ARCHEOLOGIA E TESSITURA
La lavorazione dei tessuti, in lana o in altra materia, era molto diffusa e articolata. La tessitura della lana e quindi la confezione delle stoffe, era tradizionale prerogativa delle donne di casa, e tale rimase nel corso dei secoli, fino al mondo romano e anche oltre. Nel VI secolo abbiamo addirittura traccia a Taranto di vere e proprie gare tra le donne che lavoravano la lana e la vincitrice otteneva come premio una coppa. Infatti tra le terracotte tarantine, che a differenza di quelle attiche, non amavano ritrarre scene con umili artigiani intenti al loro lavoro, ricorre talvolta la statuina della vecchia filatrice, intenta a dipanare la lana.
Le stoffe a volte provenivano da lontano; i Sibariti per esempio, preferivano per i loro abiti le lane di Mileto; invece Plinio e Columella, anteponevano a quella milesia le lane apule e tarantine. Anche Trimalchione, il ricchissimo, rozzo ma abile liberto, protagonista della cena nel Satyricon di Petronio, trovando modesta la qualità della lana, importava arieti da Taranto. La specialità della lana tarantina consisteva non solo nella qualità ma anche nella lavorazione e soprattutto nella tintura. Il colore, rosso porpora, si otteneva da una speciale conchiglia, il murex, diffuso nel mare di Taranto. La lana di Taranto era molto leggera e sottile, ma vi era anche un altro tipo di lana più pesante e più adatta al calore, la cui consistenza era indicata da una serie di punti a rilievo che avevano anche lo scopo decorativo. Di questo tessuto sembra costituito il peplo della fanciulla intenta a raccogliere frutti, nella tavoletta di Locri, oppure il peplo offerto in processione, sempre nelle tavolette di Locri.
Poiché i telai erano in legno, non si sono conservati e dunque l’attività della tessitura a Centocamere è testimoniata unicamente dai pesi da telaio, in terracotta, muniti di fori necessari per legarli all’estremità dei fili dell’ordito, i quali venivano così tenuti in tensione verticale costante, necessaria per la tessitura. La forma più diffusa è quella a tronco di piramide, a volte decorata con piccole figurazioni impresse, forse da anelli-sigillo; più rari sono i pesi troncoconici. Soprattutto nel IV e III sec. a.C., vennero usati anche pesi a forma di disco, talvolta decorato con motivi a rilievo quali teste, piccole figure ecc., altre volte schiacciato lateralmente prima della cottura fino ad assumere una forma a “8”. Grazie a queste decorazioni, si può ipotizzare che, una volta ultimato il lavoro di tessitura si usasse lasciare appeso alla stoffa un peso con contrassegno, che costituiva in tal modo una sorta di marchio di fabbrica della manifattura; i segni più semplici potevano essere il segno di riconoscimento di operai.
E’ innegabile però, che ai pesi da telaio, fosse attribuita anche una funzione votiva, ma tale utilizzo non è considerato primario, è probabile però che i pesi votivi fossero offerte da parte delle donne oppure di produttori di tessuti; è frequente, inoltre, la loro presenza nelle sepolture, che ne dimostra un ulteriore utilizzo nella sfera funeraria.
BIBLIOGRAFIA
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