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CASE E OFFICINE A CENTOCAMERE

 

Il quartiere di Centocamere si trova nel settore pianeggiante della città, non lontano dalla linea di costa e a ridosso del tratto di cinta muraria che a questa correva parallela. Gli scavi degli anni '60 e '70 e gli interventi di restauro degli anni '90 hanno offerto una gran mole di dati non solo sull’organizzazione urbanistica della città ma anche sull’aspetto degli edifici privati. Accanto o inseriti nelle unità abitative, sono talvolta emersi dei laboratori artigianali per la lavorazione dell’argilla, cui si affiancavano, probabilmente, le botteghe per la vendita dei prodotti finiti.


Le case. In conseguenza delle caratteristiche periferiche dei quartieri di Centocamere, destinati ad un ceto artigianale, le case si presentano di dimensioni modeste ed organizzate secondo uno schema semplice e funzionale, il quale prevede una serie di spazi coperti distribuiti attorno ad un’area scoperta spesso di una certa estensione, il cortile. Si tratta di una tipologia planimetrica molto diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, dettata dalla molteplicità di funzioni del cortile: disimpegno dei vani articolati attorno ad esso (nel caso in cui si trovasse in posizione centrale) ed elemento capace di isolare i vani abitativi (quando si trovava di fronte ad essi ed affacciato sulla strada), esso era sede di tutte le attività domestiche (basti pensare che, per ragioni di sicurezza, era all’esterno che si cucinavano i cibi) e dunque vi si svolgeva gran parte della vita quotidiana. Oltre ad essere parzialmente adibito ad orti e giardini, il cortile poteva essere occupato da strutture leggere in materiale deperibile quali tettoie, recinti per animali, verande. Antistante al cortile vi era di frequente un piccolo portico, ancora ben attestato oggi nelle case rurali mediterranee.
La funzione dei vani è difficile da stabilire, a meno che qualche particolare costruttivo o gli oggetti rinvenuti offrano degli indizi: alcuni erano adibiti a camere da letto, altri a consumare i pasti, ed eccezionali erano gli ambienti di rappresentanza.
Quanto alla tecnica edilizia, le abitazioni erano costruite utilizzando per l'elevato il mattone crudo (ovverosia semplicemente cotto al sole), protetto dall'umidità attraverso la realizzazione di una fondazione ed uno zoccolo in pietra ed in laterizi e grazie a un rivestimento delle pareti esterne con uno strato di argilla o con intonaco vero e proprio. I tetti erano invece realizzati con tegole e coppi in argilla cotta in modo da resistere all'acqua piovana.


Le officine ceramiche. Un settore dell’abitato di Centocamere venne scelto dai Locresi per installarvi il "ceramico", ovverosia il quartiere in cui si svolgevano tutte le attività connesse con la produzione di manufatti in terracotta. La zona di Centocamere presentava il requisito principale per essere sede di un quartiere artigianale, ovverosia la collocazione periferica, vicino alle porte urbiche, la quale consentiva un più agevole rifornimento delle materie prime e una migliore dispersione dei fumi delle fornaci.
Di tale ceramico, sorto in età arcaica, si possiede un’ampia documentazione relativa soprattutto all’età ellenistica e costituita sostanzialmente dal rinvenimento di ben 18 fornaci, di forma e dimensioni diverse a seconda dei manufatti che dovevano cuocere. In generale le fornaci più piccole servivano per statuette a vasellame di ridotte dimensioni mentre le fornaci più grandi per grandi contenitori e laterizi.
Tali fornaci erano comunemente inserite in complessi ed estesi impianti produttivi, resi necessari dalla molteplicità delle fasi attraverso cui avveniva la lavorazione dell’argilla. Non è infrequente che i laboratori fossero affiancati da ambienti dove gli artigiani vivevano con la famiglia, i cui membri erano spesso coinvolti nelle attività lavorative; spesso erano anche affiancati da vani-bottega, per esporre e vendere i propri prodotti.


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