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BASSO TIRRENO - LAMEZIA

 

Nella Piana di S. Eufemia era anticamente localizzata la città greca di Terina, la colonia di Crotone che stando alle fonti letterarie e numismatiche risulta essere stata fondata alla fine del IV sec. a.C., alla foce del fiume Lameto, fiorente centro commerciale sul Tirreno. Ad avvalorare questa tesi, si aggiunge il ritrovamento di una lamina bronzea recuperata da Paolo Orsi nel 1914 che identifica un abitato greco sul piccolo pianoro lamentino, un ripostiglio presso Curinga datato 480 a.C., e anche una tomba "alla cappuccina", rinvenuto nel 1980 in località Moscarello. Oggi su questo sito sorge l’abbazia benedettina dell’XI sec.

Con la conquista di Terina e di Hipponion  nel 356 a.C., avviene la formazione dell’ethnos brettio.

Di fondamentale importanza archeologica è stato il ritrovamento, nel 1865 nella vicina contrada Elemosina, del "Tesoro di S. Eufemia", che dal 1896 è visibile presso il British Museum.

Si tratta di un corredo funerario di un personaggio locale emergente, che venne sepolto nel primo quarto del III sec., con una tomba a camera ipogeica. Il tesoro, che attesta una fiorente attività di officine orafe locali, era composto da splendidi gioielli e da una corazza d’oro non pervenuta, databili nel corso della metà del IV sec.a.C.: pendenti ovali o configurati a testa di africano, catenelle, orecchini a spirale, dischi, frammenti di cinture, uno scarabeo e un anello – con la testa di Athena sul castone. 

Il gioiello più importante è costituito da un diadema a lamina rettangolare con un timpano sormontato e decorato da una testa, non si è certi se di Medusa (gorgoneion) o del Sole (Helios). Analizzando gli elementi decorativi (girali vegetali, viticci, volute a spirali), gli studiosi riconoscono numerose analogie iconografiche e stilistiche con la ceramica apula, l’oreficeria alessandrina, dell’Asia Minore e tarantina.

Durante la costruzione della ferrovia di S. Eufemia-Catanzaro, nel 1890, è stata scoperta una piccola necropoli ellenistica a Bosco Amatello; c’è stato, inoltre, il rinvenimento di molta ceramica a vernice nera  e acroma e di frammenti in terracotta, databili tutti alla seconda metà del IV secolo a.C.

A testimoniare un coinvolgimento commerciale nella piana lametina, è stata la deduzione di un ripostiglio monetale di Iardini di Renda con 42 bronzi di Reggio, Velia, Siracusa e Roma. Le monete furono interrate forse in coincidenza della guerra annibalica: nel 203 a.C., secondo Strabone, Terina fu distrutta ad opera dello stesso Annibale, di cui era alleata, per l’impossibilità di difenderla.

A circa 14 km da Lamezia si trova la deviazione per Acconìa, frazione del comune di Curinga.

Nella località Mura degli Elleni si conserva parte dell’alzato di un edificio termale databile al III-IV sec. d.C., che si articola in cinque vani a pianta quadrata e rettangolare, coperti da volte a botte e a crociera; il vano più grande, che è il frigidarium, possiede sul lato orientale un’abside con nicchie semicircolari, che troviamo anche in altre stanze. Le pareti, realizzate in ciottoli di fiume, recano ancora traccia del rivestimento in tubuli a sezione rettangolare, che servivano a riscaldare gli ambienti.

Nel 1997 fu inaugurato e allestito il Museo Archeologico lametino, suddiviso in tre sezioni: Preistorica, Età classica, Medioevo. Nella prima sezione sono esposti reperti del Paleolitico calabrese provenienti da Casella di Maida, e dal Neolitico lamentino, provenienti anche da Acconia e da Palazzo. La sezione classica espone i materiali recuperati presso il villaggio di S. Eufemia Vetere, dell’antico sito di Terina relativi alla seconda metà del IV sec. a.C. (sopra citato).

Tra i reperti qui ritrovati spicca la cosiddetta Hydria di Cerzeto (380-370 a. C.), un grande vaso a figure rosse con scena di gineceo. La sezione medievale invece raccoglie documenti provenienti dagli scavi effettuati alla fine del Novecento nel Castello di Nicastro, fortezza di origine normanna danneggiata dal terremoto del 1638.

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