Sistema Museale Virtuale della

Magna Graecia

Cerca nel sito Mappa del sito       English Regione Calabria Comunità Europea
Reperti nei Musei
Torre Mordillo

TORRE MORDILLO

 

Il sito di Torre Mordillo, situato nel comune di Spezzano Albanese, è posto all’estremità di un terrazzo marino o deltizio pianeggiante, chiamato Stagolia Grande, che domina una vasta pianura di origine alluvionale, determinata dalla confluenza dell’Esaro e del Coscile. Questo altopiano è caratterizzato  da bordi netti, che, anche se soggetti a fenomeni di erosione, pur arretrando, si mantengono sempre verticali.

 

       - Clicca per ingrandire   - Clicca per ingrandire

                             Figura 1                                                                Figura 2                                                                                                       

 

L’unico accesso è a monte, da cui si penetra nella fascia collinare di Spezzano Albanese.

Le prime notizie relative alle frequentazioni del sito sono del 1888, quando fu individuata da Luigi Viola una necropoli ad inumazione, da cui si sono recuperate ca. 250 tombe, dislocata ai piedi del pianoro, la cui esatta ubicazione è rimasta tuttora ignota. I corredi tombali (fig. 3) sono attualmente conservati nel Museo di Cosenza e nel Museo di Castrovillari.

 

 - Clicca per ingrandire

Figura 3

 

La maggior parte delle tombe si datano alla prima metà dell’VIII secolo a.C.; rinvenimenti sporadici in località San Lorenzo e Torrione di reperti metallici, sicuramente riferibili a contesti tombali, hanno fatto pensare a nuclei di tombe del Bronzo finale e della prima età del Ferro.

Le frequentazioni, però, partono dall’età del Neolitico antico e medio in un interrotto ciclo abitativo che va dal Bronzo medio (1700 a. C.) fino ai Greci che occuparono l’intero pianoro.

Più consistenti sono i dati relativi al Bronzo recente, durante il quale la comunità di Torre Mordillo deve aver rivestito un grande ruolo economico e sociale  nei contatti con i Greci; questo è testimoniato dalla grande presenza di ceramica d’ispirazione egea, dolii cordonati, ceramica grigia mentre meno frequente appare la ceramica d’importazione. 

Collocabile fra la fine del Bronzo recente e l’inizio del Bronzo finale è la più antica cinta fortificata di una certa consistenza della Sibaritide. Era stata costruita per difendere il lato più vulnerabile dell’abitato, in corrispondenza della sella e quello nord-ovest, dove il pendio è più scosceso. Essa fu realizzata spianando un’area in precedenza abitata ed utilizzando il terreno asportato a valle, dove si sono individuate probabili tracce del fossato. Si presentava formata, molto probabilmente, da un terrapieno rivestito con una sorta di battuto di argilla e sormontato da una sovrastruttura  lignea. Un periodo di forte instabilità politica  provoca la distruzione del muro e di diverse parti dell’abitato.

All’età del Bronzo finale si data un’abitazione (individuata solo in un angolo e due lati, seguiti l’uno per 5 mt e l’altro per 1 mt), distrutta anch’essa da un incendio, che conserva resti di arredi e di strutture. Le pareti, che si presentavano in crollo, erano in argilla e legno di quercia. Tra le suppellettili della casa  sono stati recuperati  due grandi vasi ed un pettine in avorio di elefante decorato a cerchi concentrici (fig. 5).

 

 - Clicca per ingrandire        - Clicca per ingrandire

                                    Figura 4                                                             Figura 5

 

Contemporanea o di pochi decenni successiva  un’altra abitazione, rinvenuta nella parte N-O del pianoro, obliterata in parte da strutture ellenistiche e da uno strato di bruciato e per questo scavata solo nella parte centrale (3mtx4mt); presentava le pareti in crollo ed una piastra rettangolare di argilla cotta che fungeva da focolare, posta su un pavimento di terra battuta e sulla quale poggiavano vasellame da cucina e un vero e proprio forno a campana di grandi dimensioni (fig. 6-7).

 

 - Clicca per ingrandire             - Clicca per ingrandire

                                   Figura 6                                                                  Figura 7

 

Altri recipienti ed un grande dolio si sono recuperati accanto alla piastra centrale.

Gli strati abitativi della prima età del Ferro, di poco precedenti alla fondazione di Sibari, sono poco conservati ed intaccati dalle strutture di epoca storica. Non si sono conservate strutture e i livelli individuati presentano tracce di distruzioni violente.

Nel più superficiale degli strati di accumulo, formatosi  sopra l’aggere del muro di cinta, è stata ritrovata un’ inumazione d’infante in  un dolio, coricato sul lato, a cui era appoggiata una scodella, una tazza era collocata con il fondo appoggiato alla base del dolio. La sepoltura, che era probabilmente posta sotto il pavimento di una abitazione, di cui non si conserva traccia, è databile tra gli anni 850-800 a.C. L’uso di  seppellire gli infanti in recipienti d’impasto, in contesti abitativi, inizia con l’età del Bronzo finale, ma è con l’età del Ferro che la pratica diventa più frequente.

L’ultima fase di vita dell’abitato indigeno è testimoniata dalla kotyle Aetos 666, datata ad un periodo immediatamente precedente alla fondazione di Sibari ed un frammento di scodella bicroma con decorazione a graticcio e lineare della fine dell’VIII a.C. L’abbandono di questo abitato protostorico  va, con ogni probabilità, posto in relazione all’arrivo dei coloni di Sibari, ed è attestato dalla fine violenta delle strutture abitative di VIII a.C. e dallo stesso arrestarsi del sepolcreto entro l’VIII a.C.

La notevole quantità di vasi ceramici, soprattutto di ceramica comune, confermerebbe la ripresa della frequentazione  nei periodi arcaico, classico  e, soprattutto, ellenistico.

Per il periodo arcaico si ricordano tre frammenti di ceramica protocorinzia (2 oinochoai a base piatta ed una kotyle) e frammenti architettonici della seconda metà del VI a.C. (colonna dorica sporadica, blocchi di calcare e di tufo reimpiegati, frammenti di terrecotte architettoniche). Alcuni studiosi ipotizzano, per il periodo arcaico e classico, soltanto l’esistenza di un sacello, come momento di acquisizione di controllo della chora (territorio) da parte dei Greci.

Dal VII al III a. C. si è presupposto, infatti, un luogo di culto, probabilmente dedicato a Dioniso per l’iscrizione retrograda Dionys(os) su una kylix attica di V a.C., una matrice per una testa di Dioniso, varie testine fittili femminili, una con stephane, una statuetta di Ermes kriophoros, e molti vasi potori e/o per libagioni.

Con l’avanzato IV a.C. si assiste ad una vera e propria ripresa della frequentazione del pianoro; intorno a questa epoca vanno datati sia i resti di strutture abitative che la grande area aperta pavimentata da un acciottolato, individuata nella parte centrale del pianoro ed interpretata come uno spazio pubblico.

All’inizio del III a.C. si data il circuito murario in blocchi irregolari con doppio paramento ed emplecton (riempimento) di scaglie di pietra terra. La fine traumatica dell’insediamento è posta alla fine del III a. C.

 

Rilievo della fortificazione est - Clicca per ingrandire

 

Figura 8. Spezzano Albanese. Torre Mordillo. Rilievo della fortificazione Est 

  

Bastioni della fortificazione est - Clicca per ingrandire    Tratto del muro di fortificazione che cingeva il muro - Clicca per ingrandire

                                a                                                                     b

 

Figura 9. Spezzano Albanese. Torre Mordillo. a) Bastioni della fortificazione Est; b) Tratto del muro di fortificazione che cingeva il pianoro

 

 

 

 

 

 

 

 

HOME