Sistema Museale Virtuale della

Magna Graecia

Cerca nel sito Mappa del sito       English Regione Calabria Comunità Europea

IL TEATRO

Il teatro di Locri fu identificato e saggiato nel 1940 da P. E. Arias, messo in luce in tutta la sua estensione da A. de Franciscis alla fine degli anni ’50 e nuovamente indagato da C. Parra nel 1976.
Esso è realizzato sfruttando una concavità naturale alle pendici dell’altura di Cusemi, immediatamente al di sotto del tempio di Casa Marafioti, nell’attuale contrada Pirettina. La scelta fu dettata dall’ottima acustica naturale del sito, come dimostra ancora oggi la notevole eco che si avverte se ci si pone nella parte centrale dell’orchestra, e dalla possibilità di ricavare agevolmente i gradini della cavea nella tenerissima arenaria del pendio, secondo un sistema ampiamente diffuso nel mondo greco.
L’esistenza, a valle del teatro, di un settore di abitato rientrante nell’impianto urbanistico regolare ben noto nella zona costiera, attesta che il teatro non era legato all’agorà, che comunque non doveva sorgere lontano, forse più ad ovest. Era, tuttavia, un edificio importante per la vita pubblica, in quanto sede non solo degli spettacoli teatrali, ma anche delle riunioni politiche dell’assemblea generale dei cittadini.
Quest’ultima circostanza mette in rapporto la costruzione del teatro con l’introduzione a Locri di ordinamenti democratici, successiva alla cacciata del tiranno siracusano Dionisio II nel 346 a.C., e suggerisce una datazione per l’impianto generale del teatro stesso alla metà del IV secolo a.C.
Tale cronologia è confermata dal materiale più antico rinvenuto al teatro, ovverosia alcune antefisse per la decorazione dei coppi sul ciglio del tetto a testa di Sileno, che forse decoravano una scena costruita ancora completamente in legno.
Grazie ai resti delle fondazioni in blocchi di arenaria, si può ricostruire l’edificio scenico, dove si svolgeva la rappresentazione drammatica, posto a valle di fronte alla concavità del teatro. Esso risulta costituito da uno spazio rettangolare per il palcoscenico (proskenion), inquadrato da due ali (paraskenia), con alle spalle un ambiente allungato.
A monte della scena è lo spazio dell’orchestra, a “ferro di cavallo”, dove si svolgevano i movimenti e le danze del coro, il cui diametro originario è sconosciuto, in quanto quello attuale, di 37 m, risale alla fase romana.
Attorno all’orchestra correva una canaletta coperta di lastre di pietra (euripos) in cui si raccoglievano le acque defluenti dalle gradinate.
La cavea (koilon), costituita da gradoni in parte tagliati nel pendio arenaceo e in parte sistemati con lastre della stessa arenaria, era suddivisa in sette cunei (kerkides) mediante sei scalette (klimakes), che consentivano di accedere a ciascun ordine di posti, mentre una partizione orizzontale (diazoma) separava le gradinate poste più in alto (epitheatron), oggi cancellate dall’erosione della collina. E’ stato calcolato che la capienza si aggirasse sui 4.500 spettatori.
In età romana si rese necessario un adeguamento al diverso tipo di spettacoli venuti di moda. Furono eliminate le file più basse di gradini e fu costruito un alto muro semicircolare in blocchi di calcare a protezione degli spettatori durante le lotte di gladiatori o i combattimenti tra uomini e animali, spettacoli che di solito si svolgevano negli anfiteatri.
Alle spalle del muro continuo furono realizzati tre vani di servizio, di cui si conserva quello centrale. A sud dell’edificio scenico fu aggiunta una vasca intonacata, forse una fontana e, nella parte alta della cavea, con muretti radiali di supporto ai sedili in legno, furono restaurate le gradinate, già in antico degradate. Infine, furono predisposti incassi per travi verticali che sostenevano un velum in modo da riparare gli spettatori dal sole.
Questa serie di rimaneggiamenti dimostra il perdurare anche in età romana di una certa floridezza della città, che evidentemente continuava ad avere la necessità di strutture associative complesse ed era in grado di sostenere le spese per l’allestimento di spettacoli costosi.

HOME