CAPO COLONNA
IL SANTUARIO DI HERA LACINIA A CAPO COLONNA: IL CULTO TRA MITI E LEGGENDE
Una lingua di terra posta tra cielo e mare delimita l’area sacra del Lacinio, teatro di antiche saghe leggendarie intimamente connesse alla storia di Crotone e del suo territorio. E’ in questi ameni luoghi che Diodoro Siculo (I sec. a.C.-I sec. d.C.) colloca l’antica saga di Eracle di ritorno dall’Iberia con i buoi di Gerione: durante una breve sosta sul promontorio egli avrebbe subito un tentativo di furto da parte dal capo locale, Lacinio, che pagò con la vita lo scellerato proposito ed avrebbe ucciso involontariamente l’ignaro amico Crotone in onore del quale l’eroe eresse uno splendido monumento funebre promettendo alla gente del luogo la fondazione di una città che avrebbe preso il suo nome, perpetrandone in eterno il ricordo. La saga di Eracle, interpretata come espressione mitica dei primi contatti emporici intrapresi, fin dal II millennio a.C., tra i naviganti egei e le genti del luogo, trova conferma nell’esistenza di insediamenti neolitici portati alla luce presso Capo Alfiere e Capo Piccolo e nella presenza di materiale ceramico (Capo Piccolo) ascrivibile al Miceneo I-II (1550-1425 a.C.). Ancora più ricca di dati è la tradizione sulla fondazione storica della città, promossa da Myskellos di Rhype su consiglio dell’oracolo di Delfi (Diodoro Siculo, VIII, 17) che ordina all’ecista di fondare la nuova polis “non lontano dal Lacinio, dalla sacra Crimisa e dal fiume Esaro”. E’ proprio in questa fase che all’interno del santuario del Lacinio, dopo gli episodi connessi al passaggio di Eracle e ai ritorni dei reduci della guerra di Troia, sembra comparire la grande divinità alla quale esso è dedicato: Hera, protettrice degli armenti bovini che pascolavano liberi nella natura rigogliosa; divinità kourotrophos, genio tutelare del parto e della prole ed Eleutheria, liberatrice e custode dell’Heraion del Lacinio, antico luogo di asilo e centro di culti e riti praticati da indigeni e greci che popolavano l’immediato entroterra.
IL SANTUARIO DI HERA LACINIA A CAPO COLONNA: IL SANTUARIO
Delimitato dall’ampia cortina muraria rinforzata a Nord e a Sud da due torri esterne, il santuario si articola in due aree orientate ad Est ed attraversate dalla solenne via sacra (larga 8,5 m) individuata in prossimità dei propilei di accesso al temenos. Orientata in senso obliquo rispetto all’asse della porta “a tenaglia” che si apriva lungo il tratto centrale delle mura essa proseguiva all’interno del temenos, verso il punto focale del santuario, meta dei pellegrini (fig.1).

Figura 1. Santuario di Hera Lacinia. Planimetria generale
Lungo il lato nord, l’edificio K (katagogion, albergo per ospiti privilegiati) dotato di un peristilio con colonne stuccate e capitelli di ordine dorico della seconda metà del IV secolo a.C. sembra rispettare l’allineamento della strada sacra. Diversamente, l’edificio H (hestiatorion, edificio per banchetti), costruito nel corso del IV secolo a.C. lungo il lato sud del tracciato, si allinea sull’asse determinato dal grande tempio. Di particolare importanza è l’esistenza di una rete di strutture murarie con allineamenti paralleli e perpendicolari alla grande via sacra interpretate come un esteso complesso abitativo ad uso signorile solidamente correlato alla vita del santuario e dei suoi adepti (IV sec. a.C). Nella regione nord-orientale del promontorio, non lontano della monumentale Torre Nao, in un’area già oggetto di parziali indagini sistematiche, è stato condotto, in anni più recenti, lo scavo estensivo dell’edificio termale di età tardo-repubblicana già menzionato da Paolo Orsi (1911) e noto, soprattutto, per la presenza di un emblema musivo con motivi geometrici e policromi ed iscrizione dedicatoria (fig. 2).

Figura 2. Capo Colonna. Disegno ricostruttivo del mosaico pavimentale del balneum (seconda metà del I sec. a.C.)
L’indagine sistematica ha consentito di leggere in dettaglio lo schema planimetrico del balneum (caratterizzato da una serie di piscine rivestite da malta idraulica e banchine disposte su alcuni lati e connesse ad altri vani a quote diverse) che sembrerebbe richiamare quello di un edificio per bagni rituali, in uso almeno fino ai primi decenni del I sec. d.C. Le ricerche estensive attivate nell’ambito dei lavori per la realizzazione del nuovo museo e per l’ampliamento del Parco archeologico (II lotto) hanno infine consentito di osservare l’esistenza di un impianto di età romano-repubblicana ed imperiale localizzato lungo la falesia Sud del promontorio ed impostato su una rete di strutture di III sec. a.C. Lungo la falesia Nord, il disfacimento del pavimento della moderna chiesetta ha consentito l’indagine dettagliata della pars fructuaria dell’edificio abitativo di età repubblicana già noto e parzialmente indagato (De Franciscis). Tra la fine del I a.C. e gli inizi del I d.C. un’altra imponente fase edilizia è documentata dalla grande domus articolata attorno ad un peristilio centrale e delimitata, lungo i lati meridionale ed occidentale, da un monumentale porticato ad L prospiciente gli assi viari principali, secondo uno schema planimetrico che trova ampie rispondenze nelle fonti antiche (Catone, Columella, Varrone).
IL SANTUARIO DI HERA LACINIA A CAPO COLONNA: IL MURO DEL TEMENOS
Costituito da un alzato in opus reticulatum su uno zoccolo in opera quadrata, la costruzione del muro del peribolo, sicuramente posteriore alla fase di età classica, contribuì all’accurata recinzione dell’area opportunamente fortificata. La presenza di uno zoccolo in opera quadrata a sostegno del robusto reticulatum suggerisce l’ipotesi di una realizzazione ascrivibile alla metà del IV sec. a.C. I tratti del tracciato in opera reticolata e vittata attestano, del resto, la cura riservata al Santuario fino ad età annibalica (fig. 3 a).

a b
Figura 3. Capo Colonna: a) Resti del circuito murario del peribolo in opus reticolatum; b) Tempio di Hera Lacinia. Colonna superstite
IL SANTUARIO DI HERA LACINIA A CAPO COLONNA: IL TEMPIO DI HERA
Esposto alla furia del vento e proteso verso mare lungo la frastagliata linea di costa, del monumentale tempio di Hera Lacinia innalzato alla madre di tutti gli dei sul Promontorio del Lacinio rimane oggi la nota colonna superstite (la seconda da nord della facciata orientale dell’edificio), impostata su un poderoso basamento composto da dieci livelli di blocchi squadrati. Se a Paolo Orsi si devono i primi studi sulla rovina, alle sistematiche indagini di Dieter Mertens va il merito di aver individuato una serie di preponderanti anomalie (assemblaggio di blocchi di forme diverse ed utilizzo di differenti materiali da costruzione) dovute al riutilizzo di materiale proveniente da un precedente impianto di età arcaica costruito sullo stesso sito del tempio attuale (fig. 3 b).
Una serie di terrecotte architettoniche conservate nei depositi del Museo di Crotone e del Museo di Reggio Calabria ed alcuni blocchi di reimpiego individuati nel crepidoma della struttura più recente ne documentano la pertinenza all’edificio più antico. Del poderoso tempio del secondo venticinquennio del V sec. a.C., gli studi più recenti sull’argomento (G. Rocco) sembrano suggerirne un impianto planimetrico caratterizzato dal consueto numero di colonne (6x19) con interasse di 4,20 m e doppia contrazione angolare (fig. 4).
Figura 4. Tempio di Hera Lacinia. Planimetria
La leggera inclinazione della colonna superstite verso il centro della fronte e la curvatura dello stilobate attestano l’elevato livello delle membrature architettoniche del tempio non estraneo alle multiformi esperienze artistiche di matrice siceliota (tempio di Athena a Siracusa, tempio di Himera); d’altra parte, la figura snella della colonna e il rapporto tra interasse ed altezza (ca. 1:2) invitano verso pregnanti influssi provenienti dalla madrepatria greca (tempio di Zeus ad Olimpia).
L’EDIFICIO B
Esplorazioni stratigrafiche avviate, tra il 1987 ed il 1990, a Nord del grande tempio hanno portato alla luce un grande edificio a pianta rettangolare (m 22x9) posto sul medesimo asse del principale edificio, ma divergente verso nord rispetto ad esso. Dell’intero complesso, definito edificio B, rimangono alcune tracce dei filari di fondazione in calcarenite locale ridotta in piccole scaglie (lato nord). I preziosi rinvenimenti restituiti dal sito e un singolare horos (cippo di confine sacro) di forma tronco-conica infisso nel terreno lungo il lato meridionale confermano la sacralità della struttura di cui è stato possibile individuare tre distinte fasi di vita. Un primitivo luogo di culto risalente alla fine del VII- inizi del VI sec. a.C. con elevato in mattoni crudi e tetto in paglia e legno è indiziato dal muro perimetrale nord e da materiali arcaici pertinenti alla sfera femminile del mondo indigeno (prima metà del VII secolo a.C.). Entro i primi anni del V secolo a.C., nell’ambito del complesso rinnovamento edilizio che interessa tutta l’area del santuario, si registra la massiccia ricostruzione dei tre lati dell’edificio congiunta all’ apertura dell’ingresso monumentale sul lato orientale e all’edificazione di un basamento quadrato interpretabile come una “tavola per offerte”, eretto in prossimità del muro di fondo occidentale - in posizione centrale rispetto all’asse dell’edificio - sui resti di un precedente impianto indiziato da tre dischi di colonna dorica e da resti di un piccolo blocco squadrato provenienti da strutture più antiche. La copertura con tegole e le pregevoli decorazioni architettoniche sanciscono l’elevata monumentalità dell’edificio, mentre il rinvenimento di preziosi oggetti votivi nell’area dell’horos sacro (diadema, barchetta nuragica, borchia d’argento con lamina aurea) lascia ipotizzare l‘esistenza di un luogo particolare dove potevano trovare posto i doni speciali. All’ultima fase di vita della struttura, compresa entro il primo venticinquennio del V secolo a.C., risalgono imponenti rinnovamenti edilizi (il raddoppiamento del muro meridionale dell’edificio al quale vengono addossati alcuni blocchi di calcarenite per sostenere i supporti lignei atti a sorreggere la copertura dell’edificio), interpretati alla luce della possibile esistenza di un primitivo spazio cultuale, sostituito dal tempio arcaico e, successivamente, dal grande edificio di età classica (fig. 5).

Figura 5. Santuario di Hera Lacinia. Edificio B: in alto, visto da est; in basso, planimetria
L’elevato pregio dei reperti rinvenuti all’interno dell’edificio, inquadrabili entro un arco cronologico compreso tra l’inizio dell’VIII e la prima metà del V sec. a.C., attesta l’ampia fama del santuario del Lacinio, punto di snodo per i traffici e le rotte commerciali provenienti dalla madre patria greca e dal lontano Oriente. Tra gli eccezionali ritrovamenti ricordiamo il prestigioso diadema-corona (metà VI-V sec. a.C.) rinvenuto nei pressi dell’ horos ed una considerevole quantità di reperti in bronzo, doni votivi per la dea appesi alle pareti dell’edificio e conservati, per lo più, allo stato frammentario. Tra le importazioni, una significativa campionatura di ex-voto provenienti dai principali ateliers della madrepatria greca, da Corinto, da Atene, dal Peloponneso, dalle isole (Rodi e Samo) documentata da unici capolavori della bronzistica greca riconducibili al filone laconico (gorgone) filtrato da una tradizione locale (due piccole placche allungate a forma di sirena utilizzate come sostegno per bacini o lebeti) e, in particolare, ad influssi corinzi richiamati da monumentali anathemata (sfinge) del terzo quarto del VI secolo a.C. (figg. 6-7-8).

Figura 6. Heraion del Lacinio. Sfinge di bronzo: profilo frontale e posteriore (terzo quarto del VI sec. a.C.)

Figura 7. Heraion del Lacinio. Gorgone in bronzo (terzo quarto del VI sec. a.C.)
Figura 8. Heraion del Lacinio. Piccole placche bronzee a forma di sirena (terzo quarto del VI sec. a.C.)
Preziosi votivi del periodo orientalizzante (VII sec. a.C.) riflettono i circuiti di scambi provenienti direttamente dall’Oriente (scarabei, oggetti in faïnce, uova di struzzo). Ad un contesto indigeno di matrice enotria sembra, inoltre, ricondurre un gruppo di reperti significativi (fibula “ Sala Consilina III A” e pendaglio bronzeo tipo “Alianiello”) appartenenti alla sfera femminile. Pregevole indizio della presenza di genti non greche al Lacinio è la nota barchetta nuragica, eccellente decima di bottino offerta in dono alla dea (fig.9).

Figura 9. Heraion del Lacinio. Barchetta nuragica: prospetto e ricostruzione grafica