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Magna Graecia

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CONTRADA MARASA'

 

Il santuario di Marasą sorgeva nella parte pianeggiante dell’area urbana, a ridosso della cortina muraria che cingeva la cittą a Nord-Est e a breve distanza dall’angolo con il tratto di mura parallelo alla linea di costa. Si trattava di una delle pił importanti aree sacre di Locri Epizefiri, tanto da essere probabilmente la prima ad assumere forma monumentale: il tempio che la caratterizzava, ben visibile da ogni punto della cittą e dalla linea di costa, doveva simboleggiare con la sua magnificenza il grado di potenza raggiunto dalla polis. I primi scavi furono effettuati nel 1889-90 da una missione italo tedesca guidata da P. Orsi e da E. Petersen; le indagini furono poi riprese nel 1955-57 da A. de Franciscis. Non vi sono elementi precisi per indicare la divinitą cui il santuario era consacrato, forse Afrodite, venerata probabilmente secondo forme di culto diverse da quelle praticate nell’area sacra ad Afrodite presso la zona litoranea all’esterno delle mura tra Centocamere e Marasą Sud. Contribuisce a tale identificazione la circostanza che al tempio ionico di Marasą sia stato ricondotto il “Trono Ludovisi”, un celebre rilievo in marmo rinvenuto nell’800 nei giardini della villa Ludovisi ed ora al Museo Nazionale Romano, il quale reca raffigurata, almeno secondo una delle ipotesi pił accreditate, la nascita di Afrodite dal mare, e, sui lati, una donna velata che brucia dell’incenso ed una fanciulla nuda che suona il flauto, simboli dei due aspetti dell’amore su cui regna Afrodite, quello legato alle strutture familiari della societą (la sposa) e quello libero e non codificato dal matrimonio (l’etéra). Ritenuto sulla base di considerazioni stilistiche un’opera prodotta a Locri intorno al 470-450 a.C. e trasportata a Roma forse nel I secolo a.C., il “Trono Ludovisi” č stato interpretato come il rivestimento o del parapetto del bothros (fossa votiva) scavato al centro della cella del tempio - forse funzionale a cerimonie rievocatrici della mitica emersione di Afrodite dal mare - (M. Guarducci) oppure di uno dei lati brevi del grande altare di Marasą (G. Gullini).

 

IL TEMPIO ARCAICO

Gią frequentata nel corso del VII secolo a.C., l’area di Marasą fu interessata dalla costruzione di un edificio sacro tra la fine di tale secolo e l’inizio del successivo. Esso consisteva in un semplice oikos, una cella allungata (m 22 x 8 circa) distinta in due navate e dotata di un vestibolo, il pronaos, aperto verso Est. Tale edificio fu realizzato utilizzando per le fondazioni blocchi di arenaria giallastra locale, per l’elevato mattone crudo. A questa fase del santuario appartengono anche alcuni basamenti in blocchi di arenaria di varie dimensioni, interpretabili come altari e sostegni per offerte votive. Essi presentano un orientamento diverso da quello del tempio; entrambi gli orientamenti non coincidono con quello delle mura e del tessuto urbano, forse perché rispondenti a ragioni di natura sacrale non meglio specificabili. Verso la metą del VI secolo a.C. l’edificio sacro originario subģ una radicale trasformazione: la cella fu rinforzata rivestendone gli spigoli esterni di lastre di calcare, fu dotata di un nuovo colonnato centrale, sempre in legno ma su basi di calcare, e soprattutto fu circondata da un colonnato, la peristasis, costituita da 6 colonne sui lati brevi e 14 sui lunghi, per una dimensione di 17 x 35 m circa. Una fila di 4 colonne fu aggiunta sia tra il muro di fondo della cella e il lato occidentale della peristasi, sia tra il lato orientale di questa e il pronao.

 

IL TEMPIO IONICO

Nella prima metą del V secolo a.C. il tempio arcaico fu abbattuto e sostituito con un tempio pił grande (m 45,5 x 19,8), di ordine ionico, interamente costruito in blocchi di calcare di ottima qualitą, chiaro e compatto, che alcuni studiosi ritengono importato da Siracusa, altri proveniente da cave della zona. Non fu mantenuto l’orientamento del tempio arcaico, ma fu assunto quello dei basamenti, sostituiti da un grande altare sempre in calcare. La cella fu dotata di un pronaos antistante e di un opistodomo retrostante, entrambi con due colonne fra le ante. Nello spessore dei muri tra pronao e cella erano inserite le scale di servizio per accedere al tetto. All’interno fu eliminato il colonnato sull’asse longitudinale, mentre al centro fu scavato sotto il livello del pavimento un bothros (una fossa con funzione cultuale), rivestito da tre grandi lastre di calcare infisse verticalmente nel terreno. La peristasi fu realizzata con colonne di calcare, 17 sui lati lunghi e 6 (o forse 8) sulla fronte, alte tra gli 11 e i 12 m, con base e capitello ionico a volute. Sopra le colonne vi era un epistilio con architrave a tre fasce lisce e, in sostituzione del canonico fregio, una fascia di dentelli. Il cornicione (geison) sui lati lunghi era sormontato da sime con gocciolatoi a testa leonina, rinvenute reimpiegate nella «Casa dei leoni» di Marasą Sud. Si conserva la decorazione del frontone occidentale, rappresentata dalle due celeberrime statue in marmo dei Dioscuri, esposte al Museo di Reggio Calabria. Il tempio di Marasą si inserisce nella tradizione costruttiva sviluppatasi nell’isola di Samo ed elaborata in Occidente soprattutto a Siracusa. G. Gullini ha formulato l’ipotesi che sia stato realizzato da architetti e maestranze siracusane che avrebbero lavorato a Locri intorno al 470 a.C. su iniziativa del tiranno di Siracusa Ierone. F. Costabile ha invece proposto un’attribuzione ad officine locali, pur sempre operanti sulla scia della tradizione architettonica samia.

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