AREA SACRA AD AFRODITE A CENTOCAMERE E MARASA' SUD
All'esterno del braccio di mura che corre parallelo alla linea di costa, in prossimità dell' abitato di Centocamere, sorgeva un complesso cultuale incentrato sulla cosiddetta "stoà ad U" e su un piccolo tempietto (sacello).
La divinità venerata era Afrodite, e data l'ubicazione dei due edifici in prossimità del mare e nelle vicinanze di un probabile approdo, si pụ pensare ad un culto della dea come protettrice dei naviganti e del mare.
La stoà era un edificio porticato detto "a U" perché questa è la forma che assumono i tre lati da cui è costituita, rappresentati quello breve, a monte, da un portico, quelli lunghi, diretti verso il mare, da una serie di ambienti dotati di un portico antistante. Il tutto andava ad affacciarsi su un ampio cortile centrale, delimitato verso mare da un muretto o un altro portico.
La stoà conobbe due fasi costruttive :un originario edificio, databile alla fine del VII-inizi del VI secolo a.C., venne ampliato alla metà del VI secolo a.C., raggiungendo le dimensioni di circa 55 x 66 m ed un totale di 11 ambienti per lato di circa 7 m x 5 m.
Al momento di erigere le mura urbiche verso mare, venne tracciata una rientranza rispetto all’allineamento previsto, in modo da rispettare la stoà, lasciandola peṛ, per ragioni sacrali, fuori dall’area urbana.
La stoà rimase in vita sino alla metà del IV secolo a.C. e fu sostituita da una struttura sempre porticata distrutta all’inizio del III sec. a.C., quando la ricostruzione ellenistica delle mura comporṭ l'eliminazione della rientranza e l’erezione di un tratto di cortina sull’allineamento principale della cinta muraria.
Nell’ampio cortile all’interno della stoà furono scavate, per tutto il periodo di vita dell’edificio, quasi quattrocento piccole fosse (bothroi), all’interno delle quali venivano gettati frammenti di ex-voto e resti di sacrifici e di pasto.
Alcuni particolari planimetrici degli ambienti inducono ad identificarli con sale da banchetto dotate di letti tricliniari addossati alle pareti. La stoà, dunque, sarebbe stata sede di cerimonie sacre che prevedevano dei banchetti comuni, cui potevano partecipare, in occasione di feste periodiche, quasi duecento persone.
Questi pasti cerimoniali sono forse da connettere alla prostituzione sacra ad Afrodite, rituale testimoniato a Locri dalle fonti storiche antiche e, secondo alcuni studiosi, esercitato proprio nella stoà ad U.
Ad oriente della "stoà ad U", a Marasà Sud, immediatamente al di fuori delle mura, è stato messo in luce un sacello (piccolo tempio), dedicato anch’esso ad Afrodite. Esso venne realizzato fra il 550 e il 480 a.C. e distrutto, insieme con la stoà, a metà del IV sec. a.C., probabilmente in coincidenza con la cacciata da Locri del tiranno Dionisio II (346 a.C.). Era di forma rettangolare (m 13 x 5,3), diviso in tre ambienti e un originario ingresso non in asse che si apriva su un pronaos, un vestibolo, sostituito da un altro ingresso sul lato lungo orientale con antistante un vano o un recinto scoperto.
Dopo la metà del IV, al di sopra del sacello, venne costruito un nuovo edificio, con orientamento diverso dal precedente, denominato "Casa dei leoni" per via del rinvenimento di eccezionali lastre di gronda in calcare con gocciolatoio a testa di leone, appartenute in origine al tempio di Marasà e, una volta cadute, utilizzate come materiale di reimpiego nel cortile della casa.
Tale edificio era sede del culto di Adone, giovinetto amato da Afrodite e venerato esclusivamente da donne in cerimonie notturne svolte in case sacre; probabilmente fungeva anche da residenza per le sacerdotesse preposte a tale culto, e a questo si deve forse l’aspetto di una grande residenza privata ellenistica (circa 400 mq), con decorazioni architettoniche in stucco dipinto, nonché pareti e pavimenti accuratamente rifiniti.
Nella prima metà del III sec. a.C. la casa venne distrutta nel corso dei lavori di rafforzamento della cinta muraria, quando si rese necessario assicurare la difendibilità delle mura annullando gli edifici addossati al loro lato esterno.