SKYLLETION - SCOLACIUM
Ubicato lungo il segmento ionico dell’istmo catanzarese definito dalla Valle del Corace, verso lo Ionio e dal bacino dell’Amato, lungo l’asse tirrenico, l’antico centro di Skylletion fu fondato, secondo la tradizione confluita in Strabone, dall’eroe ateniese Menesteo o, stando ad una versione più tarda, dallo stesso Ulisse naufrago su quelle coste. Il nome stesso del golfo da cui la polis prende il nome ricorre nella descrizione tucididea della spedizione ateniese di Gilippo in Sicilia durante la guerra del Peloponneso (415 a.C.) a proposito della formazione di venti da ponente che, dal golfo lametino, si canalizzavano verso il mar Ionio. Più probabile è l’ipotesi di una fondazione da parte dei Crotoniati, che, nell’ambito della loro espansione, seppero sfruttare la posizione strategica del sito posto tra due golfi, lo Skylletikòs da un lato e il Lametikòs dall’altro, allo sbocco della via di attraversamento dell’istmo catanzarese.
In età ellenistica la particolare posizione dell’insediamento non sfuggì a Dionisio I di Siracusa il quale, nel 387 a.C., propose di sbarrare l’istmo con una grande muraglia per ostruire il passo all’espansione lucana ed agevolare il controllo sulle città greche. Il progetto, rimasto tale, fu poi ripreso da Crasso nel I sec. a.C. per bloccare, lungo l’asse meridionale, Spartaco ed i suoi uomini armati ed impedire loro ogni possibilità di rifornimento. Dopo il passaggio di Annibale e la defezione dei Brettii che determinarono il tramonto dei centri italioti dell’istmo catanzarese il periodo di massimo splendore del sito risale al momento della deduzione della colonia romana di Minervia Scolacium ad opera di Gracco, nel 123-122 a.C. Fondamentale per la vita del nuovo insediamento fu l’esigenza di spazi comunitari aperti (Foro), di edifici per i culti ufficiali della colonia (Capitolium) e per l’amministrazione pubblica (Curia) articolati sul nuovo reticolo viario con orientamento NO-SE costituito da assi stradali ortogonali (decumanus maximus). Al I sec. d.C. (età giulio-claudia), momento di particolare floridezza per la città che gode di un intenso pullulare di iniziative edilizie, si ascrivono la prima fase della cavea del teatro, parte della decorazione architettonica della scaenae frons, l’originario impianto del Capitolium e delle cosiddette “terme del Vescovo”. Alla fine del I sec. si data la fervida risistemazione dell’impianto urbano e dei suoi edifici pubblici promossa dall’imperatore Nerva (96-98 d.C.) nella colonia di Minervia Augusta Scolacium.
LA COLONIA DI SKYLLETION: I DATI MATERIALI
Poche ed incerte le notizie riguardanti i limiti della polis greca di Skylletion a causa della sovrapposizione della colonia romana benchè la fondazione, a sud del Corace, di un nucleo insediativo di età greca trovi ormai forti conferme nella documentazione materiale di età tardo-arcaica. Oltre agli esigui frammenti vascolari decorati a figure nere (fine VI sec. a.C.) e grandi frammenti di vasi di produzione italiota a figure rosse (IV-III sec. a.C.), le tracce di fattorie dislocate sulle alture attorno al Corace e lungo la linea di costa in direzione di Crotone, confermano il buon livello di vita del centro ionico attivo tra il IV ed il III sec. a.C. (Figura 1 a-b)
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Figura 1. Skylletion. a) Frammento a figure nere con profilo di gamba maschile (VI sec. a.C.); b) Frammento a figure rosse con figure stanti ammantate (IV-III sec. a.C.)
IL PERIODO ROMANO: IL FORO
Fulcro dell'impianto urbano della colonia romana di Scolacium è la grande piazza rettangolare (m. 38,14 x 81,60) con orientamento NO-SE pavimentata con laterizi sesquipedali (cm. 44 x cm. 8 circa) e delimitata, lungo il lato corto NO, dal decumanus maximus, una delle principali arterie della città (l'altro, ad esso ortogonale, era denominato cardo maximus) sulle quali era tracciato l'intero reticolo stradale (Figura 2 a).

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Figura 2. a) Scolacium, Parco archeologico. Foro: particolare con rampa di accesso al decumanus; b) Planimetria generale del foro di Scolacium
Ad età tardorepubblicana-protoaugustea si data l'opera evergetica di un notabile locale L. Decimio Secundione cui si deve la pavimentazione dei gradini di accesso alla via ricordata dalla splendida iscrizione in lettere bronzee (Figura 3) rinvenuta in situ sul pavimento della piazza (fine del I sec. a.C.-inizi del I sec. d.C.).

Figura 3. Scolacium. Iscrizione pavimentale in ricordo dell'opera evergetica di L(ucius) Decimius Secundio
Lunghi portici con colonne tuscaniche in calcarenite posti davanti ad altri vani a destinazione mercantile (tabernae) costeggiavano i lati lunghi del foro nella prima fase di vita della colonia (fine del II sec. a.C.-primi decenni del I sec. d.C.) quando la piazza si caratterizza per il suo carattere più specificamente commerciale (Figura 2 b).
A monte del decumanus maximus sorgeva un imponente muro di terrazzamento in opera cementizia su cui si elevava il Capitolium, realizzato alla fine del II sec. d.C. La posizione del tempio, sopraelevata rispetto alla piazza del foro, contribuiva ad esaltare il valore cultuale del complesso. Del principale luogo di culto della città oggi si conservano poche tracce limitate alla modanatura di base del podio della cella (Figura 4).

Figura 4. Scolacium, Parco archeologico. Capitolium: particolare: muro della terrazza in corso di scavo; in primo piano il basolato del decumanus
Due bassi gradini rivestiti in marmo e posti sui lati minori usualmente destinati ai seggi dei Decurioni, come altri edifici simili ubicati in diverse città dell'impero, confermano l'originaria funzione dell'ampio vano rettangolare in opera reticolata con due colonne sulla fronte destinato ad ospitare la Curia (sede del senato locale) realizzata nel corso del I sec. d.C. lungo il lato nord-ovest/nord-est della piazza. Nel corso del III sec. d.C. un podio eretto sul muro di fondo del lato più lungo ne ostruì i pregevoli resti pavimentali abbelliti da un mosaico monocromo (tessere bianche e nere) decorato con motivi vegetali della metà del II sec. d.C.
Nel periodo imperiale (da età giulio-claudia al IV sec. d.C.) agli spazi per le attività commerciali si sostituirono altri edifici a carattere amministrativo (Curia) o celebrativo (Caesareum); il portico con colonne in opera testacea fu avanzato fino all'ingresso di un grandioso edificio absidato o Caesareum (sede dei Seviri Augustales, collegio dei sei membri addetti all'esercizio del culto imperiale) composto da un complesso palinsesto di vani; all'interno del portico fu ricollocato, tra il 238 e il 249-251 a.C., un nucleo di statue di età tardo-repubblicana e giulio-claudia poste su basi realizzate con materiale di reimpiego. Tra queste si segnalano una statua con la toga exigua di età repubblicana ed un'altra con ampia toga datata nel I sec. d.C., pertinenti a due dei ritratti rinvenuti; uno raffigurante un personaggio privato e rilavorato in età successiva (III sec. d.C.), l'altro un principe di età giulio-claudia, forse Germanico (Figura 5 a).

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Figura 6. Scolacium. Museo archeologico: a) Ritratto di principe giulio-claudio identificato con Claudio Giulio Germanico: fronte e profilo (prima metà del I sec. d.C.); b) Statua acefala del Genius Augusti con toga e cornucopia (prima metà del I sec. d.C.)
Dallo stesso contesto proviene una statua acefala raffigurante il Genius Augusti con la cornucopia ricca di frutti (Figura 5 b) allusiva al culto della figura imperiale istituito nel 12 a.C. e cinque ritratti, tra cui due frammentari, rappresentanti personaggi femminili della famiglia imperiale: Agrippina Maggiore, moglie di Germanico, e Agrippina Minore, loro figlia e moglie di Claudio.
Sul lato opposto al Capitolium, lungo il versante meridionale della moderna SS106 sono stati indagati i resti di un edificio ipostilo costituito da un complesso ambiente colonnato in uso tra la fine del II-inizi I sec. a.C. ed il II sec. d.C. in cui si suole ravvisare la Basilica (edificio pubblico preposto all'amministrazione della giustizia) della città romana di Scolacium. (Figura 6)

Figura 6. La città romana di Scolacium: ipotesi ricostruttiva dell'impianto urbanistico
IL TEATRO
Parzialmente messo in luce nel corso degli anni settanta del secolo scorso il teatro romano di Scolacium è stato oggetto di recenti indagini sistematiche mirate a definirne l’evoluzione della struttura planimetrica e dell’articolata modalità costruttiva caratterizzata dall’uso di spessi muri concentrici che, imbrigliando la collina, fanno da sostegno ai blocchi parallelepipedi della cavea disposti sul terreno compresso da uno strato di scaglie di calcare. Eretto nel periodo tardo-repubblicano esso era originariamente costituito da un edificio di ridotte dimensioni con un’orchestra (settore destinato al coro) semicircolare di m. 17 ed una cavea (settore destinato agli spettatori) di m. 45 divisa in due settori (maeniana): quello inferiore (ima cavea), spartito in cinque cunei da sei scalette (scalaria) ed accessibile attraverso un corridoio (praecinctio) che facilitava il passaggio degli spettatori e quello superiore (summa cavea), distinto dal primo attraverso un secondo andito in blocchi parallelepipedi e suddiviso in quattro cunei da cinque scalaria. Ai lati estremi dell’ima cavea erano due accessi (aditi maximi) che consentivano l’ingresso alla cavea e all’orchestra: realizzati in opera quadrata con volta a botta (confornicatio) essi precedevano le tribune per i posti d’onore (tribunalia) (Figura 7 a).

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Figura 7. Scolacium. Parco archeologico. Il teatro: a) planimetria generale; b) veduta aerea
L’orchestra, spazio semicircolare destinato alle performances del coro, era pavimentata con lastre calcaree. Al suo interno, su tre file di gradini, sedili lignei mobili (subsellia) erano riservati a spettatori privilegiati (Figura 7 b).
Alla prima età imperiale, in seguito alla complessiva ristrutturazione dell’intero edificio, si registra una sostanziale modifica dell’originaria conformazione planimetrica. Murature in opus reticulatum finalizzate a contenere la forte pressione esercitata dalla collina ed a creare strutture di sostruzione per le alae del monumento, realizzate su entrambi i lati per ospitare vani di servizi e di accoglienza per gli spettatori, attestano i rifacimenti ascrivibili a tale fase e documentate da due iscrizioni rinvenute nella zona del teatro. La prima, incisa sulla cosiddetta ara Mazza (prima metà del I sec. d.C.), ricorda la costruzione di un cuneo della cavea ad opera dei Seviri Augustales alludendo alle modifiche del sistema divisorio tra i cunei di cui rimangono tracce nel settore inferiore della cavea. Il secondo documento epigrafico (I sec. d.C.) serba memoria della ristrutturazione dell’orchestra e della scaenae frons ad opera di un notabile locale. A tale fase risale l’organizzazione complessiva della scena con la costruzione dei parascenia, della scaena frons lungo la quale si aprivano tre nicchie, del pulpitum (palco) rettilineo, del canale per il funzionamento del sipario (auleum). Al II d.C. deve ascriversi una nuova ristrutturazione dell’intero complesso riconosciuta in particolar modo nell’area della scaenae frons interessata da sostanziali interventi di restauro. Tale ristrutturazione dovette mantenere almeno in parte alcuni arredi della fase precedente: ad essi sembrano riferirsi i moduli stilistici di alcuni capitelli del II sec. d.C. che ripropongono modelli di I sec. d.C. messi in luce nel medesimo settore del teatro (Figura 8).

Figura 8. Scolacium. Museo archeologico. Capitello di parasta dalla scena del teatro
A conferma di ciò anche due statue di personaggi togati (una con toga exigua del I sec. a.C. ed un’altra, di dimensioni maggiori del vero, della prima metà del I sec. d.C.), erette in ricordo di cittadini illustri che verosimilmente si erano adoperati nell’abbellire a proprie spese l’edificio scenico ed evidentemente riutilizzate nella fase di II secolo.
Al IV sec. d.C. si data l’ultima fase di vita del teatro di Scolacium quando l’edificio perse la funzione di monumento pubblico in seguito ad un terremoto o un incendio i cui segni sono ancora visibili nelle strutture rimaste in situ. La continuità insediativa dell’area è documentata da un abitato di età tardo-antica che riutilizzò parte delle strutture preesistenti.