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Reperti nei Musei

TIRIOLO

 

La felice posizione geografica del sito posto sulla sommità di un colle ad est del monte omonimo, a dominio delle vallate sottostanti facili vie di comunicazione verso la Sila a nord ed il litorale ionico e tirrenico a sud, ha favorito fin da età protostorica (IX-VIII sec. a.C.) un’occupazione stabile del comprensorio comunale di Tiriolo ubicato immediatamente a nord della fascia istmica catanzarese.

A tale fase si riferiscono i reperti rinvenuti nella zona compresa tra località Campo Monaci (che ha restituito sepolture dell’età del Ferro) e la valletta di Donnu Petru, tra cui particolare è uno strumento musicale (calcofono) della metà dell’VIII sec. a.C. confrontabile con oggetti simili rinvenuti in altri contesti calabresi coevi (Crichi, Cirò). Intorno alla metà del IV secolo a.C. il centro, soggetto ad una completa riorganizzazione urbana, diviene sede dell’ethnos dei Bretti. Le indagini sistematiche attivate nel comprensorio comunale documentano un sistema di popolamento a nuclei sparsi ubicati sulle piccole cime dominate dal poderoso massiccio omonimo. I materiali rinvenuti nelle contrade limitrofe (ad Acqua di Fajani, S. Donata, sul Timpone Vala, nelle località Cutura, Jnostra, Donnu Petru, Campo Monaci) attestano la nascita del nuovo centro particolarmente attivo nel sistema di traffici e correnti commerciali provenienti dalla costa ionica e tirrenica. Tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C., la nascita di un nuovo nucleo abitato nella zona di Donnu Petru non determina la fine dei piccoli insediamenti ubicati nelle immediate vicinanze ed attivamente coinvolti nella fondazione del centro. L’interpretazione delle strutture venute alla luce nell’attuale zona del Campo Sportivo, probabile sede della vita pubblica dell’antico insediamento, illustra la complessa organizzazione socio-politica del nucleo brettio di Tiriolo. Ad  età romana si ascrivono due ripostigli monetali contenenti una buona percentuale di valute puniche (fine del III sec. a.C.), indice di una circolazione mista di monete brettie ed annibaliche all’epoca della seconda guerra punica e la nota tabula bronzea che reca inciso il testo del Senatus Consultum de Bacchanalibus, legge emessa dal senato di Roma nel 186 a.C. per vietare il culto di Bacco ed impedire pericolosi tumulti contro l’ordine pubblico, evidente attestazione della diffusione di culti bacchici nel territorio dell’ager Teuranus.

 

L’ABITATO

Agli inizi del IV sec. a.C.  si ascrive l’occupazione sistematica della collina di Donnu Petru sede dell’insediamento osco-brezio di Tiriolo. Tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C., in seguito alla ribellione ai Lucani del 356 a.C. e all’affermarsi dell’ethnos indigeno dei Brettii, il notevole sviluppo del centro spinse verso una generale riorganizzazione dell’abitato ubicato intorno alla collinetta di Via Grandi (andata distrutta) e sulle pendici della valletta sottostante. L’antico tessuto urbano, fitto di edifici a carattere privato separati da assi stradali basolati, risulta caratterizzato da abitazioni a pianta rettangolare con alzato in mattoni crudi o in materiale deperibile e coperture con tegole piane poste a doppio spiovente costruite, almeno in parte, con argilla di colore rossastro o giallino reperita e lavorata in loco anche nel caso dei noti kalypteres hegemonos, coppi maestri destinati a coronare la sommità dei tetti a doppio spiovente.

Accanto a modesti edifici residenziali, case più ricche con prospetti articolati, decorate da ambienti intonacati e dotate, nella parte retrostante, di ampi spazi di servizio per il ricovero di attrezzi agricoli (edificio B) documentano l’alto tenore di vita di un gruppo consistente di notabili legati, forse, alla pratica di guerra o allo sfruttamento delle risorse boschive o pastorali (Figura 1).

Planimetria dell'edificio B di Donnu Petru - Clicca per ingrandire

 

Figura 1. Tiriolo, loc. Donnu Petru. Edificio B: planimetria

 

L’AREA PUBBLICA

Importanti vestigia  rinvenute nella zona dell’attuale Campo Sportivo (loc. Orto del Principe) invitano a collocare in questa area il centro della vita pubblica dell’insediamento indiziato da una serie di eccezionali rinvenimenti effettuati nel 1640 durante i lavori di costruzione della dimora del principe Cigala. Accanto alla nota tabula bronzea del Senatus Consultum de Bacchanalibus (186 a.C.), la scoperta di una serie di membrature architettoniche (colonne, basi, architravi tra cui splendidi esemplari di capitelli di ordine dorico) e di alcuni tondelli di bronzo destinati a ricevere la punzonatura per divenire moneta, indizio della probabile esistenza di una zecca locale abilitata a coniare moneta secondo i tipi della confederazione brettia, confermano la salda organizzazione politica del centro.  

Ad un contesto religioso di età brettia rimandano, inoltre, alcune statuette di divinità, un bronzetto che rappresenta Marte in assalto (IV sec. a.C.) ed un bronzetto di Eracle a riposo (IV sec. a.C.) in cui si ravvisano precisi influssi iconografici di tipo italico. Al III sec. a.C. si datano, inoltre, due piccole statuette fittili di Atena sacrificante provenienti, forse, da un deposito votivo. La dipendenza da schemi e modelli ellenici non sembra tuttavia escludere l’originaria matrice italica: l’alto livello di ricettività del nucleo brettio di Tiriolo si riconosce infatti nel forte influsso italiota irradiato dal polo campano e ben documentato dall’ampia gamma di produzioni locali (bronzetti, coroplastica, vasellame a vernice nera).

 

L’AREA ARTIGIANALE

L’alto tenore di vita del centro brettio di Tiriolo, attivo nei traffici e aperto agli scambi culturali anche verso la costa è documentato dalla zona artigianale individuata presso la Curva di Pededace, probabile sede di un’antica figlina (fabbrica di ceramica e terracotta). Le ricerche archeologiche eseguite nell’area attestano l’esistenza di una classe di artigiani particolarmente attiva nella produzione di oggetti in bronzo e di vasellame. Fornaci e tracce di laboratori destinati anche alla produzione del ferro, particolarmente attiva nel corso del III sec. a.C., ed il rinvenimento di valvole distanziatrici (anelli dotati da un bordo esterno espanso utilizzati per impilare e cuocere i vasi) e di  numerose stampiglie  incise sul fondo di piatti a vernice nera (KER[INIOS]), confermano l’alta qualità delle manifatture artigianali. La produzione dei mattoni con il bollo Trebìou Perkenniou, degli oscilla con nomi oschi incisi secondo l’uso scrittorio greco (Pakiou e Kalonìou) denota, del resto, l’alto tenore di vita del ceto imprenditoriale incline ad un tipo di cultura materiale influenzata da modelli ellenici. 

Tra le produzioni ceramiche  prevalgono le forme di uso comune accanto a pochi esemplari di grandi dimensioni come i crateri per mescere l’acqua ed il vino. Particolarmente significative risultano le grandi produzioni in terracotta come le trapezai (sostegni) con fusti lisci, modanati o con il bordo decorato con motivi vegetali, le sculture (tra cui si segnala un elaborato ritratto virile con volto sformato e corti capelli coperti da una piccola calotta di lana lavorata conservato presso il Museo provinciale di Catanzaro) e una serie di decorazioni architettoniche  (antefisse a protome femminile e hydroon a maschera leonina) significative del pregevole livello di monumentalità del centro. Ad una committenza raffinata  è altresì indirizzata l’ampia bronzistica locale documentata dalle armature da parata (elmi e ganci di cinturone) e da grandi recipienti da mensa (situle) destinati ad una domanda elitaria.

 

LE NECROPOLI

Parzialmente depredate in occasione di scavi clandestini, le numerose necropoli ubicate nelle vicinanze dei nuclei abitati ricorrono negli scritti di cronisti dei secoli scorsi (Malpigli, Cappucci, Ursano).

I principali nuclei indagati sistematicamente  nelle località Castaneto e Campo Monaci documentano l’uso di  tombe “alla cappuccina” e “a cassa di embrici” (Figura 2).  

 

Tomba a cassa - Clicca per ingrandire

 

Figura 2. Tiriolo. loc. Campo Monaci. Tomba a cassa di embrici

 

Dalla tomba di località Castaneto, scoperta casualmente in occasione di lavori agricoli nel 1925, proviene un corredo funerario della seconda metà del IV sec. a.C., appartenente ad un defunto di elevato rango sociale costituito da oggetti in bronzo pertinenti al simposio e alla guerra. Dai prestigiosi frammenti bronzei rinvenuti (un doppio manico di situla con beccuccio a protome leonina, i ganci di due cinturoni di varia foggia, lamine di vasi decorati, frammenti di un candelabro e bardature  equine in piombo) si deduce l’alto tenore di vita del defunto capace di fregiarsi di un pregevole apparato decorativo.

Da un’altra sepoltura individuata sul pendio E della collina di “Donnu Petru” proviene lo splendido elmo bronzeo a calotta con paranuca decorata con girali di acanto e visiera decorata a sbalzo nella parte superiore (con ciocche di capelli, foglie di edera e due orecchie di satiro) attualmente conservato presso il Museo Provinciale di Catanzaro ed attribuito, per  qualità e ricercatezza delle rifiniture, ad una bottega alessandrina della fine del IV-inizi del III sec. a.C.  

In località Campo Monaci, già sede di una necropoli della prima età del Ferro, si segnala il rinvenimento di una tomba a cremazione di IV-III sec. a.C.  in cui il corpo del defunto era giacente su una pira seminterrata. Sempre da un contesto sepolcrale, purtroppo ignoto, proviene una laminetta plumbea ripiegata recante un’iscrizione osca in forma di defixio, contenente maledizioni per il defunto e redatta secondo l’uso scrittorio greco (Figura 3). 

 

Apografo di laminetta bronzea - Clicca per ingrandire

 

Figura 3. Tiriolo. Laminetta bronzea contenente una maledizione (defixio) contro una donna: apografo

 

                                                                                                          

LA DOCUMENTAZIONE NUMISMATICA

Alla fine del III sec. a.C. si ascrivono alcuni ripostigli monetali contenenti un buon numero di monete puniche a conferma della notizia data dalle fonti di un’alleanza dei Brettii con i Cartaginesi durante la seconda guerra punica. Uno di questi ripostigli, rinvenuto nel 1926 nell’area di Pededace e costituito da 109 pezzi del tardo III sec. a.C. (4 monete bronzee brettie, 103 monete argentee e 2 bronzee di Cartagine) documenta l’ampia circolazione monetaria nell’Ager Teuranus. Particolarmente significativo per l’intensità dei rapporti commerciali attivi nel comprensorio tiriolese è il rinvenimento di alcuni tondelli di bronzo pronti a ricevere la punzonatura per divenire moneta, indice della probabile esistenza di una zecca locale abilitata a coniare moneta secondo i tipi della confederazione brettia. 

 

 

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