolo di Marcellina, a circa 8 Km a sud di Scalea, frequentato a partire dalla seconda metà del IV sino a tutto il secolo successivo.
Il Museo di Reggio ospita l’intero corredo - circa un centinaio di oggetti - di una tomba a camera rinvenuta nel 1963 presso la necropoli annessa a tale abitato; databile nel decennio 330-320 a.C., apparteneva ad un eminente membro dell’aristocrazia guerriera lucana, sepolto insieme alla compagna.
Il nucleo più rilevante è rappresentato dalle armi da parata in bronzo: elmo frigio con cresta, corazza bivalve con decorazione figurata a sbalzo, cinturone con decorazione applicata in lamina d’argento e schinieri. Mentre uno sperone ed un morso equino indicano un’attività guerresca praticata nella cavalleria – sembrerebbe, del resto, che nella tomba vi fossero i resti di un cavallo -, altri tre cinturoni sono da interpretare come il frutto di un bottino strappato ai nemici. I vasi connessi al guerriero sono quelli funzionali al simposio, la pratica del consumo di vino svolta nell’ambito delle consorterie aristocratiche e pertanto tale da simboleggiare la posizione sociale del defunto. Il simposio sembra anche richiamato dallo splendido diadema in oro con rosette, il quale, oltre alle corone indossate durante i banchetti, potrebbe anche richiamare quelle donate in premio agli atleti vittoriosi, assurgendo a simbolo dell’attività atletica, anch’essa appannaggio degli aristocratici e attestata, nella tomba, da due strigili, strumenti arcuati per la detersione dall’olio e dal sudore. L’individuo di sesso femminile risulta accompagnato da vasellame e strumenti funzionali alla cosmesi, consistente nel truccarsi, acconciarsi ed adornarsi di monili. Atri recipienti richiamano la sfera nuziale e le attività domestiche. Si segnala, infine, una defixio, cioè una laminetta in piombo recante iscritte, in caratteri greci ma in lingua osca, delle invettive rivolte a magistrati della città lucana.