SALA 13 - LOCRI EPIZEFIRI, IL SANTUARIO DI GROTTA CARUSO
Fra i materiali votivi più interessanti dal santuario di Grotta Caruso, sede di un culto fiorito in età ellenistica attorno ad una sorgente d’acqua, vi sono i modellini in terracotta di ninfei (vetrine 73-74), rappresentati come grotte o naturali o modificate artificialmente in modo da assumere l’aspetto di fontane monumentali. E’ possibile che questi modellini fossero in qualche caso utilizzati per riprodurre i riti di libagione che si svolgevano nel santuario a scopo propiziatorio.
La classe più attestata di ex-voto fittili è, tuttavia, quella delle erme con la rappresentazione delle tre teste di ninfe venerate nel santuario, a sormontare una placchetta liscia od occupata da decorazioni a rilievo quali un tirso, figure del corteggio dionisiaco o un toro a testa umana ora barbata, ora imberbe, identificati l’uno con il dio fluviale Acheloo, l’altro con l’atleta locrese plurivincitore alle Olimpiadi Euthymos, venerato anch’esso dopo la sua morte come divinità fluviale (vetrina 75).
Numerose sono anche le statuette femminili sedute, la cui nudità le ha fatte associare ad Afrodite (vetrina 77), come pure i piccoli busti femminili, immagini simboliche di Persefone nel suo ciclico risorgere dall’Oltretomba a riportare in terra la primavera (vetrina 77).
Nutrito è il gruppo di statuette che si possono ricollegare a Dioniso: personaggi del suo corteo (Sileno, Pan, le Menadi), attori comici - richiamo alle rappresentazioni teatrali che in Grecia rientravano nelle celebrazioni in onore di tale dio -, suonatori e danzatrici (vetrina 78).
La vetrina 76 è, infine, dedicata ad una classe fittile particolarmente diffusa in età ellenistica in tutto il bacino del Mediterraneo, quella delle «Tanagrine», figure femminili in atteggiamenti flessuosi con abiti riccamente drappeggiati ed elaborate acconciature, che sono forse da interpretare, almeno in qualche caso, come immagini di devote.
La vetrina 79 ospita alcune statuette da un deposito votivo emerso durante gli scavi del 1941-1942 di P. E. Arias sui c.d. "Piani Caruso" sovrastanti il santuario di Grotta Caruso ma all’interno della cinta muraria locrese. I materiali, databili dalla fine del VI a.C. sino alla prima metà del IV sec. a.C., sembrano connessi ad un culto delle divinità dell’Oltretomba.