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Locri

LOCRIDE

 

Locri Epizephyrii è la città della Magna Grecia meglio conosciuta grazie alla grande quantità di reperti archeologici rinvenuti e conservati. La polis è stata fondata da coloni della Locride alla fine dell’ VIII sec. a.C., secondo Strabone presso l’altura di Ianchina, già sede di un abitato indigeno.

Di quest’ultimo, Paolo Orsi scoprì la necropoli, dei sec. IX-VIII, situata a monte di Locri.

Aristotele, confermando la provenienza, arricchisce la vicenda di dettagli: secondo il filosofo, i fondatori erano servi fuggiti con le mogli dei padroni, impegnati in una guerra con Sparta. Tale versione, oltre che trovare conferma in Polibio, che afferma di averla verificata con i discendenti dei fondatori, potrebbe essere all’origine del matriarcato che vigeva nella città, anche come matrilinearità nella successione nobiliare.

I coloni si fermarono qualche anno presso il promontorio Zefirio, oggi Capo Bruzzano, da cui il nome di Locròi oi Epizephyriòi, a ricordo della prima sede, ma anche per distinguersi dai Locresi della Grecia. Nel 660 a.C., Zeleuco diede alla città un codice di leggi scritte, il primo di tutta la Grecia. Intorno alla metà del IV sec. a.C., i Locresi sconfissero i Crotoniati, con una famosa battaglia svoltasi sulle rive del fiume Sagra, grazie alla discesa in campo dei Dioscuri, Castore e Polluce.

Nel 493 a.C. la città si rinvigorì con elementi ionici di Samos e crebbe fondando le colonie di Hipponion (oggi Vibo Valentia) e di Medma (oggi Rosarno). Durante la spedizione ateniese in Sicilia, Locri si alleò con Siracusa, tanto che Dionisio, nella sua politica contro Reggio, fece di Locri una base di operazioni contro questa e altre città del Bruzio. I locresi, in compenso, ebbero Caulonia Scillace. Successivamente Dionisio II, espulso nel 356 a.C. da Siracusa, si rifugiò a Locri e, impadronitosi nel 352 a.C. del potere, determinò una rivolta che portò alla costituzione di un governo democratico. Il crescere delle potenze dell’elemento bruzio, segnò l’inizio della decadenza della città di Locri. Nel 275 si consegnò ai Romani, dopo la battaglia di Benevento e passò ai Cartaginesi dopo Canne. In età romana divenne municipium e conobbe un periodo di ripresa tra il II-III sec. d.C., ma a seguito delle scorrerie dei turchi, si verificò l’abbandono totale della città. Gli abitanti e il vescovo si rifugiarono a Gerace.

La città antica comprende diverse aree in un ambiente agricolo suggestivo per la parte collinare.

Il centro abitato si estendeva per oltre 230 ettari dalla zona pianeggiante vicino al mare fino alle alture di Mannella, e si articolava già alla fine del VI sec. a.C. lungo tre assi portanti, due plateiai parallele alla costa - una identificata dagli scavi di Centocamere, l’altra ipotizzata, secondo un percorso corrispondente, all’attuale strada del Dromo - ed una plateia ortogonale che collegava il mare con la zone collinare. Il percorso della cinta muraria locrese si sviluppava per circa 7,5 km con una poderosa struttura di una larghezza compresa tra i 2,5 e i 2,8 m.

I siti più importanti da visitare sono: la Necropoli in contrada Lucifero; il Santuario di Persefone in contrada Mannella; il Santuario in contrada Marasà dove sono il basamento e parte di una colonna del tempio ionico del V sec. a.C. (da cui proviene il gruppo marmoreo dei Dioscuri, ora al Museo di Reggio); il Tempio ad est di casa Marafioti; il Santuario delle ninfe di grotta Caruso; il Santuario di Demetra in contrada Parapezza; il Santuario di Afrodite in contrada Centocamere. Tra gli edifici pubblici è noto il teatro, sorto al limite tra la piana costiera e le alture sfruttando una concavità naturale.  

Da Locri proviene una fiorente produzione di oggetti in terracotta attestata dalla presenza di fornaci per la lavorazione dell’argilla.Tale produzione caratterizza tutto il V sec. a.C.  Famosi sono infatti i pinakes locresi, quadretti in terracotta decorati a basso rilievo di forma rettangolare o quadrata.

 

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