Sistema Museale Virtuale della

Magna Graecia

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Reperti
Aryballos
Contenitore per unguenti configurato a lepre morta
Recumbente con corno potorio
Statua di dea seduta in trono
Contenitore per unguenti configurato a sirena
Piccolo altare (arula)
Frammento di anfora a figure nere
Kylix
Testa femminile
Pinax scena rapimento
Pinax Persefone e Hades
Pinax ricevimento
Pinax fanciulla
Base di specchio configurata a fanciulla
Modellini votiva di frutta
Antefissa a testa femminile
Esplorazione virtuale
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Sala 9

SALE 8-10 - LOCRI EPIZEFIRI, IL SANTUARIO DELLA MANNELLA

 

Il Museo di Reggio Calabria ospita una vasta campionatura dei reperti dal celebre Persephoneion locrese, il santuario di Persefone identificato nel vallone ai piedi della collina della Mannella. Si tratta di ex-voto donati alla dea e poi scaricati in una stipe a seguito di una ristrutturazione dell’area; si datano soprattutto nel VI e nel V sec. a.C., ma materiali più antichi indicano una precoce frequentazione del santuario, così come altri reperti dalla Mannella attestano una fase di vita successiva alla creazione della stipe sino al III sec. a.C.
Nelle vetrine 30, 31, 33 compaiono ceramiche e terrecotte del VI sec. a.C., importate dai principali centri greci, anche quelli fioriti lungo le coste del
Mediterraneo orientale, oppure realizzati localmente su ispirazione di questi.
Nella vetrina 32 sono esposti gli ex-voto in bronzo, non solo parti di vasi, ma anche armi, a testimonianza di un culto di Persefone come dea della guerra.
La vetrina 34 ospita le statuette fittili dette «a leggio» per la forte schematizzazione del torace; le vetrine 37-38 le protomi, rappresentazioni di volti femminili
isolati dal corpo. Altri interessanti votivi in terracotta sono i grandi contenitori per unguenti profumati conformati a sirena della vetrina 35.
La vetrine 36 è dedicata alla ceramica prodotta ad Atene nella tecnica a figure nere, utilizzata anche in Magna Grecia nella cosiddetta ceramica calcidese,
prodotta con ogni probabilità a Reggio. La produzione dei pittori dell’Attica “pionieri” della tecnica a figure rosse è documentata dai frammenti della vetrina 41, mentre quella dei pittori della stessa tecnica ormai affermata lo è nelle vetrine 57-59 della Sala successiva retrostanti le bacheche dei pinakes.
I pinakes sono “quadretti” in terracotta realizzati a matrice e arricchiti da una vivace policromia, recanti a rilievo scene connesse al mito di Persefone e ai rituali
del culto tributato alla dea nel santuario della Mannella; grazie ai circa 6000 frammenti recuperati  sono stati riconosciuti più di 170 tipi di scene.

Economicamente alla portata di tutti, essi erano donati, in special modo, dalle fanciulle in procinto di sposarsi, con l’intento di garantirsi la protezione di Persefone in questo fondamentale momento di transizione. Nel santuario erano appesi alle pareti dei piccoli edifici cultuali e forse anche agli alberi del recinto sacro; al momento della creazione della stipe furono spezzati ritualmente onde evitarne un sacrilego reimpiego.
Le vetrine lungo le pareti offrono esempi della produzione artistica locrese di V sec. a.C. ed oltre: si segnala la presenza di specchi in bronzo (vetrina 42); di
riproduzioni in terracotta di fiori, frutta, ortaggi e animali - da interpretarsi come sostituti simbolici delle offerte in natura - (vetrina 43); di tipi coroplastici databili al momento della chiusura della stipe o successivamente (vetrine 61-62). Di particolare interesse sono le antefisse fittili, destinate a chiudere i coppi sul ciglio del tetto creando un motivo decorativo, le quali testimoniano la presenza di piccoli edifici in uso per tutto il IV sec. a.C. e anche nel secolo successivo (vetrine 62).

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