LAOS
Le fonti letterarie menzionano Laos e Skydros come colonie o sub-colonie di Sibari sul versante tirrenico. Di Scidro si sa poco o nulla: essa viene citata in un passo di Erodoto, in un altro di Lico di Reggio riferito da Stefano di Bisanzio, da cui appare come una piccola borgata di scarsa importanza o, semplicemente, una base fortificata. La si vuole localizzata nei pressi dell’odierna Belvedere Marittimo. Più importante fu la colonia di Laos, che è stata localizzata con sufficiente precisione nei pressi della foce del fiume Lao, pochi chilometri a sud dell’odierna Scalea, sulla costa tirrenica settentrionale della Calabria. Strabone, nella sua descrizione dell’Italia meridionale, indica Laos come “colonia di Sibari, a 400 stadi da Velia”. Nella storia di questa colonia bisogna distinguere due fasi: la prima legata al periodo di massimo splendore della potenza sibarita; la seconda segnata dall’insediamento nella città di molti esuli della distrutta Sibari (510 a.C.), stando al racconto di Erodoto. Lo stretto rapporto tra Laos e Sibari è attestato dalla prima monetazione della sub-colonia tirrenica, da collocarsi dopo il 510 a.C., e cioè dai suoi stateri che mostrano un toro con una testa umana, personificazione probabilmente del locale dio fluviale (Lao). Nel 453 i superstiti Sibariti si riunirono per rifondare di nuovo la loro città. Attribuibile alla zecca di Laos è una moneta che fornisce la prova che i discendenti degli esuli del 510 a.C. provenivano da Laos: si tratta di un diobolo, coniato durante questa rifondazione, che presenta sul diritto un toro con il nome della città nella forma più recente di metà VI secolo e sul rovescio il nome di Sibari; i trioboli con il toro a volto umano di Laos sul diritto, e una ghianda (tipico di Sibari dopo il 510) sul rovescio con la doppia legenda. C’è poi anche un diobolo in argento commemorativo forse di un’alleanza tra Sibari, Laos e Poseidonia (anche questa sub-colonia sibarita), raffigurante Poseidon che scaglia il tridente e al rovescio un uccello, posteriore sempre al 510 a.C. Laos fu celebre anche per aver consacrato un tempio a Dracone, uno dei compagni di Ulisse: Strabone scrive, infatti, che l’oracolo aveva predetto agli Italioti che un giorno molta gente sarebbe perita presso “Draconte di Laos”; e quelli, ingannati dall’oracolo, dopo aver combattuto contro Laos, subirono una cattiva sorte da parte dei Lucani. L’oracolo si riferisce ad un famoso episodio dello scontro tra Turini e Lucani, avvenuto nel 389 a.C., proprio nei pressi del fiume Lao, allorché i Lucani batterono i Turini, che si gettarono a mare a nuoto e furono salvati da navi siracusane. In questa fase dunque Laos, che i Turini avevano cercato invano di conquistare, si trovava saldamente e già da qualche tempo in mano ai Lucani. Stando a Plinio il Vecchio e a Strabone, il confine interno tra Lucania e Brettii dovette essere stato fissato proprio al fiume Lao, che secondo la testimonianza di Antioco individuava i limiti settentrionali dell’Italia: la stessa funzione deve essere rimasta inalterata nel tempo se ancora oggi lo stesso fiume delimita, almeno parzialmente nel suo corso più alto, le regioni Calabria e Lucania. Gli scavi eseguiti nella località “Marcellina”, all’estremità sinistra della foce del fiume Lao, hanno portato alla luce un insediamento urbano; mancano, però, ritrovamenti riferibili al V sec. a.C., per cui alcuni studiosi ritengono che Marcellina rappresenti un altro nucleo, sito a ridosso dell’antica colonia, abitato dalla metà del IV secolo e abbandonato poi alla fine del successivo. Altri ritengono, invece, che proprio a Marcellina sia localizzabile l’antica Laos.
FONTI LETTERARIE
Antioco, FGH, 555 3c.
Diodoro, XIV 101-102.
Erodoto, VI 21.
Lico di Reggio, F.H.G., II, fr. I.
Plinio il Vecchio, N.H., III, 72.
Strabone, VI 1, 1 C 253; VI 1, 3-4-5.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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