TERINA
Le sue origini sono assai incerte e, ancora di più, lo è la sua localizzazione che la maggior parte degli studiosi situa nell’attuale territorio di S. Eufemia Vetere, presso la foce del fiume Lameto (oggi Amato). Comunque, il terminus ante quem della sua fondazione è dedotto dalle prime monete coniate dalla cittadina che portano la data del 480 a.C. L’importanza che il fiume ebbe nella vita di questa colonia è confermata dalla rilevanza data al culto della sirena Ligea, ritratta sistematicamente sulle monete ma anche venerata in un santuario ricordato da Licofrone. Secondo Licofrone Terina sarebbe stata fondata dai Greci al ritorno dalla guerra di Troia, mentre secondo altre fonti essa sarebbe stata edificata da coloni giunti direttamente dalla madrepatria, Ausoni oppure Pelasgi. Più verosimile è l’ipotesi di una fondazione direttamente ad opera dei Crotoniati, come ci attestano lo Pseudo-Scimno, Flegonte di Tralle, Plinio il Vecchio, Solino. Oltre che dalle fonti letterarie, le uniche documentazioni su Terina sono costituite dalle sue monete, che ci forniscono preziose notizie di natura politica ed economica. E’ stato rilevato ad esempio, da parte di alcuni studiosi recenti, come la presenza di ben cinquantasei stateri di Sibari contenuti nel ripostiglio monetale di Acquafredda di Sambiase, risalente al 520 a.C., e la presenza di soli quattro stateri sibariti di contro ai settantadue crotonesi nel ripostiglio di Curinga del 480 a.C. circa, possono essere spiegate con il passaggio dell’area terinese dal controllo almeno economico di Sibari a quello politico ed economico di Crotone all’indomani della sua vittoria nel 510 a.C. Le monete di Terina riproducono nel diritto una figura femminile girata verso destra, che rappresenterebbe la ninfa Terina, e una divinità alata nel rovescio, che sarebbe la raffigurazione della sirena Ligea. Altre monete sono poi dedicate alle varie alleanze strette con alcune città magnogreche tra cui Crotone, Ipponio e Reggio. Da Polieno abbiamo notizia di un attacco a sorpresa su Terina tentato dal generale spartano Cleandrida, che aveva preso parte alla fondazione della colonia Turi nel 443, fatto fallire da disertori che avevano avvertito in tempo i Turini. Come è stato rilevato, tale attacco turino su Terina sarebbe da inquadrare nell’ambito della guerra mossa da Turi a Crotone, e quindi confermerebbe ulteriormente il fatto che il territorio di Terina fosse politicamente legato a quello crotoniate. Inoltre, in quanto centro controllato da Crotone, Terina dovette far parte di quella Lega achea costituitasi entro il 430-420 a.C., e passata poi a Lega italiota nel 393 a.C., secondo il racconto diodoreo, per bloccare le mire espansionistiche del tiranno siracusano Dionisio I. Anche Terina, come tutto il territorio crotoniate, dovette essere coinvolta nei ripetuti interventi dionisiani, come attestano le rilevanti influenze siracusane sulla sua monetazione in età dionisiana e post-dionisiana. Come Reggio, Caulonia e Crotone, anche Terina dovette poi riconquistare la propria libertà sotto il successore Dionisio II, nel contesto di una politica di ricostruzione delle città magnogreche distrutte dal padre e di rapporti di cooperazione instaurati con esse. Stando a Diodoro, alcune delle prime città magnogreche ad essere attaccate e conquistate dai Brettii furono Terina e Ipponio (356 a.C.), ricadenti all’interno dell’area meridionale presidiata e controllata da Dionisio II. Nelle emissioni di stateri di questo periodo, infatti, compare un granchio nell’esergo del rovescio, un simbolo che è associato con i Brettii. Da Livio sappiamo poi che, nella prima fase della guerra contro i Lucani e i Brettii, l’epirota Alessandro il Molosso, che era sbarcato in Italia nel 334 con un potente esercito, ottenne numerose vittorie che gli permisero di liberare Terina. Ma, alla sua morte, la città ricadde nuovamente nelle mani dei Brettii. Terina dovette poi passare sotto il controllo siracusano di Agatocle, allorché egli teneva una guarnigione nella vicina città di Ipponio (296 a.C.), come ci attesterebbero numerose monete con il simbolo della triskeles, l’emblema personale del tiranno, e che furono coniate per suo comando. Strabone ci informa che Terina fu distrutta da Annibale, nel 204 a.C., poiché la colonia non era più in grado di assolvere il suo compito di controllo degli accessi settentrionali alla piana di Sant’ Eufemia. L’autore non dice che Terina era abbandonata, come specifica nel caso di Caulonia (VI, 1, 10) e, dunque, si può supporre che sia stata poi ricostruita, anche se ciò appare poco probabile.
FONTI LETTERARIE
Diodoro, XVI 15, 2.
Flegonte di Tralle, apud Stefano di Bisanzio, s.v. Terina, F.H.G., III, fr. 26.
Licofrone, Alex., vv. 726, 1008.
Livio, VIII, 24,4.
Polieno, II 10, 2 e 4.
Plinio il Vecchio, N.H., III, 72.
Pseudo-Scimno, vv. 306-7.
Solino, II, 10.
Strabone, VI, 1, 5.
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