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REGGIO

 

Sulle vicende relative alla fondazione di Reggio parlano numerose fonti documentali, quasi tutte concordi nell’attribuirla ai coloni provenienti da Calcide, nell’isola di Eubea. Secondo Strabone i Calcidesi, offerti come decima ad Apollo delfico a causa di una carestia, per volontà dell’oracolo sarebbero giunti da Delfi in Italia ed avrebbero fondato una colonia, conducendo con sé altri loro concittadini. Ma, a detta di Antioco, sarebbero stati gli Zanclesi a chiamare i Calcidesi e ad imporre come ecista Antimnesto. Alla fondazione della colonia avrebbero preso parte anche dei Messeni del Peloponneso, profughi della loro patria, ai quali l’oracolo di Apollo avrebbe detto di partire con i coloni calcidesi. Sul nome di Reggio (l’antica Rhegion) Strabone riferisce l’esistenza di due diverse etimologie: l’una, quella preferibile, secondo cui il nome era dovuto alla “frattura” che distaccò la Sicilia dall’Italia a causa di violenti terremoti; l’altra, secondo cui il nome derivava dalla parola latina regius. Per quanto concerne la cronologia della fondazione di Reggio, dal racconto straboniano ricaviamo il collegamento con la prima guerra messenica, guerra ventennale la cui datazione più probabile è quella del 743-724; comunque, si può porre la nascita di Reggio intorno al 730-720 a.C. Secondo Dionisio d’Alicarnasso i coloni fondarono la colonia dopo aver scacciato i barbari che vivevano nella zona, riferendosi probabilmente ai Siculi: il sito scelto era compreso fra il torrente Annunziata, a nord, e il fiume Calopinace (antico Apsìa), a sud. Nel V secolo il territorio reggino risulta confinante, sul versante ionico, con quello locrese lungo il fiume Hàlex, mentre sul versante tirrenico il confine doveva essere costituito dal fiume Mètauros (attuale Petrace). Nel contesto della celebre battaglia della Sagra, in cui si fronteggiarono Locri e Crotone intorno alla metà del VI sec. a.C., Reggio si schierò al fianco di Locri: secondo il racconto di Trogo-Giustino, diecimila Locresi insieme ai Reggini avrebbero affrontato centotrentamila Crotoniati sconfiggendoli. L’intervento di Reggio al fianco dei Locresi è stato motivato con la preoccupazione della città di una eventuale espansione di Crotone fino ai propri confini, già premuti dai Locresi sul versante tirrenico. Secondo Erodoto e Diodoro, nel 494 a.C. Anassilao, illustre esponente della componente messenia in Reggio, si fece tiranno: egli convinse dapprima un gruppo di esuli samii in Occidente ad occupare Zancle; ma questi preferirono accordarsi con il tiranno di Gela, Ippocrate, accettandone il dominio. Dopo la morte di Ippocrate (491), Anassilao occupò Zancle, scacciando i Samii, e ribattezzandola Messana; in seguito il tiranno attaccò Locri con successo, come documentano le dediche votive su armi consacrate nel santuario di Olimpia. Dopo la storica vittoria a Imera sui Cartaginesi (480 a.C.), Gelone, tiranno di Siracusa, assunse il controllo anche di Reggio, costringendo Anassilao a riconoscere la supremazia siracusana, tanto che una sua figlia andò in sposa a Gerone, fratello di Gelone e suo successore. Alla morte di Gelone (478 a.C.), Anassilao cercò di riprendere la precedente politica antilocrese (477-476), ma fu bloccato da Gerone. Morto Anassilao nel 476, suo figlio e successore Micito si sforzò invano di ridare a Reggio un ruolo autonomo rispetto a Siracusa; solo dopo un decennio, nel 461, si giunse alla caduta della tirannide a Reggio, con l’espulsione dei figli di Anassilao. L’inizio della monetazione della città viene datata al 510 a.C. e presenta il tipo del toro androprosopo sormontato da una cavalletta, probabilmente la personificazione del fiume Apsia; nei primi anni del V secolo furono coniate monete raffiguranti una maschera di leone e una testa di vitello recanti l’iscrizione “Reginon”. Nell’età del tiranno Anassilao, si ha una nuova emissione di monete: si tratta di tetradrammi con al diritto un uomo barbuto che guida un carro tirato da una mula e al rovescio una lepre in corsa. Nel 427 a.C. Reggio, in stretta alleanza con Atene, mosse a difesa delle città di Leontini e Camerina, minacciate dai Siracusani. Inoltre, in occasione della spedizione ateniese contro Siracusa del 415, Reggio permise all’esercito ateniese di accamparsi fuori della città rifornendolo di vettovaglie e di altri generi di prima necessità. Diodoro riferisce che, nel 398 a.C., il tiranno di Siracusa Dionisio I aveva proposto ai Reggini di sposare una loro concittadina in cambio di ingrandimenti territoriali, ma che quelli avessero rifiutato decisamente. Sotto l’anno 390/89 Dionisio fece invadere il territorio di Reggio, ma l’attacco fallì per il tempestivo soccorso degli alleati italioti; nel 388 la città fu nuovamente assalita e, dopo undici mesi di eroica resistenza, dovette arrendersi subendo la terribile vendetta del tiranno. Reggio venne poi ricostruita da Dionisio II e ribattezzata “Febea”. Nel 351 a.C. la città tornò indipendente dopo avere cacciato gli ultimi presìdi siracusani; ma presto, come le altre colonie magnogreche minacciate direttamente dall’espansione dei Lucani e dei Brettii, dovette chiedere l’aiuto di Roma. A Reggio Roma impose una massiccia presenza militare campana, che era al suo servizio, ma quella diede luogo ad abusi ai danni della popolazione di Reggio (279 a.C.), che furono puniti dal console Fabrizio Luscino; seguì poi un presidio nuovo, autore ancora di nefandezze che sarebbero state punite dal console G. Clepsina nel 270. Entrata ormai nell’orbita romana, divenendone città confederata, Reggio si schierò dalla parte dei Romani sia nel corso della prima che della seconda guerra punica, divenendo base per le operazioni navali romane. Nel 215 e nel 211 a.C. si verificarono due tentativi, da parte dei Cartaginesi, di impadronirsi di Reggio: l’uno compiuto da Annone e l’altro da Annibale, ma entrambi fallirono per la presenza nella città di forti presidi romani. Nell’anno 89 a.C. la città divenne “municipio”, assumendo il nome di “Rhegium Iulium”. La storia di Rhegium Iulium è stata segnata più volte dall’attività dannosa dei terremoti: una prima volta nel 91 a.C.; una seconda volta all’epoca dell’imperatore Tiberio, intorno al 17 d.C.; una terza volta forse intorno al 362-364 d.C.

 

FONTI LETTERARIE

Diodoro, XI, 48, 2; XIV, 40; 100; 107-108; 111-112.
Dionisio di Alicarnasso, Excerpta, XIX, 2.
Erodoto, VI, 22; 23, 2; 24; VII, 165; 170, 4.
Flegonte di Tralle, FGrHist 257 F 36.
Giustino, VP, IV, 2, 4; XX, 2-3; XXI, 3, 2.
Livio, XXIV 1, 2 e 12; XXVI 12, 2.
Pausania, IV, 4, 1; 23, 6.
Polibio, IX 7, 16.
Pseudo-Aristotele, Oeconom., II, 1349 b.
Pseudo-Scimno, vv. 311-12.
Scholia ad Pindar., Pythica II, 36 c, 38.
Solino, II, 10.
Strabone, VI, I, 6 C 257; VI, I, 10 C 261; VIII, 4, 9 C 362.
Tucidide, III, 86, 2; IV, 24; 25, 3; VI, 4, 5-6; 44; 103, 2; VII, 14, 3.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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