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I SANTUARI DI LOCRI EPIZEFIRI 

 

La colonia di Locri era ricca di santuari, come richiedeva un tipo di religiosità politeista che prevedeva non solo il culto di più divinità, ma anche di una stessa divinità venerata nei suoi molteplici aspetti. Tali santuari erano distribuiti diffusamente sia nel settore pianeggiante che in quello collinare della città ed erano localizzati sia all'esterno che all'interno della cinta muraria.

I santuari sinora accertati in area urbana, dedicati alle divinità protettrici della città, fiancheggiavano il lato interno del tratto nord-orientale delle mura urbiche, costituendo probabilmente una sorta di cintura sacra di protezione alla cortina stessa. Questi santuari erano rappresentativi della ricchezza politica ed economica raggiunta dalla colonia, ed infatti erano dotati di templi monumentali di grande impegno architettonico, quali il tempio ionico di Marasà ed il tempio dorico di casa Marafioti; anche il tempio di Atena sembra aver avuto una monumentalizzazione almeno in IV secolo a.C..

Il rinvenimento, entro una teca in pietra, di tabelle bronzee con iscritti i rendiconti finanziari del santuario di Zeus Olimpio, testimonia, infine, l’esistenza di aree sacre destinate non solo a funzioni religiose ma anche allo svolgimento di attività legate alla gestione finanziaria ed amministrativa del tempio, la quale spesso si intrecciava con la vita economica della città.

I santuari rinvenuti all’esterno dell’area urbana, disposti immediatamente al di fuori delle mura, soddisfacevano, invece, esigenze di culto diverse. Accomunate dall’assenza di sistemazione monumentale, la loro ricchezza è testimoniata dal numero straordinariamente alto di ex-voto in esse rinvenuti. Il più celebre di esse è il santuario del colle della Mannella, dedicato a Persefone, protettrice delle attività agricole. Più a valle vi era il santuario di Grotta Caruso, sorto attorno ad una sorgente d’acqua naturale, e sede di un culto delle Ninfe e di tutte le divinità connesse con il mondo agreste.

Nella piana costiera, in contrada Parapezza, poco lontano dalle necropoli, sorgeva, invece, un santuario di Demetra; nelle vicinanze è stata rinvenuta una stipe colma di rilievi raffiguranti Zeus, venerato qui nel suo aspetto infero e quale protettore delle mura.

All’esterno del settore meridionale della città, lungo la linea di costa e nei pressi della zona portuale, sorgeva, infine, un’area sacra ad Afrodite, venerata come protettrice dei naviganti e del mare.

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