CROTONE
La ricerca archeologica a Crotone ha permesso di documentarne la fondazione, presso la foce dell’Esaro, verso la fine del secolo VIII a.C. Sulla sua fondazione ci sono state tramandate notizie piuttosto particolareggiate, che sono tutte un intreccio di leggenda e storia. Crotone fu fondata da coloni provenienti dall’Acaia, nel Peloponneso, ed ebbe come ecista Miscello di Ripe. Tale tradizione di fondazione è rappresentata da Ippia di Reggio, Antioco di Siracusa in Strabone, e Diodoro Siculo. Miscello, su ordine dell’oracolo delfico, sarebbe giunto in Italia una prima volta per ispezionare i luoghi della futura colonia, ma, avendo visto Sibari già fondata e avendola ritenuta più vantaggiosa, sarebbe tornato indietro a chiedere se non fosse stato meglio fondare Sibari. Ma Apollo gli ribadisce l’ordine per il luogo prescelto; allora Miscello sarebbe tornato in Italia e avrebbe fondato Crotone. Tale tradizione cercava inoltre di creare una contemporaneità fra la fondazione di Crotone e quella di Siracusa: Miscello sarebbe stato aiutato, nella sua opera di fondazione, da Archia, il futuro ecista di Siracusa, che era approdato casualmente nello stesso posto mentre era in rotta verso la Sicilia. Ma una tale collaborazione fra gli ecisti di diverse colonie è un’evidente creazione letteraria. La tradizione dell’origine delfica di Crotone si combinò ben presto col mito di Eracle. Ovidio narra che Miscello si sarebbe recato a fondare Crotone per obbedire ad un ordine di Eracle; e, in effetti, sulle monete crotoniati del secolo V è effigiato Eracle con la leggenda “fondatore”. Il nome di Crotone era di solito fatto derivare da un eponimo, l’eroe Crotone, che sarebbe stato il primo fondatore della città. Una contemporaneità nella fondazione di Sibari e Crotone è suggerita dalla tradizione che attribuiva loro la data più bassa, cioè quella raccolta da Eusebio, che pone le due fondazioni nello stesso anno e cioè nel 709/708 a.C.; anche Dionigi di Alicarnasso riporta questa data dicendo che Crotone fu fondata nel terzo anno della XVII Olimpiade. Questi dati della tradizione storica vanno in buona parte accettati: il nome dell’ecista, Miscello, tramandatoci da molti autori, non deve essere un’invenzione; anzi, è lecito supporre che i coloni achei fondatori di Crotone provenissero proprio da Ripe, città natale del loro ecista. La fondazione della colonia dovette essere posteriore a quella di Sibari, ma, come appare evidente da tutta la tradizione storica, essa è posteriore di pochissimo. Tra la fine del VII-inizi VI sec. a.C. il dominio di Crotone si estese progressivamente fino al Neto, includendo centri quali Petelia (Strongoli) e Crimisa (Cirò) o le ancora ignote Chone e Macalla; sulla costa ionica diede vita al centro greco di Scillezio sul golfo omonimo e poi si spinse, più a sud, fino a Caulonia, anche se le fonti divergono sulla natura della sua fondazione come colonia achea o crotoniate. Sul versante tirrenico i Crotoniati fondarono la colonia di Terina, identificata con l’insediamento di Sant’Eufemia Vetere; estesero poi il loro dominio anche su Temesa, localizzata nei pressi della foce del Savuto. Sulle sponde del fiume Sagra, che Strabone dice genericamente scorrere fra Locri e l’antica Caulonia, si svolse, intorno alla metà del VI sec. a.C., una violenta battaglia fra Crotone e Locri, vinta dai secondi. Secondo la testimonianza di Trogo-Giustino, in sostanziale accordo con Strabone e Diodoro, i Crotoniati avrebbero mosso guerra ai Locresi, per punirli dell’aiuto portato a Siri che era stata attaccata da Crotone: nello scontro fra i due eserciti, Crotone subì una pesantissima sconfitta, mentre prodigiosa fu la vittoria dei Locresi. Dopo quella imprevista sconfitta, Crotone sarebbe caduta in uno stato di scoramento: la città si sarebbe indebolita, a detta di Strabone, e i Crotoniati si sarebbero infiacchiti e disinteressati alle pratiche militari, stando a Giustino. L’arrivo di Pitagora a Crotone, che aveva lasciato la sua patria Samo dopo l’avvento del tiranno Policrate, segnò una svolta decisiva durante il suo ventennale soggiorno (529-509 a.C.). Stando a Giustino, al suo arrivo Pitagora trovò i Crotoniati abbattuti per la recente sconfitta della Sagra e inclini a cercare nei godimenti la consolazione; sarebbe stato proprio il filosofo a risollevare le sorti di Crotone, fino a portare la città ad una rapida e crescente ascesa, tanto nella vita politica quanto in quella culturale, religiosa, agonale. Espressione della grande prosperità economica raggiunta da Crotone, intorno alla metà del VI secolo, è l’inizio delle emissioni monetarie: il tipo adottato dalla città fu il tripode, con una chiara allusione al culto di Apollo delfico, che aveva guidato il fondatore Miscello; compaiono poi anche altri simboli come l’airone, il granchio, il delfino, la lira. Nel 510 a.C. Crotone fu protagonista di una battaglia contro Sibari presso il fiume Traente. Infatti verso il 520 a.C. aveva preso il potere a Sibari, Teli, il quale, con l’aiuto dei ceti popolari, aveva esiliato cinquecento fra i più ricchi cittadini e ne aveva confiscato le proprietà. Gli esuli erano stati accolti da Crotone, ma Teli ne pretese presto la consegna. Stando a Diodoro, fu soprattutto Pitagora che influenzò la decisione dei Crotoniati di affrontare la guerra contro il tiranno. A determinare la sconfitta di Sibari sembrano essere stati il cedimento della numerosa cavalleria sibaritica e la rivolta civile che subito scoppiò a Sibari, con la conseguente eliminazione violenta di Teli e dei suoi sostenitori. Dopo la conquista di Sibari, Crotone dovette far fronte al problema della gestione delle terre sibaritiche, che fece esplodere forti contrasti fra il gruppo degli aderenti al pitagorismo, l’aristocrazia cittadina e la popolazione crotoniate. Tra la fine del VI e l’inizio del V sec. a.C., Cilone riuscì a far prevalere la volontà di lottizzazione delle terre conquistate, condivisa tanto dall’aristocrazia locale che dalla massa della popolazione bisognosa di terre: scoppiò così una violenta sommossa contro i pitagorici, contrari alla lottizzazione. Seguirono la crisi interna, l’uscita di Pitagora dalla città, la breve esperienza tirannica di Clinia. Ma verso la metà del V sec. a.C ebbe luogo a Crotone una nuova violenta sollevazione popolare contro i pitagorici. Infatti, i gruppi oligarchici dominanti avevano deciso di accogliere le richieste dei ceti popolari di un tipo di governo più moderato e aperto alle esigenze di tutte le categorie di cittadini; ma i pitagorici si sarebbero opposti violentemente, determinando lo scoppio della guerra civile e l’espulsione dei seguaci di Pitagora da Crotone. A carico di questi pitagorici esuli fu quindi intentato un procedimento giudiziario, la cui risoluzione arbitrale venne affidata ai delegati delle città di Taranto, Metaponto e Caulonia: questi, secondo Giamblico si sarebbero fatti corrompere e ciò consentì ai Crotoniati di mettere al bando gli esuli e di esiliare anche i loro parenti. Ma i disordini politici interni a Crotone e a tutta l’area crotoniate non cessarono, se si avvertì l’esigenza di un’opera di mediazione e pacificazione quale quella svolta dalle tre città achee di Magna Grecia, Crotone, Caulonia e Sibari, da cui prese l’avvio, entro il 430-420 a.C., la prima fase della Lega achea, secondo il racconto polibiano. Polibio racconta infatti che le tre città avrebbero dato vita ad una confederazione che, sul modello di quella achea di Grecia, aveva adottato istituzioni democratiche ed aveva il suo centro religioso ed amministrativo nel tempio di Zeus Homarios. Sotto l’anno 393 a.C., Diodoro attesta poi il passaggio dalla Lega achea alla Lega italiota, una vera e propria lega militare voluta dagli Italioti per difendersi dalla duplice minaccia rappresentata dall’espansione dei Lucani e dagli attacchi del tiranno siracusano Dionisio I. Stando a Giustino, Dionisio avrebbe attaccato Crotone, ma i Crotoniati avrebbero coraggiosamente resistito, nonostante il loro esiguo numero di fronte alle numerose truppe siracusane. Tale attacco di Dionisio I a Crotone nel 387/6 a.C. deve essere inserito nel corso della prima guerra del tiranno contro gli Italioti, e deve essere tenuto distinto dalla conquista della città verificata nel corso della seconda guerra di Dionisio I in Italia. Livio riferisce che Dionisio l’aveva ottenuta “con l’inganno”; Dionigi di Alicarnasso ricorda la conquista di Crotone come una delle ultime e più gravi rovine per le città italiote. La rinascita di Crotone avvenne sotto il giovane tiranno Dionisio II: la liberazione di Crotone che, secondo Dionigi di Alicarnasso era rimasta per dodici anni sotto il dominio di Dionisio I, deve essere avvenuta qualche anno dopo la morte del vecchio tiranno, e quindi proprio nei primi tempi del governo successivo. Diodoro riferisce che nel 325 a.C. si colloca un attacco dei Brettii a Crotone, la quale chiese aiuto a Siracusa: Agatocle, che faceva parte della spedizione siracusana, dopo la vittoriosa difesa della città, vi rimase cercando di impadronirsene, ma il tentativo fallì. Il secondo intervento di Agatocle a Crotone si pone nel 295 a.C., quando investì con un inatteso assedio la città, costringendola alla resa, saccheggiandola, facendo strage dei cittadini maschi e ponendovi un proprio presidio. Nel corso della guerra fra i Tarantini e i Romani della fine del 280 a.C., un corpo di Campani, posto dai Romani di guarnigione a Reggio, comandato da Decio Vibellio, sarebbe entrato a Crotone con il tradimento e l’avrebbe saccheggiata. All’inizio della seconda guerra punica, i Brettii, che si erano alleati con i Cartaginesi, arruolarono un esercito di quindicimila uomini e posero l’assedio a Crotone, stando al racconto di Livio. Seguirono la resa della città e il trasferimento di quasi tutta la massa della popolazione a Locri. Nel 212 a.C. tutta la costa greca, e quindi anche Crotone, si era piegata ad Annibale. Tra il 206-203 a.C. i Romani riconquistarono le città italiote alleate di Annibale; questi lasciò l’Italia salpando da Crotone. Ridotta nel territorio, nell’economia, nella potenza militare, nella popolazione, Crotone venne dedotta nel 194 a.C. dai Romani come colonia di cittadini romani. Livio riferisce che a fondare tale colonia furono i triumviri Gneo Ottavio, Lucio Emilio Paolo e Caio Letorio. Il tempio di Era Lacinia fu spogliato dai Romani perfino delle tegole marmoree: stando alle fonti, Q. Fulvio Flacco, nel 173 a.C., aveva prescelto le tegole dell’ Heraion per il tempio che egli andava erigendo a Roma. Ma la spoliazione del santuario crotoniate deve essere avvenuta progressivamente in tempi successivi. L’inconsistenza politica e demografica di Crotone, in totale declino economico, è attestata inoltre dall’assenza del suo nome dalla lista dei centri percorsi dall’ambasceria di Delfi agli inizi del II sec. a.C., sino poi a diventare una delle città achee “morte” di cui parla Strabone per l’epoca di Augusto.
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