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Crotone. Veduta aerea con indicazione delle principali aree di scavo

CROTONE

 

Alle indagini sistematiche  attivate  nel corso degli anni ottanta entro il perimetro urbano della città di Crotone  si deve il recupero delle più antiche tracce di frequentazione ascrivibili ad età coloniale documentate, in particolare  nelle aree di Via Tedeschi, via Firenze e  “G.V. Gravina-Pignara”.   L’organizzazione dello spazio civico secondo un modello ortogonale formato da strade di dimensioni minori (stenopoi) che intersecavano ad angolo retto, tracciati più grandi (plateia) delimitanti isolati, è documentato da nuclei abitativi orientati perpendicolarmente rispetto ai diversi andamenti della linea di costa per garantire il regolare deflusso delle acque. Il primo, con asse nord-sud, è ubicato tra la collina del Castello e l’area compresa tra l’Ospedale ed il Fosso Pignataro; il secondo, con orientamento 30° a nord-est, è stato localizzato nella zona tra il Campo Sportivo e via Cutro, il terzo, con asse 60° a nord-est, è ubicato tra la zona industriale e la collina della Batteria. Particolarmente esaustiva per la puntualizzazione delle diverse fasi di vita del sito è risultata loc. “G.V. Gravina-Pignara”, ubicata tra le odierne vie Cutro e via M. Nicoletta, dove le indagini sistematiche effettuate dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria tra il 1981 ed il 1985, hanno messo in luce una piccola porzione di un quartiere artigianale localizzato nella fascia di territorio compreso tra il Torrente Pignataro (ad ovest) e il fiume Esaro (ad oriente). Le  analisi stratigrafiche condotte in specifiche aree del complesso hanno documentato la presenza di strati e strutture del V sec. a.C., in particolare di muri costituiti da scaglie di varie dimensioni legati a secco e disposti su un piano orizzontale. Lo strato di frequentazione di fine VIII- inizi VII sec. a.C., è indiziato dalla presenza di  frammenti di coppe “tipo Thapsos”. Nell’area dell’ex Consorzio Agrario, sotto i livelli abitativi di  età tardo-classica ed ellenistica, si segnalano tracce di frequentazione ascrivibile al VII sec. a.C.

 

L'ABITATO: LA FASE ELLENISTICA

Dopo il rinnovato fermento edilizio della prima metà del V secolo a.C. (santuario del Lacinio e santuario di Vigna Nuova), una  ristrutturazione di grande impegno caratterizza la successiva fase di vita del sito. A partire dalla metà del IV sec. a.C., in concomitanza con la liberazione della città dall’oppressione tirannica di Dionisio di Siracusa, padrone della città per più di un decennio, una nuova maglia urbana si sovrappone alla precedente uniformandosi, nel complesso, a quella più antica. Tra le aree che hanno restituito maggiori informazioni in quella localizzata tra la collina del Castello ed il Fosso Pignataro è stato possibile identificare una porzione ben definita del tracciato ortogonale  caratterizzato da unità abitative autonome intervallate da due strade ampie circa 5 m. Anche in loc. “G.V. Gravina-Pignara” si segnala la presenza di un complesso abitativo delimitato da due ambitus rispettivamente sui lati nord ed est, orientato perpendicolarmente all’asse viario (primi decenni del IV sec. a.C.). Costituito da più vani con ingresso sul lato prospiciente la strada, esso risulta diviso in più ambienti distribuiti lungo i lati lunghi di un cortile aperto che attraversa la casa (fig. 1).

 

Planimetria di abitato in loc. Pignara - Clicca per ingrandire

 

Figura 1. Crotone. Porzione di abitato in loc. Pignara. Planimetria 

 

A sud-est e a nord due spazi privi di copertura caratterizzano il nucleo abitativo. Benché la mancanza di indizi determinanti abbia impedito di definire puntualmente le specifiche destinazioni funzionali di ciascun vano e la lettura degli ambienti ubicati ad est sia stata notevolmente compromessa da interventi edilizi posteriori che ne hanno alterato l’originaria struttura planimetrica, è stato tuttavia possibile localizzare la zona di soggiorno nel settore occidentale della casa; un focolare delimitato da un circolo di pietre e limitante una zona con numerose tracce di bruciato ne ha suggerito l’identificazione con un’area destinata alla cottura e alla preparazione dei cibi (fig. 2 a).

 

Veduta del complesso abitativo in loc. Pignara - Clicca per ingrandire   Porzione di elevati in loc. Gravina-Pignara - Clicca per ingrandire

                                    a                                                                               b

 

Figura 2. Crotone. Loc. Gravina-Pignara. a) Veduta del settore occidentale del complesso abitativo; b) Area occidentale. In primo piano: porzione di elevati (IV sec. a.C.) 

 

La presenza di una bottega localizzata nell’ambiente prospiciente il tracciato stradale ha, del resto, convalidato l’interpretazione dell’intero complesso identificabile come una casa-bottega. Particolarmente esemplificativo delle tecniche edilizie in uso a Crotone nei primi decenni del IV sec. a.C. è la porzione di elevato conservato (fig. 2 b): posto su un’assise di zoccoli di pietre unite a secco, l’alzato in mattoni crudi risulta protetto da un rivestimento di tegulae paraguttae finalizzato a respingere l’umidità esterna; una pavimentazione in terra battuta caratterizza i vani interni; battuti di terra e ghiaia distinguono le aree scoperte. 

Al terzo venticinquennio del IV sec. a.C. si data una complessa ricostruzione dell’intero complesso  ed  una nuova sistemazione degli spazi interni  in uso almeno fino alla prima metà del III secolo a.C.
L’imponente trasformazione in atto nella polis tra IV e III secolo a.C. è altresì documentata dalle indagini intraprese nel 1986 nell’area della “Banca Popolare Cooperativa” indagata sistematicamente nell’ambito delle campagne di scavo coordinate e dirette in quegli anni dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria. Ubicata tra via Cutro e via Panella, l’area ha restituito un’ampia e complessa stratigrafia archeologica documentata, in particolar modo, dallo scavo di una porzione di abitato in vita dal VI al III sec. a.C. e successivamente obliterato da una fitta necropoli ad inumazione degli inizi del II sec. d.C. L’isolato messo in luce, delimitato a N da una strada ampia circa 5 metri tagliata in senso longitudinale da un ambitus largo circa m 0,80, risulta allineato lungo l’asse nord-sud, secondo l’orientamento principale del nucleo urbano. Benché l’interpretazione delle strutture abitative sia risultata notevolmente alterata dalla presenza di nuclei di sepolture sovrapposte ad esse, nella parte orientale dell’isolato è stato possibile distinguere un complesso abitativo a pianta quadrata (17 m. per lato) con corte centrale allungata e una serie di ambienti disposti intorno ad essa. L’area residenziale, ubicata nella zona occidentale del complesso, risulta suddivisa in un vano maggiore e due minori collegati da un piccolo corridoio di servizio; la presenza di un focolare di pietra nella zona est della casa ha indotto a localizzarvi la cucina. Nella metà del IV secolo a.C., la costruzione di altri ambienti prospicienti  la corte centrale e la successiva chiusura delle aperture sul cortile coincide con una complessa ristrutturazione del primitivo nucleo abitativo in uso fino alla fine del IV - inizi del III secolo a.C. 

Ad una fase successiva risale l’edificazione di un nuovo complesso articolato intorno ad una corte  quadrangolare di circa 60 m2  orientata a SE, pavimentata con uno strato di ghiaia e tegole e caratterizzata dalla presenza di un pozzo centrale. La disposizione degli ambienti, determinata dall’orientamento degli isolati perpendicolari alla linea di costa, richiama quella attestata nelle case di Olinto ed Imera: le zone di soggiorno ubicate nell’area occidentale del complesso seguono una disposizione regolare alternata da un ampio ambiente aperto verso est, sulla corte centrale, mentre  sul lato nord  del cortile si apre un ambiente porticato. Un ingegnoso sistema di drenaggio costituito da canalette di coppi o tegole disposte di piano garantiva il deflusso delle acque piovane convogliandole dal lato nord verso la strada. Un violento episodio è all’origine della distruzione del complesso negli ultimi decenni del III sec. a.C.; l’intero nucleo abitativo rimane tuttavia in uso almeno fino all’inizio del II sec. a.C. quando viene completamente abbandonato: una necropoli dei primi decenni del II sec. d.C. oblitera parte delle strutture sottostanti.
Indizi particolarmente significativi per la definizione dell’identità urbana della polis negli anni di più intenso fervore edilizio scaturiscono dai risultati delle indagini effettuate, a partire dagli anni settanta, nella zona adiacente all’odierno “Campo sportivo”, meglio nota come area delle “Cooperative”, situata  tra i moderni tracciati di via “XXV Aprile”,  via “M. Nicoletta”e  via “Di Vittorio” (fig. 3).

 

 

Planimetria delle aree cooperative - Clicca per ingrandire

 

Figura 3. Crotone. Aree cooperative "Pertunsola-S. Cristoforo-Uranio. Planimetria

 

Gli interventi, condotti nell’ambito di un progetto di attuazione di un piano di edilizia popolare, hanno interessato in particolare i limitrofi complessi  della “Pertunsola”,  “S. Cristoforo” e  “Uranio” (fig. 4).

 

Planimetria dell'area di scavo  di loc. Cooperativa Uranio - Clicca per ingrandire

 

Figura 4. Crotone. Loc. "Cooperativa Uranio". Planimetria generale dell'area di scavo

 

Qui,  l’individuazione di una porzione di un grande muro di recinzione, all’interno del quale sono state rinvenute tracce di una fondazione angolare pertinente ad un edificio monumentale, e la  scoperta di due basamenti in blocchi squadrati portati alla luce in loc. S. Cristoforo (fig. 5) e di dieci basi quadrangolari allineate, interpretate come fondazioni dei pilastri di una stoà  (area “Di Vittorio”) ne ha suggerito l’identificazione con lo spazio pubblico (agorà) della polis delimitato a nord e a sud da lunghe strutture.

 

Basamenti in loc. S. Cristoforo - Clicca per ingrandire

 

Figura 5. Crotone. Loc. S. Cristoforo. In primo piano: basamenti in blocchi squadrati 

 

Un settore di abitato di età tardo-classica ed ellenistica con presenze ascrivibili ad età arcaica e classica (tra cui un piccolo torso fittile di cavaliere)  è stata portato alla luce da recenti interventi esplorativi (2001-2003) effettuati nel quartiere Fondo Gesù, nell’area dell’ex cava Messina dove si segnalano la presenza di due strutture a carattere residenziale separate da un angusto ambitus con orientamento nord-est sud-ovest ed il rinvenimento di grossi blocchi squadrati pertinenti ad un possente muro in calcarenite connesso, forse, ad una struttura di tipo portuale o commerciale situata lungo la linea di costa. Sul versante meridionale dell’ambitus è un vano scoperto con tracce di frequentazione cultuale (frammenti di statuine fittili) della fine del IV sec. a.C. Sul lato nord, un altro edificio residenziale anteriore alla metà del IV sec. a.C., ha restituito una planimetria canonica con più ambienti disposti intorno ad un ampio cortile aperto di cui è stata messa in luce una porzione di pavimentazione in ghiaia.

 

L'AREA DEL CAMPO SPORTIVO: IL CONTESTO URBANO
Oggetto di sistematiche campagne di scavo attivate con finanziamenti comunali e ministeriali, l’area del Campo Sportivo “Ezio Scida“ ha restituito un contesto urbano di straordinaria importanza per la conoscenza dell’assetto topografico della città. L’area è risultata interessata da una discarica di frammenti architettonici di vario genere (rocchi di colonne, capitelli, elementi di copertura, frammenti di sima) pertinenti ad un edificio in uso nel IV secolo a.C. e dall’impianto di un altro sontuoso edificio con vasto cortile delimitato da portici e colonne poggianti su blocchi di reimpiego provenienti da strutture più antiche (figg. 6 a-b).

                                                                                   

Antefissa dipinta - Clicca per ingrandire    Frammento di kalypter hegemon - Clicca per ingrandire  

                                      a                                                                               b 

 

Figura 6. Crotone. Loc. Campo Sportivo: a) Antefissa dipinta; b) Frammento di kalyptér hegemon con tripode di Crotone (IV-III sec. a.C.)

 

L’arco cronologico, suggerito dai materiali rinvenuti, consente di datare l’abbandono del complesso entro la metà del III sec. a.C. A recenti interventi di scavo condotti nel settore compreso fra le due aree (area I ed area E), si deve l’individuazione di uno stenopos, di cui è stato possibile documentare due livelli di frequentazione ascrivibili rispettivamente al IV e al III sec. a.C. e di  due lotti edilizi con  asse nord-sud. All’interno dell’ambiente I, in cui si è voluto riconoscere l’andron dell’edificio, la presenza di frammenti ceramici e di porzioni di strutture ascrivibili ad età arcaica ha consentito di accertare una frequentazione della seconda metà del VI sec. a.C. Una serie di buche di palo ed il rinvenimento di ceramica protocorinzia  ha permesso, inoltre, di individuare la prime fasi di vita del sito (prima metà del VII sec. a.C.); una frequentazione di età coloniale è stata, altresì,  riconosciuta  nei livelli sottostanti (fine VIII- inizi VII sec. a.C.).   

 

LE AREE ARTIGIANALI
La ricerca archeologica documenta un’intensa attività produttiva concentrata in particolar modo nell’area dell’odierno “Campo Sportivo” interessata dalla presenza di fornaci attive dal VI sec. a.C. al IV  sec. a.C. e forse connesse ad una officina specializzata inclusa nella struttura abitativa individuata nelle immediate vicinanze. Aree artigianali differentemente organizzate sono state messe in luce  anche in loc. Campitello: l’esistenza di corsi d’acqua corrente, di pozzi e fornaci ed il rinvenimento di una consistente quantità di scorie in ferro sembrano indirizzare verso un tipo di lavorazione metallurgica ampiamente documentata anche nell’area dell’ex Consorzio Agrario dove è emerso un complesso artigianale con ambienti per la lavorazione dei metalli ed ampi spazi aperti con pozzi e canalette (IV- III sec. a.C.) . I piccoli nuclei artigianali individuati ad Est della zona “Banca Popolare Cooperativa”, nelle aree “I.N.P.S.” e “Scintilla” sembrerebbero indirizzati a soddisfare le esigenze dei quartieri limitrofi.

 

LE NECROPOLI

Delle necropoli urbane localizzate intorno alla città, a nord (contrada Vela), a ovest (collina S. Giorgio), verso sud (collina di Viscovatello, vallata del Tuolo) particolarmente significativo è il nucleo di sepolture individuate in loc. Carrara, in un’area separata dall’abitato posto nella pianura sottostante. Il tracciato dell’antica cinta muraria verificabile in questo tratto solo su base orografica non consente di stabilire il rapporto tra la necropoli e le antiche fortificazioni che probabilmente la inglobarono. Il sepolcreto, in uso già dalla fine dell’VIII sec. a.C., risulta costituito in prevalenza da tombe ad inumazione,  in “cassa di embrici” o alla cappuccina, non mancano tuttavia fosse scavate nella nuda terra o sepolture ad incinerazione entro grandi vasi. L’aspetto monumentale di alcune tombe è documentato dall’utilizzo di tegole e coppi  e di grandi blocchi in pietra locale. Sebbene risulti difficile individuare un criterio di organizzazione spaziale ed identificare specifici indicatori di stratificazione sociale, la presenza nei corredi di IV sec. a.C. di  vasellame da banchetto (skyphos, lekythos ariballica, olpe), patere ed unguentari fusiformi sembra suggerire un equo livellamento della ricchezza. Tra gli interventi più recenti effettuati nell’area  contigua al perimetro della polis si segnala lo scavo di due importanti contesti sepolcrali  portati alla luce in loc. S. Francesco-Marinella e nel sito denominato Carrara 3. Un nucleo di 16 sepolture, di cui 15 sistematicamente esplorate (a inumazione, alla cappuccina, a cassa) caratterizza il contesto di loc. San Francesco-Marinella in uso tra la fine del V e la fine del IV sec. a.C.

 

LE MURA
Decisivi per la messa in luce di una porzione dell’antica cinta muraria della polis sono risultati i saggi condotti in località Vigna Nuova durante i lavori per l’impianto di un collettore destinato alle acque bianche dell’area industriale (1986). Costituita da due cortine murarie, legati da piccoli muretti trasversali, la struttura difensiva si caratterizza per la presenza di un emplecton  molto accurato formato da tegole e pietre compresse con argilla che consente di datare la struttura entro la metà del IV sec. a.C. Ben conservato è il paramento esterno caratterizzato da blocchi di calcare allocati  sia di testa che di taglio. All’esterno del muro, addossato ad esso sul lato sud, un edificio formato da una sequenza di blocchi isodomi  su cui era collocato un riempimento di pietrame  e piccole  schegge di blocchi frantumati è stata interpretato come basamento di una  possente struttura monumentale,  forse un bastione o una torre quadrata.
I risultati delle indagini archeologiche non consentono di ipotizzare l’esistenza di una cinta muraria  di età arcaica; la presenza di alcuni nuclei strategici posti sulle alture circostanti, adeguatamente difese, sembra tuttavia plausibile (fig. 7).

 

Tratto della fortificazione sulla collina di S. Lucia - Clicca per ingrandire

 

Figura 7. Crotone. Collina S. Lucia. Tratto della fortificazione urbana (IV sec. a.C.)

 

IL SANTUARIO DI VIGNA NUOVA

Ubicato  sul fianco della collina di Vigna Nuova, nelle vicinanza delle mura, l’edificio sacro di Vigna Nuova si caratterizza per l’originale impianto planimetrico costituito da un’aula rettangolare orientata sud-est/ nord-ovest con un elemento quadrato centrale (fig.8 a).

 

Tempio di Vigna Nuova e tratto del circuito murario - Clicca per ingrandire             Planimetria del Tempio di Vigna Nuova - Clicca per ingrandire

 

Figura 8. Crotone: a) Area industriale con il tempio di Vigna Nuova ed un tratto del circuito murario; b) Il tempio di "Vigna Nuova". Planimetria I fase (fine del VII sec. a.C. ed inizi del VI sec. a.C.) e II fase (inizio del V sec. a.C.) 

 

Nella parte nord-est un angusto passaggio conduceva ad un ambiente stretto e rettangolare che sembra aver originariamente rivestito il ruolo di adyton. Un altro vano chiuso, più tardo del precedente, si apriva sul lato sud-orientale del complesso. Le analisi delle strutture, indagate tra il 1975 ed  1993, unite ai dati ricavati dalle indagini stratigrafiche hanno consentito di distinguere  le differenti fasi di vita del  complesso sacro in uso dalla prima metà del VI fino all’ultimo trentennio del IV sec. a.C. (fig.8 b).  

Alla prima metà del VI secolo a.C. si ascrive  il più  antico livello di frequentazione fin ad ora indagato, documentato dal rinvenimento di un frammento di “Schielband”  con gambe di un personaggio rivolto verso destra, di parti di coppe a filetti ed attiche attribuite alla bottega dei “Piccoli Maestri” e da ampie porzioni di muri individuati sul lato settentrionale  e nell’area di chiusura nell’adyton. La seconda fase del complesso è comprovata  dal raddoppiamento del muro settentrionale e dal rafforzamento del muro di chiusura dell’adyton. Al primo venticinquennio del V secolo risale un significativo rinnovamento edilizio che interessa in massima parte la porzione centrale dell’edificio. A tale fase si ascrivono  la costruzione del c.d. recinto quadrato costituito da uno strato di argilla pressata e laterizi ed interpretato come base di appoggio per offerte sacre e la dedica di  numerosi oggetti  votivi (strumenti connessi alla coltivazione dei campi e al lavoro della terra come zappe, vanghe, piccozze). Tra questi si segnalano in particolare  una copiosa quantità di catene in ferro parzialmente spezzate  o allentate ed una serie di oggetti votivi in bronzo (armi e lance posti all’interno degli stessi blocchi di catene) che hanno spinto a favore di un suggestivo accostamento con l’epiteto di Eleutherìa noto da numerose dediche consacrate alla divinità del Lacinio. Il rinvenimento a Capo Colonna dell’ antico edificio di culto dedicato ad Era (edificio B) che ricorda, per impianto planimetrico (aula rettangolare con basamento quadrato), l’edificio di Vigna Nuova rafforza l’ipotesi dell’esistenza di due luoghi di culto dedicati ad Era collocati rispettivamente al di fuori dalle mura (Heraion del Lacinio) ed entro i limiti del reticolo urbano (santuario di Vigna Nuova).


 

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