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Magna Graecia

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L'enologia in Calabria

ARCHEOLOGIA E ENOLOGIA


Con l’espandersi delle poleis, a partire dal V e IV secolo a.C., la fattoria familiare tipo abbandonò  una produzione agricola destinata alla sola sussistenza e dal II secolo a.C., passò a forme di specializzazione che videro crescere il ruolo della viticoltura a fini commerciali parallelamente con l’impiego sempre crescente di schiavi come manodopera.
I primi vitigni ad essere acclamatati in Magna Grecia furono il Byblinos, originario dell’Egeo orientale ma destinato a svilupparsi principalmente in Sicilia, e l’Aminaios, proveniente dalla Tessaglia e impiantato sul litorale ionico settentrionale della Calabria. Il vitigno Aminaios era assai rinomato perché produceva un ottimo vino, dal sapore aspro ma soggetto a lungo invecchiamento. La sua denominazione potrebbe essere messa in relazione con la popolazione degli Aminaioi, stanziata forse nel tratto di territorio compreso tra Sibari e Crotone e nota attraverso una serie monetale inclusa recante la legenda AMI.

Nell’età arcaica, a seguito dell’importazione di vitigni greci, incominciano a delinearsi quelle che sarebbero diventate le principali aree di produzione vinicola della Calabria settentrionale.
Sul versante ionico, l’area di Sibari/Thurii rappresentava il principale polo vinicolo con uno sfruttamento intensivo delle fertili colline del suo entroterra e la conseguente distribuzione commerciale del prodotto agricolo. Nella città magno-greca sono stati identificati quartieri dedicati alla produzione e conservazione del vino e fattorie dislocate nelle campagne, la cui attività prevalente era la produzione del vino, da destinare non solo alla sussistenza del nucleo familiare ma, soprattutto, alla vendita.

Plinio nella sua Naturalis Historia (XIV, 69) fa una classificazione dei vini più famosi della Magna Grecia e, dopo aver menzionato i vini lucani, passa a quelli del Bruzio, citando il Thourinos e il Lagaritanos, quindi le produzioni vinarie più recenti di IV e III secolo a.C. come quelle di Temesa, centro ormai localizzato nella bassa valle del fiume Savuto, e di Cosentia, l’antica metropolis dei Brettii situata lungo la valle del Crati.

 Del vino Lagaritanos si trova menzione anche in Strabone (VI 1, 14) che lo ricollega all’antica Lagaria, città fondata da Epeo, il mitico costruttore del cavallo di Troia, e nel tratto ionico compreso tra Thurii ed Herakleia. Un vino quello “lagaritano” che risultava al palato degli intenditori assai dolce (glykùs) e amabile (apalòs) ma che era apprezzato anche dai medici in virtù delle sue qualità terapeutiche.

Ai vigneti dell’area sibarita, regione portatrice di frutti come la definisce Ateneo nei “Sapienti a banchetto (Deipnosofisti)”, facevano da pendant sul litorale tirrenico i vigneti gestiti dalla popolazione dei Serdaioi, che la ricerca archeologica è concorde nel localizzare in quel settore compreso tra Laos (nei pressi dell’attuale Santa Maria del Cedro) e Pissunte/Buxentum, in cui è attestata in età romana la produzione di un vino rinomato, noto anche ad Ateneo (I 27a) con la denominazione di Buxentinon.

Il vino, non veniva consumato insieme ai pasti, ma veniva servito nella seconda parte del banchetto, in uno spazio temporale chiamato simposio, durante il quale i convitati si cingevano il capo di bende, fiori e corone, libavano in onore della divinità, si davano ai divertimenti e assistevano a spettacoli musicali o di altro genere.

Durante i simposi, il vino era molto apprezzato, anche se non si beveva mai puro ma sempre diluito con acqua nella proporzione di una parte di vino e tre di acqua per limitarne gli effetti; a Sibari, i simposi si prolungavano per gran parte della notte e spesso si concludevano con una ubriacatura generale. Aristofane in qualche commedia doveva aver ironizzato sul fatto che i Sibariti più raffinati e dal palato sofisticato non si accontentassero di far servire l'ottimo vino delle proprie terre, ma riservavano ai propri ospiti il rinomatissimo vino di Chio (Ateneo XI 484 f; XII 527 c). 

A detta di Ateneo i Sibariti erano stati i primi ad allietare il banchetto introducendo nani e cagnolini e ad ammettervi la partecipazione di donne (alla maniera degli Etruschi) invitandole con un anno di anticipo, perchè avessero il tempo di prepararsi le vesti e gli ornamenti.


BIBLIOGRAFIA

A.A.V.V. ,…ma tu ora resta seduto a bere il vino scintillante…Momenti di storia del Vino dal Mondo di Omero al Medioevo, catalogo della mostra, Museo Archeologico Lamentino, Lamezia Terme 2004.

Iannelli M.F., L’alimentazione magno greca e romana, in, (a cura di Vito Teti), Mangiare Meridiano. Le culture alimentari di Calabria e Basilicata, 1996 Carical.  pp. 72-85.

Lissarrague F., L’immaginario del Simposio Greco, Laterza- Bari 1989.

Pugliese Caratelli G. (a cura di), Megale Hellas. Storia e civiltà della Magna Grecia, Milano 1983; pp. 672-713.

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