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Francavilla Marittima. Topografia della collina di Motta e Macchiabate.

FRANCAVILLA MARITTIMA

 

Il sito di Francavilla Marittima è posizionato sulla sponda settentrionale del Raganello, su un promontorio, che si erge al limite nord della piana di Sibari, facendo quasi da cerniera fra le ultime propaggini del Pollino e le prime distese della piana di Sibari.

I luoghi di maggiore rilevanza archeologica sono il Timpone della Motta, una collina sulla quale è stato portato alla luce un complesso santuariale dedicato ad Atena, gli altipiani che circondano il Timpone, in cui sono stati ritrovati resti di abitazioni indigene e case greche di VI a.C. e Macchiabate, un ampio altopiano a nord del Timpone della Motta, sede di una necropoli indigena con sepolture che coprono un arco cronologico che va dall’ 850 al 530 a.C., senza subire una cesura evidente al momento della fondazione di Sibari (720 a.C.ca.).

I primi ritrovamenti casuali avvennero durante i lavori dell’Acquedotto dell’Eliano, che nel 1959 richiesero lo scavo di una profonda fossa attraverso l’Altopiano I, in cui vennero alla luce molti materiali archeologici. Questo episodio provocò l’intervento della Soprintendenza che incaricò Paola Zancani Montuoro, che dal 1963 al 1969 scavò le tombe di Macchiabate. Con la famosa archeologa italiana collaborarono due archeologhe olandesi, Maria W. Stoop, che indagò gli edifici I, II e III e i depositi votivi sul Timpone della Motta e Marianne Maaskant Kleibrink che ha scavato alcune case greche e dal 1990 si occupa dello scavo e dello studio dei materiali  dell’edificio V sull’acropoli. Altre campagne di scavo sono state eseguite sull’acropoli dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria negli anni ’82-’83, che hanno portato alla luce l’edificio IV.

 

 Plastico del santuario di Athena - Clicca per ingrandire     Planimetria dell'area del santuario di Athena - Clicca per ingrandire 

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Figura 1. a) Plastico del santuario di Athena sulla collina di Timpone Motta di Francavilla Marittima; b) Francavilla Marittima. Timpone Motta, planimetria dell'area del santuario di Athena. 

 

Ricostruzione pittorica del santuario di Timpone Motta - Clicca per ingrandire

 

Figura 2. Ricostruzione pittorica del santuario arcaico di Timpone Motta di Francavilla Marittima.

 

TIMPONE DELLA MOTTA

L’acropoli del Timpone della Motta ha restituito cinque edifici (I, II, III, IV, V) di VI a.C.,  i primi tre sono allineati nei pressi dell’altura principale, quello più ad ovest (III) è situato nel posto più dominante, nel centro, gli altri due (I e II) sono allineati  verso il limite settentrionale del pianoro, l’edificio IV è situato  sulla terrazza nord dell’acropoli, allineato parallelamente all’edificio V, che si trova a sud del III edificio. Gli edifici I, II e III sono orientati approssimativamente ad est, il che permetteva una splendida vista sul Raganello e un facile accesso per i pellegrini, poichè ad ovest ed a nord il colle digrada ripidamente in un dirupo roccioso. Il tempio V è stato trovato sotto una piccola cappella bizantina, oggi del tutto scomparsa. Questo edificio riveste una particolare importanza sia per le diverse fasi costruttive, che hanno chiarito anche la stratigrafia degli altri edifici, e sia per  i materiali che ha restituito, l’analisi dei quali ha permesso una più accurata definizione del culto e dei rituali della divinità venerata.

La fase più antica dell’edificio è costituita da una capanna della media età del Bronzo, successivamente, durante la prima età del Ferro, vi fu impiantato un edificio con due stanze ed un’abside sul lato orientale. Le due stanze erano occupate rispettivamente da un focolare e da un telaio.

Nella “stanza” del telaio, quella più orientale, oltre a grandi pesi da telaio con decorazione a labirinto, si trovavano fuseruole, fornelli, grandi contenitori. Nella stanza più occidentale, dove era collocato il focolare centrale, nel sottile strato di terra che ricopriva la roccia è stata ritrovata, in associazione a ceramica d’impasto e ceramica depurata con decorazioni geometriche, una grande quantità di oggetti di metallo: 30 anelli in bronzo, 2 fermatrecce, spirali per le dita, fibule serpeggianti, a scudo ed a placchetta, pendagli a ruota e a doppia spirale,  2 pendagli a forma di coppia umana, 2 a forma di oca, frammenti di coltelli in ferro, di spada ed un pugnale, perline d’ambra, bottoncini di bronzo e pezzi di falere.

E’ stato ipotizzato che questi ambienti fossero sacri e che il telaio fosse usato da donne enotrie esperte nell’arte della tessitura, riccamente vestite, che probabilmente cucivano il vestito per una divinità femminile, probabilmente legata all’arte della tessitura.

Intorno al 700 a.C., in concomitanza all’arrivo dei Greci e alla fondazione di Sibari, fu costruito sullo stesso luogo un tempio di forma allungata, con buche di palo per l’alzato ligneo, che ha restituito ceramica di Thapsos, coppe per bere in ceramica greco-orientale, kantharoi d’importazione achea, oggetti per unguenti quali lekythoi, alabastra, aryballoi, e kalathoi ajourés, imitazioni in ceramica di cesti di lana, in associazione a ceramica indigena geometrica decorata con un motivo a frangia, peculiare della zona. E questo ad oggi è il più antico luogo di culto della Magna Grecia.

Poco dopo il 650 a.C., venne innalzato un tempio con muri, incassati nella roccia, di materiale laterizio e con un tetto più solido che nelle fasi precedenti. Proprio per reggere questo tipo di alzato venne colmato il dislivello  di ca. 4 mt. fra il lato est e quello ovest dell’edificio con un pavimento di terra gialla, che copriva le parti non piane del conglomerato roccioso. Da questo tempio proveniva  una straordinaria quantità di materiale d’importazione protocorinzio della metà di VII a.C.(aryballoi, alabastra, kotylai, lekythoi, coppe a filetti, etc.). Questi oggetti che erano balsamari per unguenti e profumi e coppe per bere erano dedicati  in associazione con perline d’ambra e fuseruole. Accanto a queste forme ceramiche, si dedicavano anche piccole idrie, riduzione miniaturistica del vaso con cui si trasportava l’acqua. Proprio dalla seconda metà del VII a.C. e per tutto il VI a.C. questo vasetto, decorato a fasce orizzontali, con fasce ondulate o acromo, verrà dedicato, in notevolissime quantità,  non solo nel tempio V ma anche lungo i muri orientali degli edifici II e III e lungo il muro  eretto a difesa della cima dell’acropoli all’inizio del VI a.C. In associazione a questi doni a volte si offrivano anche statuine di terracotta raffiguranti donne che offrono pezzi di stoffa o divinità e pinakes, lastre di terracotta, raffiguranti processioni cultuali o divinità in trono (Atena) con un rotolo di stoffa sul grembo.

 

Deposito di hydriaskai - Clicca per ingrandire     Aryballos globulare - Clicca per ingrandire

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Figura 3. Francavilla Marittima. Timpone Motta: a) Deposito di hydriaskai, provenienti dagli scavi del santuario; b) Aryballos globulare corinzio con schiere di opliti

   

Al principio del VI a.C. l’intera parte meridionale dell’acropoli fu riempita da uno spesso strato di ghiaia e su questa spianata fu eretta l’ultima fase del tempio V, con lo zoccolo di fondazione costruito in grossi  ciottoli di fiume.  Di questa fase sono state trovate tegole e alcuni doni votivi. L’alzato del tempio è stato probabilmente asportato con la costruzione della cappella bizantina. La coroplastica databile a questo periodo mostra  l’iconografia di Atena promachos, guerriera, ma permane anche quella legata alla tessitura.

Anche gli altri edifici (I;III) hanno sicuramente avuto varie fasi, mentre per il II edificio si ipotizza una costruzione nel VI a.C.; da questo edificio proviene, infatti,  la tabella bronzea  con la dedica sinistrorsa, incisa in alfabeto acheo, ad Atena da parte di Kleombrotos, figlio di Dexilaos, vincitore dei giochi olimpici, datata alla metà del VI a.C.

Nel V secolo a.C. l’Athenaion era ancora in uso e, in questa fase, vi si praticava anche il culto di Pan e le Ninfe. Il santuario fu devastato, probabilmente, nel IV a.C., durante la rivolta dei Bretti. Nel X secolo d.C. sopra il tempio V fu costruita una cappella bizantina.

 

Hydriaskai dal santuario di Athena - Clicca per ingrandireOinochoe trilobata - Clicca per ingrandire

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 Figura 4. Francavilla Marittima. Timpone Motta: a) hydriaskai, provenienti dagli scavi del santuario di Athena; b) Oinochoe trilobata con decorazioni di tipo greco-orientali (VII sec. a.C.) 

  

Tabella bronzea - Clicca per ingrandire    Statuette fittili votive - Clicca per ingrandire

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Figura 5. a) Francavilla Marittima. Timpone Motta, Santuario. Tabella bronzea con iscrizione in alfabeto arcaico acheo (inizi VI sec. a.C.)b) Francavilla Marittima. Timpone Motta, statuette fittili votive. 

Lamina in oro e argento - Clicca per ingrandire         Disegno ricostruttivo di lamina in oro e argento - Clicca per ingrandire

                                                   a                                                                 b                                                                                                                                                                                    

                                                                                                                                                                                                      

 Figura 6. a) Francavilla Marittima. Timpone Motta, Santuario. Frammento di lamina d'oro e d'argento decorata a sbalzo con un fregio zoomorfo (prima metà VI sec. a.C.); b) Disegno ricostruttivo di lamina in oro e argento

 

 Didegno ricostruttivo di statuetta di stile dedalico - Clicca per ingrandire                     Disegno ricostruttivo di statuetta - Clicca per ingrandire                      

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 Figura 7. a) Francavilla Marittima. Timpone Motta, statuetta di stile dedalico del tipo 'dama di sibari' (VII sec. a.C.); b) Disegno ricostruttivo di statuetta di stile dedalico del tipo 'dama di Sibari'

 

Bronzetto di guerriero - Clicca per ingrandire      Lekythos a figure nere - Clicca per ingrandire

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Figura 8. Francavilla Marittima. Timpone Motta: a) Bronzetto di guerriero con armatura da oplita (VI sec. a.C.); b) Lekythos attica a figure nere (500 a.C.)

 

IL CULTO DI ATENA

Il culto di Atena sulla Motta, se si esclude la testimonianza scritta della tavoletta bronzea con la dedica alla dea, che però è datata solo alla metà del VI a.C., è attestato per i secoli precedenti dallo studio dell’iconografia della coroplastica e dalla composizione delle offerte votive. In particolare l’idria  ed i recipienti per bere come tazze e brocche erano spesso dedicati ad Atena nei santuari greci, probabilmente per i bagni rituali a lei dedicati in relazione alla tradizione di un bagno della dea dopo la nascita dal capo di Zeus o al fatto che la sua statua venisse sottoposta ad un lavacro rituale. Le idrie, in particolare, però venivano offerte e dedicate a divinità quali  Hera a Samo, Perachora e Argo, Afrodite o Demetra e Persefone. Il fatto che le piccole idrie venissero associate spesso con fuseruole e kalathoi (cesti) potrebbe essere associato con la tessitura, arte protetta dalla dea.

In tutte le fasi del santuario, sia quello indigeno che quello greco, gli oggetti dedicati e le raffigurazioni sui vasi hanno avuto sempre come oggetto la tessitura: ricordiamo la grande quantità di pesi da telaio, le fuseruole, le situle, i kalathoi, le idrie stesse, e poi le statuette di donne che offrono stoffe (o un peplo?), il già citato naiskos con Atena in trono con un pezzo di tessuto (o peplo?) sul grembo.

Le ultime fasi dell’Athenaion, si legano al periodo della colonizzazione e della fondazione di Sibari; le similitudini  nei rituali e l’associazione di ceramica indigena con ceramica greca  ha fatto ipotizzare una continuità di culto, dove, ad una divinità femminile indigena, legata all’arte del tessere, si sostituisce una divinità greca, Atena, anch’essa protettrice della tessitura.

Le idrie vengono anche messe in relazione al culto di Epeo, mitico eroe della guerra di Troia, idroforo di Agamennone e Menelao nonchè costruttore del cavallo di legno, che premise l’espugnazione della città, e protetto di Atena. L’esistenza  di un culto espresso con l’acqua sull’Athenaion ha indotto gli scavatori olandesi a pensare che i devoti avessero ricavato dalle informazioni sul loro leggendario fondatore il suggerimento che portando l’acqua ad Atena se ne otteneva una protezione. 

Epeo, così come altri eroi greci che combatterono in quella battaglia tanto celebrata dalle fonti e soprattutto dai poemi omerici, viene considerato assieme ad un gruppo di focesi  il fondatore della città di Lagaria, localizzata, secondo Strabone (VI, 236), fra Eraclea e Thurii e identificata, dagli stessi olandesi,  proprio con l’insediamento  di Francavilla.

Sia il culto di Epeo che l’dentificazione con Lagaria, fra l’altro contesa da un altro sito importante come quello di Amendolara, restano per il momento delle pure suggestioni non confermate da dati archeologici certi.

  

Frammento di lastra fittile - Clicca per ingrandire      Frammento di lastra fittile - Clicca per ingrandire

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Figura 9. a-b) Francavilla Marittima. Santuario di Timpone Motta, frammenti di lastra fittile di fregio con processione cultuale (inizi del VI sec. a.C.).

  

 Disegno ricostruttivo di lastra fittile di fregio - Clicca per ingrandire

 

Figura 10. Francavilla Marittima. Santuario di Timpone Motta, disegno ricostruttivo di lastra fittile di fregio con processione cultuale (inizi del VI sec. a.C.).

 

Aryballos protocorinzio - Clicca per ingrandire     Peso da telaio - Clicca per ingrandire

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Figura 11. a) Francavilla Marittima. Santuario di Timpone Motta, aryballos protocorinzio (metà del VII sec. a.C.); b) Francavilla Marittima. Timpone Motta, peso da telaio con motivi a labirinto proveniente dall'abitato enotrio, Edificio V (VIII sec. a.C.)

 

ALTOPIANI I, II e III

I pianori I, II e III sono disposti sui lati terrazzati del Timpone della Motta. Sul lato sud-occidentale si stende il pianoro III, dove si trovano almeno tre abitazioni di epoca greca di VI a. C.: la “Casa dei Clandestini”, la “Casa dell’Anfora” e la “Casa dei Pithoi”, su quello nord-orientale, il pianoro II,  la “Casa dei Pesi” e la “Casa della Cucina”. Nel pianoro I, quello più grande, affacciato sul Raganello, in direzione sud-est rispetto alla Motta sono state indagate altre case di VI a.C. la “Casa Aperta”, la “Casa del Grande Muro” e la “Casa del Laboratorio”. Sotto queste case, a partire dal 1996 sono stati individuati strati datati all’ età del Bronzo e i resti di  una capanna enotria. La capanna è costruita con un pavimento di argilla cotta e resti di un alzato in vimini e argilla cotta  con pali in legno che sostenevano il tetto. La ceramica rinvenuta era composta da doli, ceramica ad impasto, ceramica depurata con decorazione geometrica, fusaiole e pesi da telaio piccoli e medi. La datazione della capanna è data dalla ceramica geometrica, nonchè dalle datazioni al radiocarbonio delle ossa animali, ed è da porsi fra l’VIII ed il VII a.C.

 

Ricostruzione dell'abitato dell'età del ferro di Francavilla Marittima - Clicca per ingrandire

 

Figura 12. Ricostruzione pittorica dell'abitato dell'età del Ferro di Francavilla Marittima.

 

MACCHIABATE

La necropoli di Macchiabate è situata ai piedi  del Timpone della Motta, sul versante nord-orientale ed è divisa da esso dal vallone Dardania. La sua estensione, che si prolunga a sud e ad est  nelle contrade Rossi e Saladino, supera 1 Km nei due sensi. Essa conta dalle 150 alle 200 sepolture.

 

Necropoli di Macchiabate, tumulo 'Temparella' - Clicca per ingrandire    Sepolture a tumulo di ciottoli - Clicca per ingrandire

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Figura 13. Francavilla Marittima. Necropoli di Macchiabate: a) Tumulo 'Temparella'.  Tombe dall'età del Ferro al periodo arcaico (850-550 a.C.); b) Sepolture a tumulo di ciottoli dell'età del ferro  

 

I tumuli presentano una forma circolare o ellittica, formati da massi o ciottoloni, messi in opera accuratamente senza assi o impalcature che proteggessero il defunto, che giaceva con le gambe ritratte, sopra uno strato di sabbia o piccoli ciottoli. I corredi indigeni femminili sono composti da i medesimi materiali ritrovati nel focolare e nella stanza delle tessitrici dell’acropoli. Le sepolture si possono dividere in linea di massima in due serie principali di sepolture anteriori alla fondazione di Sibari. In una prima serie, le tombe presentano una grande omogeneità nella tipologia e nella composizione del corredo. Una seconda serie appartiene alla generazione successiva, in questi corredi ci sono degli oggetti d’importazione, è il caso della pyxis sferica corinzia, di sigilli, e la coppa di bronzo fenicia.

La necropoli resta in uso per tutto il VII e VI secolo, anche se le sepolture di VII secolo sono molto esigue, segno di una fase di assestamento durante l’insediamento dei Greci nella piana.

Nel VII a.C. i defunti mantengono un abbigliamento enotrio con fibule a sanguisuga, a staffa lunga o a navicella e pochi vasi di fattura indigena, in alcuni casi, però, non hanno nè gioielli nè vasi, indizio, forse, di un rituale modificato: i ricchi doni si offrivano nell’Athenaion. Nel VI a.C. la comunità assume completamente i rituali coloniali: i defunti  vengono sepolti con il tipico corredo del simposio (anfore, coppe, brocche), ma sopra delle tombe degli antenati enotri.

La continuità di insediamento, di deposizioni, e di culto indica come per Francavilla si sia verificato quell’amalgama fra elemento indigeno e mondo coloniale, che in altri siti come Broglio di Trebisacce o Torre Mordillo  non si è attuato. 

A parte la ricca tomba S (la Tomba della Strada), famosa per la coppa di bronzo di fattura fenicia, che è l’unica a sè stante, le altre tombe, finora messe in luce e scavate a Macchiabate, formano dei gruppi di piccoli tumuli e, nel caso del Cerchio Reale, questi si presentano disposti attorno ad un grande tumulo centrale, mentre, nel caso di Temparella, l’area sepolcrale più vasta, sono disposte per singole unità.   

Nell’area denominata Cerchio Reale la tomba centrale era costruita, come la Tomba S, a forma di capanna, non vi sono stati trovati resti scheletrici ma utensili speciali, fra cui uno scalpellino. Un’altra tomba importante è la CR13, appartenente ad uno donna di alto rango, sepolta con una donna più giovane, forse sua figlia, e con un ricco corredo composto da falere di bronzo. Intorno al 750 a.C. il posto venne dotato di un muro di pietre fluviali e resti di fornace. Questo muro chiude la serie di  sepolture, pertinenti ad un unico gruppo familiare. 

 

Sepoltura femminile - Clicca per ingrandire   Strumenti musicali in bronzo - Clicca per ingrandire

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Figura 14. Francavilla Marittima. Necropoli di Macchiabate: a) Sepoltura femminile (VI sec. a.C.); b)  Strumenti musicali in bronzo provenienti da un corredo funerario (VIII sec. a.C.) 

 

E’ nell’area di Temparella, dirimpetto al Cerchio Reale, che prosegue, per tre secoli, la deposizione di defunti di alto rango.

Nel VIII a.C. i morti venivano  seppelliti in fosse a tumulo di forma ovale o circolare coperte da ciottoli di fiume, nei  secoli VII e VI a.C. le deposizioni erano prive di copertura.

Dallo studio della tipologia di deposizione, della dislocazione topografica e dei corredi si è documentata la deposizione di individui appartenenti ad otto generazioni.

La struttura della necropoli  è caratterizzata da deposizioni di famiglie nucleari tipiche dell’ età del Ferro, che si distinguono per la sepoltura di piccoli gruppi di tombe, per un massimo di 2 o 3 generazioni, che accolgono defunti dei due sessi, di tutte le età e posizioni sociali, in cui, spesso, si trova una tomba importante di un uomo e una o due di donne con uno status più o meno uguale. In alcuni casi, questi gruppi distinti appartengono ad una comune struttura familiare più ampia. (extended-family). 

 

Corredo funerario - Clicca per ingrandire    Corredo funerario - Clicca per ingrandire

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Figura 17. a-b) Francavilla Marittima. Necropoli di Macchiabate, corredo funerario (VIII sec. a.C.).   

                                                                                                          

Scarabeo siro-fenicio - Clicca per ingrandire     Scarabeo siro-fenicio - Clicca per ingrandire

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Figura 19. a-b) Francavilla Marittima. Necropoli di Macchiabate, scarabei siro-fenici provenienti da un corredo funerario (VIII sec. a.C.). 

  

 Olla biconica - Clicca per ingrandire     Olla biconica - Clicca per ingrandire

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Figura 20. a-b) Francavilla Marittima. Olle biconiche provenienti dalla necropoli di Macchiabate

 

 Coppa di tipo fenicio in bronzo - Clicca per ingrandire     Disegno ricostruttivo di coppa di tipo fenicio in bronzo - Clicca per ingrandire

 

Figura 21 Francavilla Marittima. Necropoli di Macchiabate, Tomba S: a) Coppa di tipo fenicio in bronzo; b) Disegno ricostruttivo di coppa di tipo fenicio in bronzo

 

 

 

 

 

  

 

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