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BROGLIO DI TREBISACCE

 

Nell’ambito della fine dell’ età del Bronzo, Broglio di Trebisacce rappresenta un esempio di processo evolutivo di un sito. Si trova ai margini settentrionali della piana di Sibari, a circa un km e mezzo di distanza dal litorale, presso la foce Fiumara del Saraceno, sulla sinistra di quest’ultima. Questo sito è stato oggetto di campagne di scavo sistematiche dal 1979.

L’abitato protostorico si estende su un vasto lembo di terrazzo marino per una superficie di una quindicina di ettari e si presenta alquanto frastagliato. Sono stati raccolti in superficie frammenti di ceramica protostorica, ma i reperti si concentrano soprattutto sulla parte nord dell’altipiano e costituente una vera e propria acropoli. Rispetto a i siti di Rosa Russa e Tarianne, quello di Broglio di Trebisacce si differenzia su vari aspetti, da quello demografico, a quello economico-sociale, a quello politico e strategico; per maggiore estensione della parte abitabile; inoltre il dislivello tra la sommità dell’altura e il terreno circostante è nettamente superiore. Gli scavi in questo sito, hanno evidenziato una successione di strati archeologici che vanno dall’età del Bronzo medio sino alla prima età del ferro fino all’VIII sec. a.C. quando ci fu la fondazione della colonia greca di Sibari.

Con l’età del Bronzo si ha un periodo di grande fioritura economica e culturale, contraddistinta dalla produzione di un vasellame indigeno di tipo “subappenninico” del quale sono caratteristiche le anse dei recipienti, forniti di appendici plastiche, in particolare quelle “cornute” e quelle “cilindro-rette”. Si registra la presenza di ceramiche dipinte di tipo miceneo del XIII sec., e di vasellame grigio tornito. Per la prima volta si nota la produzione di grandi contenitori per derrate in argilla depurata con decorazione a fasce o a cordoni. Sono stati rinvenuti per l’età del Bronzo, anche resti di abitazioni: strutture in legno, a pianta curvilinea, con pareti sostenute da pali impiantati in profonde buche scavate nel terreno o cunette di fondazione, e con il tetto sorretto da altri fondanti.

I pavimenti  e i focolari a piastra quadrangolare rialzati leggermente rispetto al piano pavimentale, sono in argilla battuta come dei piccoli forni per la cottura dei cibi. Grazie al ritrovamento di un’ abitazione e ai resti vegetali, è stato possibile ricostruire le colture agricole: cereali, legumi, noci e ulivi. Con l’attestazione della coltura dell’olivo e quella della fabbricazione dei grandi dolii, dimostra come si stava progressivamente passando da un’economia di sussistenza a quella produttiva, un sintomo di accentramento socio-economico.

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