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MEDMA E METAURO 

Il sito dell’antica Medma o Mesma fu identificato da P. Orsi (1910) presso l’abitato moderno di Rosarno, sul lato occidentale del Piano delle Vigne, a sinistra della foce del fiume Mesima.

La colonia fu fondata dai Locresi intorno alla seconda metà del VII sec. a.C., assieme ad Ipponio, allo scopo di favorire l’espansione e il controllo territoriale sul versante tirrenico, fortificando il confine con il Reggino, segnato dal fiume Metauros e dall’omonima colonia calcidese (Gioia Tauro). Ma la deduzione di questa subcolonia, come nel caso di Ipponio più a nord, servì a Locri anche ad ovviare a quello che era il suo problema più grande, e cioè la progressiva pressione demografica.

Nel poema dello Pseudo-Scimno, Medma, come Ipponio, viene menzionata come una colonia dei Locresi; notizia che trova conferma in Strabone e nell’Etymologicum Magnum, mentre lo Pseudo-Scilace la definisce genericamente una città greca.

Ecateo di Mileto e Strabone affermano che la città derivava il suo nome da una fonte vicina, la cui ninfa si trova raffigurata su alcune sue monete che rappresentano una testa muliebre incoronata di canne o d’orzo. Strabone ricorda che il suo porto si chiamava Emporion, dove è oggi Marina di Nicotera.

Nel 422 a.C. Medma, insieme con Ipponio, attaccò la stessa Locri che, stando a Tucidide, dovette fronteggiare con le armi la rivolta delle sue subcolonie tirreniche. Probabilmente infatti Locri, alla vigilia della guerra del Peloponneso, aveva allestito flotte e approntato finanziamenti in aiuto di Sparta, facendo gravare sulle subcolonie oneri finanziari ed impegno bellico, mobilitando potenziale umano e provocandone così la reazione violenta.

Allo scopo di assicurarsi l’appoggio incontrastato di Locri, necessario alla sua azione espansionistica in Magna Grecia, il tiranno siracusano Dionisio I conquistò Medma (394 a.C.) che restituì al controllo locrese: ben quattromila Medmei furono deportati in massa nella città di Messana, distrutta dai Cartaginesi e ricostruita dal tiranno.

Ma la città sopravvisse per tutto il IV sec. a.C., sotto il dominio dei Brettii, continuando a battere moneta. Il centro fu forse abbandonato in concomitanza con le vicende della seconda guerra punica: quel che è certo è che esso non fu più occupato in età romana.

Pochi chilometri a sud di Medma sorgeva la città di Metauros, nel territorio dell’attuale Gioia Tauro, sulla riva destra del fiume Metauro, l’odierno Petrace. Stefano di Bisanzio la ritiene una colonia locrese, mentre Solino dice che era stata fondata dagli Zanclesi. La città doveva essere stata infatti una fondazione calcidese del VII secolo, probabilmente di Zancle secondo alcuni studiosi o di Zancle e di Reggio insieme secondo altri. Significativo, a questo riguardo, è il fatto che il poeta Stesicoro fosse ritenuto originario sia di Metauros che di Himera, un’altra celebre colonia di Zancle, nella Sicilia nord-occidentale. Inoltre, dal punto di vista archeologico, la necropoli dell’odierna Gioia Tauro evidenzia degli aspetti culturali sostanzialmente identici a quelli di Milazzo, altra colonia di Zancle.

Nel corso del VI secolo Metauro entrò nell’orbita politica di Locri, come attestano alcuni materiali di sicura provenienza locrese; mutò il nome in Matauros e finì con l’essere considerata una sub-colonia locrese, al pari delle vicine Medma e Ipponio.

La documentazione letteraria, quanto quella archeologica, non consente di ricostruire la storia di questa colonia oltre il V secolo a.C., quando Anassilao, tiranno di Reggio, nel tentativo di ampliare l’angusto territorio reggino ai danni dei confinanti territori locresi, pare avesse sferrato un attacco sul confine settentrionale tirrenico, in direzione proprio di Metauro, allo scopo di aprire ai Reggini l’accesso ad una parte della fertile pianura dell’odierna Gioia Tauro. Il ritrovamento infatti di una dedica ad Eracle Reggino, della prima metà del V secolo a. C., trovata nei pressi del fiume Petrace, attesterebbe il controllo di Reggio di questo confine tirrenico. 

 

FONTI LETTERARIE 

Diodoro, XIV 78, 5.

Ecateo, apud Stefano di Bisanzio, F.H.G., I, fr. 41=Jacoby, I, fr. 81.

Etym. Magnum, 581, 15.

Pseudo-Scilace, 12.

Pseudo-Scimno, vv. 307-308.

Solino, II 11.

Stefano di Bisanzio, s.v. Matauros.

Strabone, VI 1, 5 C 256.

Tucidide, V, 5, 3.  

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 

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BTCGI, s.v. Gioia Tauro, a cura di Soverini-Sabbione, VIII, Pisa-Roma, 1990, pp. 142-152.

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