LE AREE DI NECROPOLI DI ETA' GRECA
Le necropoli locresi erano distribuite ai margini dell’area urbana, al di fuori della cinta muraria, secondo un’organizzazione spaziale tipica delle antiche città greche, che prevedeva, sin dal momento della fondazione della colonia, una netta separazione fra "la città dei vivi", lo spazio urbano vero e proprio, e la "città dei morti", lo spazio destinato alle sepolture. I collegamenti erano assicurati dalle strade che dalla città uscivano verso il territorio circostante (la chora): ad esempio le necropoli di Parapezza e Lucifero erano raggiungibili attraverso la grande strada (plateia) che dal quartiere di Centocamere correva sino al santuario di Marasà per uscire verso la campagna dalla porta di Parapezza. Le tombe erano di struttura molto semplice: il corpo veniva inumato in una fossa variamente protetta oppure bruciato e i resti della combustione deposti nel terreno o raccolti in un contenitore di ceramica. Sopra la tomba veniva posto, come segnacolo, un piccolo cippo o un oggetto rituale (un grande vaso figurato o un altarino in terracotta). Accanto al corpo era deposto un corredo funerario composto di materiali di varia natura: vasi, oggetti di ornamento personale, strumenti di lavoro, statuette. Questi oggetti accompagnavano il defunto nel suo soggiorno nell’oltretomba, richiamando simbolicamente la vita terrena.
LA NECROPOLI DI LUCIFERO
La necropoli di Lucifero, posta a circa 500 metri a NE della città antica, oltre l’omonimo torrente, fu scavata negli anni 1910-1915 da Paolo Orsi, il quale individuò circa 1700 tombe, databili tra la fine dell’VIII e l’inizio del II secolo a.C., ma concentrate soprattutto fra V e IV secolo a.C.
Le tombe più diffuse sono quelle ad inumazione, con il cadavere deposto in una semplice fossa scavata nel terreno sabbioso, con le pareti talvolta foderate di argilla o rivestite di altri materiali di reimpiego. La fossa poteva essere coperta da un piano di grandi tegoloni con coppi alle giunture, oppure, a partire dal V secolo a.C., da tegoloni disposti "alla cappuccina", cioè a doppio spiovente, o ancora da grandi laterizi curvilinei, ideati per il rivestimento dei pozzi ma reimpiegati per una "copertura a semibotte".
LA NECROPOLI DI PARAPEZZA
La necropoli di Parapezza, ubicata tra la necropoli di Lucifero e il tratto verso mare delle mura che cingevano ad Est la città, è stata parzialmente indagata nel 1979 con una campagna di scavo che mise in luce oltre 200 tombe, appartenenti a due fasi cronologiche distinte, l’una arcaica (VI secolo a.C.) e l’altra ellenistica (III-II secolo a.C.).
Sono presenti tombe ad inumazione simili a quelle già descritte; solo in un caso compare un eccezionale rivestimento di lastre di pietra. In età arcaica compaiono anche tombe ad incinerazione entro grandi contenitori di ceramica, soprattutto anfore da trasporto, hydriai per l’acqua e chytrai globulari per la cottura di cibi.
ALTRI SETTORI DI NECROPOLI
Una necropoli greca è stata individuata in contrada Tribona, nel settore extraurbano opposto alle necropoli di Parapezza e Lucifero, mentre più a monte di queste ultime, in un’area non lontano dallo sbocco del Dromo (che corrisponde all’antica plateia, la grande strada che collegava l’area collinare con quella pianeggiante), è stata intercettata la necropoli di Monaci. Sempre in prossimità del Dromo, nell’attuale contrada Faraone, oltre ad alcune tombe, è stato trovato un piccolo frontone in calcare databile tra IV e III secolo a.C. e pertinente ad un’edicola funeraria, il quale rappresenta l’unica testimonianza di tomba monumentale a Locri. La presenza, in zona, di tombe il cui impegno architettonico stava a simboleggiare il prestigio goduto in vita dal defunto, è anche attestata dal rinvenimento di una statua acefala in marmo databile al IV-III sec. a.C. e pertinente con probabilità alla decorazione di un monumento funerario.