Sistema Museale Virtuale della

Magna Graecia

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Reperti
Piccolo altare (arula)
Lekythos a figure nere
Lekythos a figure rosse
Strigili
Halter
Lekane
Specchio con manico decorato con figura di Sirena
Specchio con manico decorato con scena
Specchio con base configurata ad efebo
Schiaccianoci
Manico di ventaglio
Cratere a figure rosse con figura femminile
Cratere a figure rosse con scena
Modellino di biga
Vaso per unguenti
Esplorazione virtuale
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Sala 6

SALE 6-7 - LOCRI EPIZEFIRI, LA NECROPOLI DI LUCIFERO

 

Le sale 6 e 7 sono dedicate alla necropoli meglio nota di Locri, quella  di contrada Lucifero, nella quale Orsi individuò circa 1700 tombe, databili lungo tutto il periodo di vita della colonia, con una particolare concentrazione di tombe esplorate risalenti al V e al IV sec. a.C.
Il corredo funebre veniva posto parte all’interno della tomba e parte all’esterno, spesso frantumando ritualmente o rendendo inservibile gli oggetti, per evitarne un trafugamento ed un riuso sacrilego.
Al di sopra delle tombe non era comune collocare segnacoli in pietra, ma, forse, la presenza di esse era segnalata da vasi e dalle arule, piccoli altari in terracotta recanti sui lati lunghi una decorazione a rilievo realizzata a matrice.
I materiali ceramici più antichi sono importati da Corinto e dal mondo greco-orientale; a partire dalla fine del VI sec. a.C. si impongono le ceramiche dell’Attica, la regione di Atene, nella tecnica a figure nere, poi soppiantata da quella a figure rosse. Si tratta spesso di oggetti di prestigio, cui era affidato il compito di testimoniare il livello sociale ed economico raggiunto in vita dal defunto.
Sono frequenti i contenitori di unguenti profumati ed oli, usati per la toeletta, nella pratica sportiva e nel rituale funerario.
I corredi maschili contengono per lo più vasi da banchetto, il momento centrale della vita associativa degli uomini greci: crateri per mescere il vino con l’acqua, vasi per attingere, coppe per bere. Simbolo prettamente maschile erano gli strumenti dell’attività sportiva, praticata per raggiungere l’ideale di perfezione che consisteva in intelligenza congiunta a prestanza fisica. Si segnalano gli strigili, strumenti ricurvi in bronzo che gli atleti usavano per detergersi dopo l’attività, praticata in terreni sabbiosi con il corpo unto di olio. Degno di nota è un halter in piombo, peso sagomato che, usato in coppia, migliorava la prestazione nel salto.
I corredi femminili presentano oggetti di ornamento personale, quali anelli, bracciali, collane, orecchini, fibule (spille) per gli abiti, realizzati in metallo (argento e bronzo), in pasta vitrea o in avorio. Il vasellame è connesso alla cosmesi e funzionale a contere unguenti profumati e trucchi o custodire gioielli. Di particolare rilevanza sono gli specchi in bronzo, prodotti in loco, costituiti da un disco lucidato in modo da riflettere e da un’impugnatura semplice ma spesso ornata da decorazioni o addirittura configurata a statuetta. Fra le decorazioni di maggior impatto ci sono quelle a giorno, fra cui una figura di Sirena ed una scena complessa con Elettra che, seduta presso la tomba del padre Agamennone, stringe tra le braccia l’urna con quelle che lei crede le ceneri del fratello Oreste. I sostegni a figura umana compaiono già a partire dalla seconda metà del VI sec. a.C. con i tipi dei kouroi, giovani nudi, e delle korai, fanciulle ammantate in atteggiamento di offerea; gli esemplari di V sec. a.C. contemplano, fra l’altro, un atleta nudo ed un efebo ammantato. Queste statuette sono fondamentali per ricostruire, in assenza di originali, l’arte statuaria coeva cui si ispiravano i bronzisti. A questi ultimi vanno anche ascritti altri oggetti di vario utilizzo, fra i quali un curioso schiaccianoci in bronzo conformato ad avambracci.
Fra i reperti da tombe femminili si ricordano un manico a figura femminile, in avorio con tracce di doratura, forse pertinente ad un ventaglio, ed un fuso in avorio, documento dell’importanza della tessitura cui attendevano anche le donne aristocratiche.
Eccezionale risulta, infine, la raffigurazione di una giovane donna con uno strigile in mano, in un ambiente caratterizzato come palestra, su un cratere a figure rosse di fabbrica italiota attribuito al Pittore di Locri: esso sembra testimoniare un’apertura al mondo femminile della pratica sportiva, che in Grecia è esclusiva degli uomini.
I corredi infantili presentano oggetti in forma miniaturistica o giocattoli, come la biga in bronzo e le bamboline in terracotta con arti snodabili.
Nelle vetrine compaiono spesso astragali, ossa dell’articolazione della caviglia di animali vari utilizzati per giocarvi come ai dadi e per predire il futuro, e forse deposti attorno al defunto con un intento magico di proteggerlo.
Oltre alle terrecotte figurate, inserite nel corredo solo a partire dal IV sec. a.C., è interessante un vaso plastico a menade danzante, di cui è ancora leggibile l’originaria policromia.

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