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ROSARNO, OPPIDO MAMERTINA E SCILLA

 

ROSARNO

La storia di Rosarno è legata a quella di Medma, subcolonia di Locri Epizefiri, sulle cui rovine sorse l'attuale città. Alla fine del VII sec. a.C. i coloni di Locri Epizefiri, arrivati sulla collina di Rosarno, trovarono in loco una popolazione indigena, di stirpe indoeuropea, e da questa trassero e riconfermarono alla città da loro stessi rifondata il nome Medma che, in lingua indigena, significa "fiume e città di confine". Di Medma ci danno notizia vari autori. Ecateo, riportato da Stefano Bizantino, la ricorda come città consacrata alla ninfa Medma. Strabone (VI, I, 5) ne parla insieme ad Hipponion (oggi Vibo Valentia) come di città omonima ad una grande fonte.

Lo Pseudo Scimno scrive che i Locresi conquistarono Hipponion e Medma. Tucidide narra che i Locresi stipularono, nel 422, un accordo con l'ateniese Feace mentre erano in guerra con gli Hipponiati e i Medmei, confinanti e coloni della stessa Locri. Diodoro Sicuro narra che Medma subì una prima distruzione nel 396 a.C. ad opera di Dionigi, tiranno di Siracusa, il quale, chiamato in aiuto dai Locresi di Locri Epizefiri, fece prigionieri quattromila Medmei destinati a popolare Zancle, l'odierna Messina. In questo contesto, non possiamo fare a meno di ricordare che l'unico Medmeo antico, di cui conosciamo il nome è Filippo di Medma, detto poi di Opunte, che ad Atene fu discepolo di Socrate e poi di Platone, editore delle Leggi e autore, oltre che di numerose opere matematiche, astronomiche, ottiche, meteorologiche, fisiche ed etiche, anche - almeno secondo Diogene Laerzio (III, 25, 37) - dell' "Epinomide platonico" come scrive Salvatore Settis in Bellerofonte a Medma. "Alla caduta, anche se non definitiva, della signoria siracusana, nel 356, i Brezi insieme con i Lucani occuparono le città italiote della Magna Grecia. Probabilmente anche Medma fu occupata come testimonierebbero alcune monete bruzie rinvenute proprio a Rosarno. Il predominio bruzio sarebbe durato, con qualche breve interruzione dovuta ad Alessandro il Molosso e poi ad Agatocle di Siracusa, fino all'età romana", così scrive G. Valarioti in Medma-Rosarno. Una problematica archeologica, topografica e storica (1978). Alla fine e alla scomparsa definitiva di Medma hanno contribuito non solo l'occupazione dei Romani, durante la seconda guerra punica, ma anche i disastrosi terremoti e il cambiamento del clima che divenne favorevole all'attecchimento della malaria, la quale fu una vera e propria catastrofe per Medma prima e per Rosarno poi.

 

OPPIDO MAMERTINA

Il territorio su cui sorge Oppido era già abitato nell' età del Ferro: da recenti scavi in diverse località sono emerse testimonianze sia di una civiltà Bruzia che della coeva colonizzazione greca. Si vuole che, al tempo in cui i saraceni invasero l'attuale Calabria, in una località di difficile ed erto accesso poco distante dall'attuale cittadina, si rifugiassero popolazioni costiere edificandovi una città murata che fu poi distrutta dal terremoto del 1783. Successivamente l'abitato fu riedificato a valle dove oggi si trova. L'attuale Oppido è una città di nuova fondazione interamente progettata e ricostruita dopo il terremoto del 1783 che distrusse quasi completamente Oppido Vecchia, fondata dai Bizantini prima del 1044 con il nome di S. Agata, conquistata nel 1056 da Ruggero il Normanno e a lungo contesa tra Angioini e Aragonesi come si sa dai primi documenti del 1056. Della cittadina medievale abbiamo alcune vestige: le mura di cinta, le due porte di accesso alla città, l'antico castello con le due torri, la cattedrale, il convento dei padri minori osservanti di S. Francesco d'Assisi e un'edicola votiva. Ma oltre ciò, il territorio di Oppido Mamertina presenta una stratificazione storica di particolare interesse archeologico. Infatti sono stati individuati in località "Torre Ferrata" i resti di un antico abitato del periodo ellenistico e alcuni sepolcri del periodo Bruzio, mentre nella "Contrada Mella" sono stati rinvenuti i resti di un vecchio sito risalente al III secolo a.C. Quasi al centro della nuova Oppido sorge la Cattedrale che di notevoli dimensioni, fu rimaneggiata e ricostruita più volte, sia per volere dei vescovi, sia per i danni subiti dai terremoti del 1894 e del 1908. Al suo interno è conservato ben poco dell'antica cattedrale del 1783: qualche altare, alcune balaustre, una statua della Madonna con Bambino e una piccola fonte battesimale del '500.

 

SCILLA

Alcuni scrittori antichi ritengono sia stata fondata da Ulisse quando, di ritorno dalla guerra troiana, scorrendo questi mari, fu costretto a sbarcare su questo lido. Fu fortificata dal tiranno Anassillao, per difenderla dalle scorrerie dei pirati etruschi. Al tempo dei romani ci si fortificò Spartaco il ribelle, ma Marco Crasso ve lo assediò, costruendo attorno alla città fortificata un grosso muro ed un profondo fossato.

La storia di questo paese è difficile e tormentata in seguito alle ripetute incursioni; fu feudo conteso per diversi secoli, fino al 1806, divenendo poi Comune nel 1811. La leggenda omerica la voleva abitata dal mitico mostro dalle sei teste e dodici piedi, che stava rintanato nella rupe sotto il castello, spargendo il terrore tra i naviganti. Protagonista del paesaggio scillese è senza dubbio il Castello che dall'alto domina il centro. Esso appartenne ai Ruffo, venne edificato in epoca antichissima e subì numerosi riadattamenti.

 

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