Il sito di Castrovillari è prossimo alle falde del Pollino, sistema che, con i suoi contrafforti montuosi, chiude alle spalle l’ampio anfiteatro della pianura sibarita. Si tratta di un altopiano, in posizione relativamente dominante, di 30-40 ettari, su cui è posto l’odierno abitato, che si protende verso sud-est in uno sperone allungato, ed è tutt’intorno delimitato da pareti verticali. Verso sud-est, ad una quota inferiore, si trovano i depositi fluviali del Coscile.
La preistoria di Castrovillari e del suo territorio ha inizio con il Paleolitico antico o inferiore-medio (150.000-50.000 a.C.). In località Celimarro sono stati recuperati strumenti litici scheggiati e resti faunistici databili e questa fase.
Con il periodo Neolitico (VI millennio- metà del III millennio a.C.), l’uomo si organizza in piccole comunità, diventa più sedentario, inizia a coltivare la terra e ad allevare il bestiame, stabilendo contatti e rapporti anche con altre comunità. A questa fase si fanno risalire le asce in pietra levigata e alcuni frammenti fittili provenienti dal colle S. Maria del Castello, dalle grotte che si affacciano sul Coscile e dalla zona collinare che digrada verso il Piano di Cammarata.
Ma è durante la media età del Bronzo che a S. Maria del Castello si insedia un abitato protostorico con relativa necropoli nel contiguo sito, in località Belloluco.

Figura 1. Castrovillari. Colle Santa Maria del Castello. Veduta panoramica
Rinvenimenti sporadici ed occasionali hanno portato alla luce sul colle numerosi frammenti di ceramica ad impasto e ceramica indigena geometrica, riferibili ad un arco cronologico compreso fra il Bronzo medio e l’VIII a.C.
I reperti che si sono recuperati nell’altura (300 mt. s.l.d.m.) contigua a S. Maria del Castello e designata col toponimo di Belloluco, provengono da tombe a fossa con copertura di ciottoli, secondo l’uso praticato in tutta la Calabria Settentrionale Jonia (vedi Francavilla Marittima, loc. Macchiabate, etc.), inquadrabili, per la maggior parte, nell’ età del Ferro.
I corredi erano composti da bronzi come fibule ad arco serpeggiante, ad arco semplice, a spirali, scudate, a sanguisuga e poi ancora anelli, collari, catenelle con relativi pendenti, falere, bracciali, spirali cilindriche, un frammento di lamina riferibile ad una grattugia. Per quanto riguarda la ceramica le classi rappresentate sono quella ad impasto e la ceramica indigena con decorazione geometrica, la tipologia delle forme è rappresentata da askoi, brocche, olle, ciotole, scodelle, situle. L’analisi quantitativa e tipologica di tutte le classi di materiali ha fatto supporre che il sito S. Maria del Castello-Belloluco fosse un centro di relativa importanza e, quindi, di relativa ricchezza, in quanto occupava una posizione chiave lungo la principale via interna che collegava la Calabria alla Campania e alla Lucania.
La fondazione di Sibari, alla fine dell’VIII a.C. determina uno spopolamento e un depauperamento della comunità indigena di Castrovillari, che subisce l’influenza della città achea.
Il ritrovamento sul colle-acropoli di S. Maria del Castello di terrecotte votive (tipi di divinità nuda seduta, frammento di statuetta arcaica di donna con la gonna fatta al tornio, un frammento di pinax con Erote), ceramica attica e corinzia ha fatto avanzare l’ipotesi di un santuario dedicato ad una divinità femminile greca.

Figura 2. Castrovillari. Terracotte votive dal Santuario di Santa Maria del Castello (IV-III sec. a.C.)

a b
Figura 3. Castrovillari. Santuario di Santa Maria del Castello: a) Frammento di pinax con Erote (IV
sec. a.C.) b) Frammento di piccola statuina raffigurante Afrodite (IV-III sec. a.C.)
Le attestazioni più antiche di materiali risalgono al VII a.C. con le coppe a filetti e quelle più recenti alla fine del VI a.C. con le coppe ioniche di tipo B2. E’, dunque, probabile che possa trattarsi di uno dei molti luoghi di culto sparsi nel territorio, la cui funzione principale era quella di fornire alle popolazioni rurali un punto di riferimento per praticare culti connessi alla fertilità (Greco 1996, p.182).
La fine di Sibari nel 510 a.C., genera uno scontro fra i popoli italici (Lucani e Sanniti) e gli Italioti (i Greci d’Italia) e questo provoca la fine del culto a S. Maria del Castello. Sulla collina a fianco, in località Jetticelle, sono stati rinvenuti un’antefissa fittile e un bronzetto di Ercole, attestanti il culto del semidio da parte di popoli Italici fra la fine del VI ed il V a.C.
Sempre a S. Maria del Castello, sulla sella del Casale col Vescovado e sulla collina di Ferrocinto si hanno attestazioni di una frequentazione Lucana e Brettia di IV a.C. Sono stati recuperati molti materiali caratterizzanti la cultura materiale di questi popoli quali statuine, pinakes, ceramica italiota a figure rosse, ceramica a vernice nera, e oggetti in piombo (nella necropoli di Ferrocinto) pertinenti alla sfera rituale alari, spiedi e candelabri.
Proprio nel IV secolo a.C. i Bretti si distaccano dai Lucani e fanno di Cosenza (Cosentia) la loro capitale e Castrovillari viene a trovarsi al confine brettio-lucano, determinato dalla foce del Crati e la foce del Lao.
Con la vittoria di Roma su Bretti e Lucani, il territorio è sul tracciato della Popilia/Annia, la via che collega Reggio a Capua, e poi, tramite l’Appia, a Roma. In contrada Celimarro, parallelo al tratto di strada provinciale, è stato individuato un tracciato della suddetta via consolare.
La documentazione di età romana indica che il centro di S. Maria del Castello perde d’importanza in favore di piccoli insediamenti dislocati nelle campagne in località Celimarro, Camerelle, Ciarra, etc..
Ricordiamo la villa rustica di Camerelle, un notevole complesso costituito dalla parte residenziale, da quella produttiva e dai magazzini per la conservazione delle derrate alimentari in dolii.

Figura 4. Castrovillari. Loc. Camerelle. Complesso agricolo residenziale di età romana: particolare di alcuni vani (a sinistra); planimetria (a destra)
Tra Celimarro-Camerelle e Ciparsi si trova l’edificio voltato di Familongo, interpretato come “mitreo”, con pitture sulla volta che rappresentano finti lacunari, ampiamente diffuse in tutto il periodo imperiale romano.

Figura 5. Castrovillari. Loc. Familongo. Complesso monumentale di età romana:sezione e pianta