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Reperti nei Musei
Il sito di Sibari-Thurii-Copia

SIBARI

 

Sibari viene fondata alla fine dell’VIII a.C. La tradizione antica fornisce due date per la fondazione della colonia, il 709-708 a.C. ed il 720 a.C. I  ritrovamenti nei depositi archeologici di coppe tipo Thapsos con pannello sembrano confermare la datazione più alta.

Le componenti etniche che formarono la spedizione erano achee, il capo della spedizione era Is, proveniente dalla città di Elice. La tradizione ci dice che presero parte alla fondazione della città anche un gruppo proveniente da una città dell’Argolide,Trezene, che però fu successivamente espulso.

Il territorio che i Greci colonizzarono si presentava costituito da una piana racchiusa dalla catena dei monti del Pollino che digradavano in una serie di pianori man mano che ci si avvicina alla costa; questa era percorsa da due grandi fiumi, il Crati e il Coscile, che sfociavano nel mare Ionio. L’insediamento sorse parallelo alla costa, con una forma allungata in direzione Nord-Sud.

La posizione strategica e fertile, l’abbondanza dei prodotti naturali hanno fatto di Sibari una delle città più ricche dell’Occidente greco. Diverse furono le colonie fondate da Sibari lungo la costa tirrenica come Laos, nel Golfo di Scalea e Skydros; la città promosse la fondazione di Poseidonia fra il VII ed il VI a.C. e poi ancora di Temesa, presso il fiume Savuto, a nord del  golfo di Sant’Eufemia. Con Crotone e Metaponto, intorno al 570 a.C. conquistò Siris, che rappresentava una rivale sullo Ionio, inglobandone con ogni probabilità il territorio. Molteplici, anche, i contatti commerciali dall’Etruria a Mileto. Le fonti attribuiscono alla colonia la formazione di un esteso impero territoriale che comprendeva “quattro popoli e venticinque città”: esso si costituiva sulla concessione allargata del diritto di cittadinanza e includeva comunità  e insediamenti indigeni integrati nell’orbita della colonia  con distinti gradi di autonomia. La sua fine fu decretata proprio dalla sua straordinaria potenza che minò profondamente la sua struttura interna. Alla fine del VI a.C., il popolo insorse contro l’aristocrazia dominante e favorì l’ascesa di un tiranno di nome Telys che provocò la guerra contro Crotone.  Nel 510  a.C. Crotone sconfisse l’esercito di Sibari presso il fiume Traente, dopo un assedio la città viene conquistata e distrutta e, secondo alcune fonti, per evitare una sua eventuale rinascita, i Crotoniati deviarono  il corso del fiume Crati sulle sue rovine.

Le testimonianze archeologiche della leggendaria città achea sono tuttora molto scarne a causa di un deposito alluvionale che la ricopre completamente e di una falda acquifera molto grande che non è possibile deviare. Tutto questo non ha reso praticabile uno scavo sistematico nei livelli della Sibari arcaica  ma soltanto piccoli saggi di verifica.

 

Plastico del parco archeologico della Sibaritide - Clicca per ingrandire

 

Figura 1. Plastico del Parco Archeologico della Sibaritide

 

In un solo cantiere, quello di Stombi, sono stati scavati livelli relativi a Sibari, in particolare al suo quartiere periferico settentrionale, che non è stato successivamente interessato dall’impianto di Thuri. Poco più a nord dell’attuale cantiere si è ricostruito  l’antico corso del fiume Sybaris, l’attuale Coscile, che ora confluisce nel Crati, anch’esso spostato rispetto all’antico corso. Le prime frequentazioni di questa zona, in base ai reperti ceramici ritrovati, risalgono all’epoca della prima generazione di coloni, entro la fine dell’VIII a.C.; ma è con il VII e il VI secolo a.C. che l’area assume un aspetto urbanizzato con edifici in pietra.

E’  stato, infatti, portato alla luce un quartiere di abitazione, che si sviluppa lungo l’asse nord-sud, con case di forma rettangolare divise in più vani, in alcuni casi con tettoie esterne. Il sistema costruttivo era costituito da uno zoccolo in ciottoli di fiume e da un alzato in mattoni crudi intonacato, che reggeva un tetto a doppio spiovente, coperto da tegole piane raccordate da embrici pentagonali.

In relazione agli edifici sono da porre dei pozzi, formati da cilindri di terracotta, del tutto simili e cronologicamente coevi a quello ritrovato al di sotto di un muro turino, a sua volta coperto da un triclinio di una casa di Copia nel cantiere di Parco del Cavallo.

Il ritrovamento di fornaci e di pithoi ha fatto supporre ad un quartiere di ceramisti ed agricoltori.

L’abbandono del quartiere è probabilmente avvenuto in un periodo immediatamente precedente alla distruzione della città, poichè  le case sono state trovate prive di arredi e non hanno segni di incendio o distruzione violenta. E’ da supporre che i Sibariti ebbero, quindi, il tempo di portare via gli arredi metallici e gli utensili nelle nuove sedi in cui furono costretti a rifugiarsi. Sempre a Stombi è stato ritrovato un pettorale in lamina di oro e argento, che probabilmente costituiva il pettorale di una veste votiva o di una statua, indizio di un luogo di culto, anche se periferico.

 

Pettorale in lamina di argento - Clicca per ingrandire    Disegno di pettorale in lamina di oro e argento - Clicca per ingrandire

                                   a                                                                               b

 

Figura 2. a) Sibari area archeologica di Stombi. Pettorale in lamina di argento sbalzata rivestita in oro (fine VII-inizi VI sec. a.C.); b) Disegno ricostruttivo di pettorale in lamina di argento rivestita in oro

 

Resti dell’abitato  di Sibari sono stati rinvenuti , in saggi in profondità, sotto i livelli di Thuri e Copia, anche 2Km più a sud, nelle aree archeologiche di Incrocio e Prolungamento Strada; la città sembra quindi estendersi per un’enorme superficie che ben si accorda con la misura di 50 stadi (uno stadio corrisponde a 180 mt.) assegnata dagli storici antichi al suo perimetro.

Nel cantiere di Oasi un saggio in profondità, effettuato di recente, ha individuato dei livelli arcaici con materiali del corinzio antico e medio, databili, quindi, fra la fine del VII e l’inizio del VI a. C.

Nel cantiere di Parco del Cavallo si ha invece la testimonianza effettiva della sovrapposizione, almeno per quest’area, delle tre città: un saggio effettuato nel triclinio invernale di una domus romana, posta a ridosso del teatro e che si affaccia sulla plateia nord-sud, ha messo in luce, al di sotto del livello di fondazione, un tratto di muro, appartenente ad un’abitazione turina di IV a.C., costruito in ciottoli di fiume e frammenti laterizi. Al di sotto di questa struttura, che poggiava su un battuto perfettamente livellato, è stato rinvenuto un pozzo per l’approvvigionamento idrico, costruito in cilindri di terracotta sovrapposti, all’interno del quali si è recuperato ceramica di VI a.C.

In un’altro punto del cantiere, nell’area della grande porta urbica settentrionale di Copia, sono state messe in luce strutture abitative ed un asse viario nord-sud della città arcaica.

Questi dati confermano ulteriormente la grande estensione della città arcaica (circa 5 ettari tutta l’area che comprende i vari cantieri di scavo), di cui non si conosce però ancora l’esatto assetto urbanistico e la dislocazione dei  templi, che sicuramente dovevano essere molti e ricchi di fregi e decorazioni architettoniche di grande raffinatezza, di cui restano testimonianze i pezzi  reimpiegati negli edifici pubblici di Turi, prima, e Copia poi. Nel grande muro semicircolare, databile al I secolo a. C., poi riutilizzato nel teatro di età imperiale, affacciato su una delle arterie principali di Thuri e Copia, sono stati riutilizzati numerosi blocchi squadrati di grandi dimensioni, pertinenti ad uno o più edifici pubblici di Sibari. Fra questi il più rilevante è un fregio scolpito su tre blocchi calcarei in cui si riconosce la figura di un flautista che accompagna una danza di fanciulle. Il fregio doveva decorare la trabeazione di un tempio ionico della seconda metà del VI a.C. 

 

Blocco di fregio - Clicca per ingrandire     Disegno del blocco di fregio - Clicca per ingrandire

                                            a                                                                           b                                                                        

Figura 3. a) Sibari, Parco del Cavallo. Blocco di un fregio proveniente da un edificio arcaico e reimpiegato nella costruzione dell'emiciclo-teatro di epoca romana; b) Disegno ricostruttivo del blocco.

 

 

 

 

 

 

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