IL SANTUARIO DELLA MANNELLA
Il santuario della Mannella sorgeva presso il vallone ai piedi della collina omonima, su una stretta terrazza immediatamente al di fuori delle mura di cinta della città, non lontano da un varco che consentiva l’accesso dei fedeli all’area sacra. Esso doveva caratterizzarsi per la presenza di piccoli sacelli (edifici per il culto) e thesauroi (edifici per conservare doni votivi), in quanto il limitato spazio non consentiva l'erezione di un tempio monumentale, del resto non necessario al culto di una divinità infera, quale era Persefone, secondo quanto attestato anche in altre località greche. La dea vi era venerata non solo in quanto sposa di Hades e regina dell’oltretomba, ma come protettrice della fertilità della natura e dell’uomo, funzione mutuata dalla madre Demetra cui i Greci attribuivano l’invenzione dell’agricoltura.
Fu P. Orsi che lo indagò tra il 1908 e il 1991, riconoscendovi il Persephoneion (santuario di Persefone) locrese, celebrato sin dall'antichità come il più illustre santuario della Magna Grecia. Egli vi rinvenne una delle più ricche e significative stipi della Magna Grecia, contenente ex-voto di varia natura (statuette e rilievi in terracotta, ceramiche, armi e vasi in bronzo), offerte alla dea e poi scaricati a ricolmare un ampio spazio fra due strutture di contenimento in occasione di una ristrutturazione nella seconda metà del V secolo a.C.
Tali oggetti testimoniano una frequentazione del santuario a partire dal VII secolo a.C. per tutto il VI e la prima metà del secolo successivo. Dopo la ristrutturazione, esso doveva essere ancora fiorente, come attestano anche le fonti letterarie, che lo ricordano come oggetto di depredazione da parte di Dionisio II (intorno al 360 a.C.), di Pirro (nel 276 a.C.) e del comandante romano Pleminio, luogotenente di Scipione, dopo la cacciata da Locri dei Cartaginesi, durante la II guerra punica (205 a.C.).