La piana di Gioia Tauro, dopo quella di Sibari, è, in termini di estensione, la seconda più grande della regione. Tra i vari siti che si distinguono per importanza sono da ricordare: Metauros, Medma, Taureana e Hipponion.
Il sito dell’antica Metauros, oggi Gioia Tauro, registra ritrovamenti della necropoli scoperta in località Due Pompe. Oggi, purtroppo, è poco visibile perché l’area è occupata da moderne costruzioni. Dagli scavi sono emerse circa 1500 tombe. Dai corredi funerari si comprende che nella prima metà del VII sec. a.C., tra i coloni greci e le popolazioni indigene, ci fu una pacifica convivenza. Successivamente, intorno alla metà del VI sec. a.C., si registrano mutamenti nei corredi e nei rituali, soprattutto con l’intensificarsi delle relazioni economiche con le sub-colonie locresi sul Tirreno e forse con l’interesse politico da parte della stessa Locri. La necropoli cessa di essere usata tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C.
La città di Metauros è anche ricordata per aver dato i natali al poeta Stesicoro, ritenuto l’inventore della lirica corale e vissuto tra i decenni del VII sec. a.C. e la metà del successivo. I reperti sono custoditi ed esposti presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
Altro sito importante è Medma, oggi Rosarno, fondata come colonia nel VII sec. a.C. dai Locresi per consolidare il loro dominio sul medio Tirreno meridionale e marcare il territorio controllato dai reggini. Medma partecipò con Hippònion alla guerra contro Locri e fu infine distrutta da Dionisio. La città fu definitivamente abbandonata al tempo della guerra punica. Restano tratti di mura, una necropoli, alcune stipe votive e il tracciato di una strada lastricata in parte, con ciottoli di granito. I reperti che rivelano per la maggior parte l’influenza della cultura e delle tradizioni locresi, sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ed in piccola parte nel Museo di Nicotera.
Lo strategico pianoro di Taureana, prospiciente il mare fronteggiato dalle isole Eolie, fu sede di un centro brettio di Taureani, noti soprattutto grazie al ritrovamento di bolli laterizi e grazie agli scavi condotti sul terrazzo di località Mella.
Il maggiore dei siti è Vibo Valentia, l’antica Hippònion, identificazione che si deve all’archeologo Paolo Orsi.
Secondo le fonti antiche e i rinvenimenti archeologici, i fondatori della città furono i locresi alla fine del VII sec. a.C. che, con la contemporanea nascita di Medma (Rosarno), si assicurarono il controllo del Tirreno meridionale. La città ebbe come porto commerciale Nicotera.
Fonti antiche attestano che nel 422 a.C., Hipponiòn si rivoltò contro la città madre e, in alleanza con Gelone di Siracusa, la sconfisse. Dopo circa 30 anni, però, fu occupata da Dionisio che la restituì al dominio di Locri, deportandone gli abitanti. Nel 194 a.C. divenne colonia romana ed ebbe il nome di Valentia a cui si è affiancata la denominazione di Vibo (radice osca di Veipo, il precedente abitato indigeno).
La cinta muraria ha da sempre rappresentato un essenziale elemento topografico per comprendere lo sviluppo urbano di Hippònion. Della polis greca è possibile oggi osservare la cinta difensiva, anche se rimangono solo brevi segmenti di cinta muraria con robusti blocchi di pietra, dato che il calcare, molto tenero e friabile, non si è ben conservato. Fu l’archeologo Paolo Orsi nel 1921, a mettere in luce un tratto delle mura di Hippònion, in località Trappeto Vecchio.
Durante gli scavi Orsi recuperò cinque torri su base quadrata, raccordate tra loro attraverso lunghi tratti rettilinei. Erano emerse anche una porta, sbarrata per motivi di sicurezza nel corso del V sec. a.C., e alcune postierle (piccoli ingressi), tuttora visibili. Recenti scavi hanno messo in luce un breve tratto murario realizzato in mattoni crudi (impasto di fango e paglia essiccato al sole), che coincide con la fase più antica, ma sono state individuate in tutto quattro fasi costruttive tra il VI e il III sec. a.C.
Nel 1916 Paolo Orsi, scavando, trovò resti di un basamento di tempio dorico, ipotizzando che i greci lo avessero eretto per essere visibile, da grande distanza, dalle navi sul Tirreno.
L’edificio sacro, costruito con calcare, era periptero (circondato da un colonnato), con pronaos (atrio che precede la cella), naòs (cella), adyton (parte retrostante la cella). Del tempio non resta molto, a parte alcuni materiali decorativi della copertura (sima e cassetta) e i resti di una gronda laterale con gocciolatoi in testa leonina (materiali esposti nel Museo di Reggio Calabria).
Gli elementi del tetto possono datarsi al VI sec. a.C. Da recenti indagini sono emerse fosse votive e un’altra probabile costruzione sacra, presso un’area limitrofa del tempio.
Presso la località di Cofino, dove Orsi portò alla luce resti di un tempio dorico (fine V-inizi IV sec. a.C.), è stato localizzato il santuario dedicato a Persefone, dove fu rinvenuta una stipe votiva raffigurante Demetra (madre di Persefone), con i tradizionali attributi del porcellino e della fiaccola a croce. Il santuario, ubicato su un’altura, fu utilizzato tra il VI sec a.C. fino al IV sec. a.C., e sembra essere stato abbandonato quando, in periodo romano, furono costruite alcune abitazioni.
In località Cava Cordopatri, ubicata nelle vicinanze del Castello normanno-svevo, Orsi rinvenne un piccolo tempio (naiskos) databile al V sec. a.C.
L’area sacra più ricca è quella di Scrimbia. Si tratta di oggetti ex-voto, donati alla divinità per ottenere benevolenza; sono presenti anche pinakes (riconducibili al culto di Persefone). Caratteristici di questa stipe (deposito), sono anche i materiali in bronzo, finemente decorati, che testimoniano un alto valore artistico raggiunto dagli artigiani hipponiati. La stipe votiva è databile tra la fine del VII sec. a.C. e il V sec. a.C.
Altri templi, un impianto termale, una grande villa romana e alcune domus sono stati identificati e di alcuni si conservano strutture architettoniche e mosaici.
Nel Museo Archeologico Statale "Vito Capialbi", allestito nel Castello Normanno Svevo, sono custoditi e esposti i materiali più significativi provenienti dall’intera area.