SIRI
A partire dal 700 a.C. circa, nella pianura costiera che si estende tra le foci dei fiumi Sinni e Bradano, appaiono insediati gruppi misti di Indigeni e di Greci. Il nucleo principale della presenza greca in quest’ampia zona costiera doveva però trovarsi presso la foce del fiume Sinni, l’antico Siris, da cui avrebbe ricavato il nome l’antico insediamento. Strabone narra infatti che, alla foce del Siris, sorgeva un’omonima città troiana in cui vi era la statua di Atena Iliaca, la quale, secondo la leggenda, avrebbe chiuso gli occhi nel momento in cui la città veniva conquistata dagli Ioni di Colofone. Questi, che erano giunti in questo territorio per sfuggire alla dominazione dei Lidi di Gige, intorno al 660-650, avrebbero assoggettato la città tenuta dai Coni e l’avrebbero chiamata Polieion.
Secondo lo scoliasta di Licofrone, invece, la città si chiamò dapprima Polieion, e solo più tardi Siri; mentre secondo Strabone, lo Pseudo-Aristotele, Stefano di Bisanzio e l’ Etymologicum Magnum, in origine essa si chiamò Siri e solo più tardi Polieion.
Strabone dice poi che, secondo altri autori, a colonizzare la Siritide e Sibari sul Traente sarebbero stati dei Rodii. A conferma della notizia di Strabone a riguardo di una remota colonizzazione troiana della città nell’età eroica, vi è un’indicazione brevissima, ma precisa, di Ateneo. Questi, prima di descrivere il lusso e la ricchezza degli abitanti di Siri, che in questo gareggiavano con i Sibariti, narra che, secondo Timeo e Aristotele, la città fu dapprima occupata da “quelli venuti da Troia”, e più tardi da gente venuta da Colofone.
La fertile pianura della Siritide dovette conoscere uno sviluppo agricolo e commerciale abbastanza rapido e in continua espansione, se già Timeo e Aristotele avevano potuto mettere sullo stesso piano l’opulenza e il lusso dei Siriti e dei Sibariti, e se il sirita Damaso, al pari del sibarita Smindiride, aveva osato chiedere la mano della figlia del tiranno di Sicione, Clistene, verso il 575-70 a.C.
Strabone, nello stesso passo sopracitato, riferisce che, in un secondo momento, i Tarantini, dopo aver combattuto con i Turini per il possesso della Siritide, si accordarono con loro e fondarono una colonia. In seguito, intorno al 433-432, la città mutò il nome e il sito e venne detta Eraclea, la quale distava ventiquattro stadi dalla precedente che ne divenne il porto. Questa colonia di Eraclea è stata localizzata nei pressi dell’attuale paese di Policoro.
La breve vita della colonia di Siri durò circa un secolo o poco più. La tradizione letteraria ci ha lasciato, infatti, solo brevi notizie circa la sua distruzione da parte delle città achee vicine. Secondo Pompeo Trogo, riassunto da Giustino, le tre città achee, Metaponto, Sibari e Crotone, decisero di cacciare dall’ Italia tutti quei Greci non appartenenti al loro stesso gruppo etnico, prendendo Siri e compiendovi una strage sacrilega. Allora i Crotoniati, sdegnati con i Locresi che avevano portato aiuto a Siri, mossero ad essi guerra, nella celebre battaglia della Sagra, dove Crotone subì una pesante sconfitta. Al di là dell’alone di leggenda che pur circonda questi eventi, la presa di Siri e la battaglia della Sagra sono certamente avvenimenti storici. Ma la cronologia della guerra contro Siri e della sua distruzione è incerta: comunque, dato che essa deve essere avvenuta prima della battaglia della Sagra, intorno alla metà del VI secolo, la distruzione di Siri cadrebbe quindi nel secondo venticinquennio dello stesso secolo.
Siri scomparve, dunque, come entità politica autonoma ricadendo, nell’ultimo trentennio del VI secolo, nella sfera di influenza di Sibari, al culmine della sua potenza economica e politica, come attesterebbero, secondo alcuni studiosi, delle monete d’argento con il toro retrospiciente (tipico di Sibari) e la legenda “Sirinos-Pyxoes”.
In ogni caso, dopo la scomparsa di Sibari, il territorio della Siritide rimase fuori dal controllo delle città vicine, come ci attesta Erodoto secondo cui Temistocle, alla vigilia della battaglia di Salamina, minacciò Euribiade, se non fossero stati seguiti i suoi consigli, di ritirarsi con i suoi concittadini a Siri, che definiva loro da antica data e dove gli oracoli avevano loro consigliato di fondare una colonia.
Per quanto concerne la monetazione di Eraclea, essa mostra stretti legami con le vicende della sua fondazione e della sua storia successiva. La presenza della componente attica nella sua fondazione è attestata da una serie di dioboli in cui è riprodotta la testa di Atena delle monete di Turi, mentre il tipo del leone e la raffigurazione di Eracle su altre monete si riferiscono al nome della città o, forse, alla dorica Taranto.
Verso la fine del IV sec. a.C., Eraclea divenne sede dell’assemblea federale della Lega italiota. Nel 280 a.C., Pirro vi sconfisse i Romani comandati da P. Valerio Levino: per la prima volta si scontravano la legione romana e la falange greca, e Pirro riuscì a vincere grazie anche all’impiego degli elefanti. Nel 212 a.C. Eraclea, come le altre città magnogreche, dovette cadere sotto il dominio di Annibale che, poco dopo, fu costretto ad abbandonare per l’avanzare dei Romani. Successivamente Eraclea divenne alleata di Roma, ottenendo nell’89 a.C. la cittadinanza romana.
FONTI LETTERARIE
Antioco, apud Strabone, VI 1, 4 C 255; F.H.G., I, fr. 6.
Ateneo, XII 523 c, d; F.H.G., I, fr. 62; II, fr. 234.
Diodoro, XII 36, 4.
Erodoto, I, 14; VI 127; VIII 62.
Etym. Magnum, 680, II.
Giustino, XX 2, 3-9.
Licofrone, Alex., vv. 978-92.
Pseudo-Aristotele, De mir. ausc., 106.
Schol. Vet., ad Licofrone, v. 978.
Stefano di Bisanzio, s.v. Polieion e s.v. Siris.
Strabone, VI 1, 14 C 264.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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