Sistema Museale Virtuale della

Magna Graecia

Cerca nel sito Mappa del sito       English Regione Calabria Comunità Europea
Siti protostorici

LA PROTOSTORIA

L’età protostorica è quella compresa tra l’inizio della cosiddetta età del Bronzo (1600 a.C. circa) e gli inizi della colonizzazione ellenica (700 a.C. circa) e costituisce un ciclo storico a sé stante, con caratteristiche differenti sia rispetto alle età precedenti che a quelle successive. Ciò è determinato dal fatto che i ritrovamenti archeologici segnalano, già al principio dell’età del Bronzo, un abbandono pressoché totale dei siti abitati nelle età precedenti e la creazione di un numero elevato di nuovi insediamenti, dissimili tanto nei criteri della scelta dei luoghi quanto nell’impianto strutturale.

Per quanto riguarda l’antica età del Bronzo, i ritrovamenti sono parziali e incompleti, ma spingono ad affermare che essa chiuse un periodo di grande instabilità demografica, risalente agli inizi dell’età eneolitica, per aprire un’epoca contraddistinta da insediamenti maggiormente consolidati: già a partire dagli inizi del Bronzo medio, infatti, un buon numero di siti diviene stabile e si manterrà in vita per più secoli.

Rispetto al passato, mutano anche le caratteristiche strutturali degli insediamenti, dal momento che, oltre ad aumentare considerevolmente sia in numero che in consistenza archeologica, la scelta dei siti ricade con sempre maggiore evidenza su quelli d’altura, cioè su pianori naturalmente sopraelevati e difesi. Frequentemente gli insediamenti erano difesi anche da opere di fortificazione, spesso nella modalità del muraglione di pietrame a secco.

Anche l’occupazione generale del territorio sembra rispondere alle esigenze di controllo che sono alla base della scelta di siti su alture: l’esplorazione archeologica intorno al golfo di Sibari, ad esempio, ha dimostrato come, in questo periodo, gli stanziamenti si collochino l’uno accanto all’altro in un’unica fila, lungo i rilievi prospicienti la costa, a distanza di 2, 3, 4, 6 chilometri l’uno dall’altro, ciascuno sulla cresta di una collina e con la possibilità di fruire di due tra i numerosi corsi d’acqua che attraversano la zona.

Il periodo successivo, quello dell’età del Bronzo finale (1150-900 a.C.), sembra costituire in Calabria una fase di assestamento e di sospensione. Ciò si verifica anche per l’esaurirsi dei contatti con il mondo miceneo, causati da motivazioni estranee all’ambito locale e derivanti dal mondo egeo: ci si riferisce, infatti, al terribile periodo di crisi successivo alla distruzione dei palazzi micenei, dovuta probabilmente a cause naturali, e alla loro mancata ricostruzione, che portò ad un arretramento generale delle condizioni economiche e culturali. Tali eventi ebbero dunque notevoli ripercussioni in tutte le terre toccate dai commerci micenei, e perciò anche in Calabria, orientando i contatti verso il Nord, cioè verso l’area padana e l’Europa Centrale. Ciò appare particolarmente evidente se si prendono in considerazione i manufatti in bronzo ed in ceramica ritrovati in questo periodo, caratterizzati, particolarmente questi ultimi, da decorazioni simili in tutto a quelle delle regioni dell’Italia settentrionale.

Bisogna tuttavia sottolineare che in Calabria non ci troviamo dinanzi ad un mutamento improvviso e radicale delle condizioni di vita degli insediamenti, quanto piuttosto ad uno sviluppo di linee già presenti nel periodo precedente. Ciò è dimostrato dalla persistenza, pur se in modeste quantità, di ceramica tornita e dipinta che continua ad essere derivata dalle fabbriche di tipo miceneo e dal prolungarsi nel tempo dell’uso di grandi contenitori in argilla per le derrate alimentari (dolii) che dimostrano una continuità anche di tipo economico e tecnologico con l’età del Bronzo medio.

Il passaggio all’età del Ferro segna un mutamento considerevole, anche nella quantità e qualità dei reperti ritrovati dagli archeologi. Infatti essi sono di gran lunga più numerosi e provengono nella loro quasi totalità da corredi funerari. Per quel che riguarda l’epoca più antica (900-800 a.C.) sono tre le necropoli che ci hanno fornito la documentazione archeologica: Torre Galli, presso Tropea, S. Onofrio di Roccella Jonica e Castiglione di Paludi presso Rossano Calabro. L’analisi di tali siti, ha evidenziato un quadro culturale abbastanza omogeneo, con una grande prevalenza di tombe a fossa. Nelle necropoli, è risultata evidente una grande quantità di reperti in ferro, a volte superiori per numero e varietà tipologica a quelli in bronzo, pur presenti. Ciò si generalizza già nella prima metà dell’ VIII secolo a.C., allorché non soltanto la totalità degli utensili ma anche la maggior parte delle armi e un considerevole numero di fibule è realizzato nel nuovo metallo. Negli ultimi anni, inoltre, gli scavi archeologici hanno portato alla luce una forgia nell’abitato di Broglio di Trebisacce, che ha probabilmente rafforzato il ruolo dominante di tale centro all’interno del proprio territorio.

L’introduzione precoce e massiccia del ferro in Calabria appare testimoniata, oltre che dai reperti archeologici, anche dalle fonti letterarie: nel I libro dell’Odissea, infatti, la dea Atena, che ha preso le sembianze del signore dei Tafi, il re Mente, dice di essere diretta a Temesaper prender bronzo”, offrendo in cambio “ferro lucente”. Il convergere, dunque, di testimonianze di diversa tipologia avvalora l’ipotesi in base alla quale già a partire dal IX secolo si instaurarono rapporti commerciali con il Mediterraneo orientale. Nel corso del secolo successivo, poi, tali contatti si intensificarono moltissimo e svolsero un essenziale funzione di preparazione rispetto agli stanziamenti e alle conquiste proprie dell’età della colonizzazione.

In base ai ritrovamenti archeologici delle necropoli dell’età del Ferro, si può infatti ipotizzare l’allargamento e l’arricchimento delle classi sociali dominanti, nelle quali i navigatori egei cercarono gli interlocutori economici e politici: vista in tal senso, la fondazione delle colonie calabresi di Reggio, Sibari, Crotone e Locri, tra gli ultimi decenni dell’VIII e i primi del VII secolo a.C., non si presenta più come la sovrapposizione di elementi esterni che muta radicalmente una situazione storica, che avrebbe portato altrove il suo corso, ma come il risultato naturale di un processo che ha le sue premesse nell’intensificarsi dei contatti e le sue conclusioni nella fondazione delle polis coloniali.  

HOME